Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
I miei amanti servi che, come pecore del mio ovile, conobbero la voce di me suo pastore, li conduco in pascoli ameni; ed esse pecore mie sono grasse, morbide, perché pascolano nei verdeggianti e fioriti prati dell’amor mio (II 303).
Penso che tutti noi, per stare comodi, cerchiamo negli oggetti che ci servono una certa morbidezza, nel letto in particolare, per non ammaccare qualche parte del nostro corpo. Ma nella famiglia di Nazaret non c’è stata, anche per scelta di Dio stesso che volle nascere povero. Abbiamo quindi un invito a questa austerità per l’anima innamorata di Dio e, in particolare, per chi ha scelto lo stato religioso.
«Mentre che così se ne stava, partorì il suo caro puttino, non in morbido letto, ma sulla nuda terra» (I 151). «Quella città tanto favorita da Dio con la sua presenza e di sua Madre, e non trovar albergo? Oh quanti peccatori stavano nei morbidi letti, in camere, e la regina degli angioli con lo stesso Dio se ne sta in povera stalla!» (I 150); «Eppur ero Dio, e vedevo gli addobbati palazzi, le ricche camere degli uomini peccatori, i morbidi letti, le deliziosissime mense preparate con cibi, con vini squisiti, vestimenti di porpora, con tant’altre delizie» (III 165). «E quando, o religiose, avrete contemplato la povertà di Gesù e di Maria, ognuna di voi rimiri la propria cella piena di ricchezze; troverà ogni comodo: celle tappezzate, casse piene, letti morbidi, veste sopra veste, cibi delicati, quadri sopra quadri» (I 154). «O vergini consacrate a Dio, se volete trovar il vostro Sposo in rose, trovatelo prima nelle spine. E se volete letto morbido, collocatevi nella croce, nelle spine. Oh, quanto è dolce cosa l’imitazione di Cristo!» (IV 170).
Parla Dio: «E se i miei cari amici hanno da rendere frutto, bisogna ch’io li adacqui, tenendoli morbidi acciò facciano frutto; come faranno quelli che lontani sono dalle mie grazie, aridi, secchi, senza umore di carità e amore?» (II 323). «E per la morbidezza che hanno delle grazie mie sono sempre fertilissimi, dando a me frutti di perfezione» (II 356). «E come faranno quelli che tengono i suoi corpi morbidi dandoli ogni comodo, volendo tutte le cose al senso e alla carne?» (II 369). «Ha il celeste Signor e Dio nostro molti giardini, che sono le anime nostre: li ha dati in custodia alla ragione acciò sia diligente giardiniero. Questo giardino è un terreno grasso, morbido, ma se il giardiniero della ragione non sarà vigilante, andrà in sterminio» (II 91). «Se un puledro morbido per domarlo ha bisogno di morso, bastone e speroni ai fianchi, e tu [eretico] hai ardire di predicare carnalità, sensualità e libertà di coscienza riprovando la castità tanto stimata e onorata da Dio e da tutto il mondo?» (III 78).



