Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Ora vedete quel capo [di Gesù] pieno, colmo d’ogni necessità. Oh quante orrende bestemmie sentivano quelle beate orecchie! Oh quanti puzzori sentirono quelle nari! Oh in quanti spasmi si ritrovava quel beato capo (II 146-147).
Le narici, o nari, hanno una duplice funzione: filtrare l’aria nella respirazione e far percepire gli odori; e di questa seconda facoltà ne parla fra Tommaso. Più che agli odori “fisici” che colpiscono le narici, egli, in quattro delle cinque citazioni, si riferisce a quelli, ben più nauseabondi, della cattiveria umana (come nella frase sopra citata), dei vizi e peccati che imbruttiscono l’anima allontanandola da Dio [→ Odorato].
«Da liberi (perché non volevano vivere conforme allo spirito) divennero schiavi della carne in modo tale che crebbe tanto la loro malvagità che la puzza della loro carnalità arrivò alle narici di Dio, il qual sdegnato distrusse poi tutto il mondo?» con il diluvio (III 80). «Io ero nell’orto di Getsemani tutto addolorato, insanguinato, vedevo però il mio caro giardino con mio sommo diletto, vedendo eserciti innumerabili di miei servi, fedeli operai. Vedevo però anco innumerabili fiori bastardi e semplici che dovevano rendere alle mie nari odori stomacosi di vizio e peccato» (II 317).
«A Dio non si deve dar atti imbrattati d’interessi, di proprietà, d’amor proprio, perché in verità puzza alle nari di quel cuore che è pieno di tante calamità. E tu devi dar a Dio amor puro, perché è un Dio amatore di purità e candidezza» (II 126). Per questo fra Tommaso scrive alla moglie di un suo caro amico medico, di cui conosceva l’impegno di perfezione spirituale in coppia: «Aspirate a quella corona promessa a chi fedelmente combatterà contro il mondo, carne e diavolo per ottener quel Dio, sommo bene, pace, requie, paradiso, gloria, eternità […]. E quel Dio vi sia sempre nel cuore, nell’anima, nella mente, nella memoria, nella volontà, nella lingua per sempre lodarlo, negli occhi per sempre vederlo, nelle orecchie per udire le divine lodi, nelle nari per odorare gli aromati celesti, nelle mani, per sempre adoperarle in servizio di Dio, nei piedi, per correre nella retta via di amore» (IV 158).




