Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
E molti pigliavano occasione di dir ogni male del Salvatore in pubblico e in privato, mormorandone alla presenza del popolo, mettendolo in cattivo concetto (I 194).
Forse nessuno di noi può vantarsi di non aver mai mormorato – cioè criticato in modo pettegolo o addirittura calunnioso – contro qualcuno, non avendo il coraggio di spiattellare la cosa in faccia: sono cose che accadono, purtroppo, anche nella stessa famiglia e fra parenti, non parliamo con il resto del mondo! Nemmeno fra Tommaso ne fu esente: «Mi chiamò il Padre provinciale e mi lesse una lettera scrittagli da Roma, lamentandosi di me molto e molto, che io favorisco tristi sciagurati con mormorio e mal esempio» (IV 186); e ancora: «L’ho favorito molto, sebbene son certo che poi anco mormorerà di me» (IV 194).
«Mentre che il Salvatore stava alla mensa, ecco la Maddalena, spezzando un vaso di alabastro, andò di dietro alle spalle del suo maestro, lo versò sopra il suo capo; ove Giuda borsaro scandalizzandosi cominciò mormorare, dicendo che era meglio aver dato quell’unguento a vendere e dato il prezzo ai poveri» (I 202). «Se la passione contro chi ti ha ucciso un parente ti invita alla vendetta e alla mormorazione, per il buon esercizio che hai fatto nelle virtù, le passioni non avranno tanta forza di farti cadere» (cf. II 101); così se qualcosa «cagiona un motivo gagliardo e alcun moto feroce, invece di dar luogo all’odio, all’ira e alla mormorazione, ti lascerai reggere dalla regina che a questi tuoi sensi impera [la ragione], invocando l’aiuto divino, ritirandoti lontano, chiudendoti in camera o in altro luogo solitario per consultare con Dio» (II 416).
Verso gli eretici [luterani]: «Non t’accorgi che tra loro i predicanti non s’accordano, il che dà segno e denota che tutte le loro cose sono in aria senza fondamento? Né in altro concludono se non in maldicenze e mormorazioni contro il sommo pontefice: e quest’è il loro scopo, in ciò s’accordano; nel rimanente ognuno predica quello che gli piace, quello che la sua libidine gli detta» (III 152). Anziché onorare Maria: «tu la vilipendi, la disprezzi, la calpesti, cavi gli occhi alla sua immagine, vai mormorando di lei dicendone ogni male. O infelice, ch’altro rimedio non hai che questa gran Madre per ottener la tua conversione?» (III 199). Inoltre «Tu vai, misero, mormorando della diversità di tanti ordini religiosi d’uomini santi quali l’hanno istituite, dicendo chi vive a un modo e chi all’altro, chi veste negro, chi bianco e chi turchino, chi in povertà e chi in ricchezze; e fai appunto come il ragno, il quale cava il veleno dalle cose buone e dolci» (III 213-214).






