La Sacra Sindone non finisce mai di stupire. E non solo i credenti, i pellegrini, ma soprattutto gli studiosi. Un mistero che si offre a coloro che hanno voglia di affrontarlo con mente aperta.
È il caso di Simone Scotto di Carlo, giovane ingegnere che ha fatto il punto in un suo dossier sugli studi più recenti.
Perché ha deciso di fare questo studio? Lei in cosa è specializzato?
Sono laureato in ingegneria ambientale e pratico la professione dal 2006 nell’ambito della progettazione dei sistemi di produzione energia da fonti rinnovabili e degli interventi di riqualificazione energetica di edifici; Il mio percorso accademico, iniziato nel 1999 con il vecchio ordinamento, mi ha fornito solide basi in fisica, chimica e matematica: strumenti che si sono rivelati fondamentali per affrontare lo studio della Sindone con rigore scientifico e consapevolezza tecnica.
Il mio legame con il reperto è nato quasi per caso nel 2010, durante l’ostensione a Torino, città in cui mi ero trasferito da poco. Vedere il Telo dal vivo è stata una folgorazione intellettuale: ho sentito il bisogno di capire ‘cosa’ avessi davanti. Mi sono presto reso conto di trovarmi di fronte ad una vera ‘montagna’ di studi multidisciplinari, un labirinto di dati che non avrei potuto liquidare con qualche lettura superficiale.
Ho deciso quindi di redigere questo studio, dopo circa 16 anni di studio (ovviamente non dedicati esclusivamente allo scopo, per ovvi motivi lavorativi e familiari), con un obiettivo preciso: offrire una bussola al lettore: in un panorama di migliaia di pubblicazioni spesso contrastanti, ho voluto provare a sintetizzare la complessità del ‘ginepraio’ sindonico in sole venti pagine, permettendo a chiunque di farsi un’idea iniziale chiara e basata sulle evidenze.”
Sono emerse delle novità? Delle conferme di studi già fatti?
“Non ho la velleità di presentare scoperte inedite, compito che spetta ai ricercatori di professione; il mio intento, più modesto, è stato quello di mettere a sistema le informazioni di un mosaico frammentato. Come ingegnere, ho cercato di riordinare i tasselli tecnici e scientifici per offrire una sorta di ‘reset’ logico, con la speranza che questo quadro d’insieme possa fornire nuovi spunti di riflessione a chi si dedica alla ricerca sul campo. Tuttavia, credo che un elemento di interesse risieda nel Punto 9 del dossier, dove propongo un ragionamento per assurdo. Invece di limitarsi alle ipotesi convenzionali, invito a considerare due percorsi alternativi basati su dati fisici misurabili. In particolare, mi sono soffermato sui risultati ottenuti dai laboratori ENEA di Frascati con il laser a eccimeri. Partendo dalla quantità di energia che quegli esperimenti hanno indicato come necessaria per ottenere un’impronta simile a quella sindonica, propongo una riflessione oggettiva: se escludiamo il manufatto artistico, siamo chiamati a confrontarci con l’entità di un processo fisico — una radiazione brevissima e di altissima intensità — che, pur restando ignoto nella sua origine, diventa scientificamente quantificabile. È qui che lo studio smette di essere una rassegna storica e diventa un invito a misurarsi con una sfida fisica reale.”
Le proprietà dell’immagine (superficialità, 3D, ecc.) sono irriproducibili ad oggi. Quindi?
Quindi “Sic transit gloria scientiae….”
Siamo davanti a un ‘unicum’ che scuote le fondamenta del nostro metodo: la scienza non può limitarsi a ignorare ciò che non sa spiegare o peggio ancora ricondurre rapidamente a un’origine medievale senza le necessarie risposte a diverse domande lecite e fondamentali. Se nessun processo macroscopico noto oggi ed a maggior ragione nel Medioevo (pittura, contatto, calore) giustifica questa immagine, abbiamo il dovere di indagare processi fisici non ancora completamente compresi o del tutto sconosciuti. È un umile “colpo di clacson” per la comunità scientifica, una sfida ed una provocazione: la Sindone non è un capitolo chiuso della storia medievale, ma una frontiera aperta della fisica moderna che attende ancora di essere compresa e, se possibile, riprodotta.”
Lei ricostruisce gli studi del 1978 e del teste del C14 perché ?
“Perché analizzo con lo stesso rigore sia lo studio STURP del 1978 che il test del Carbonio-14 del 1988? La risposta sta nella necessità di restituire ad entrambi la medesima dignità scientifica, sottraendoli a quella tendenza interpretativa che finisce per sminuire l’uno ed esaltare l’altro a seconda della tesi che si vuole sostenere. Oggi assistiamo spesso ad un approccio sbilanciato: chi sostiene acriticamente la tesi del falso medievale tende ad attribuire al dato del C14 un peso talvolta non adeguatamente contestualizzato, ignorando però le valide evidenze chimico-fisiche dello STURP che pongono significative difficoltà tecniche all’ipotesi di un falso. Viceversa, non giova alla ricerca ignorare il dato del 1988 senza analizzarne criticamente i limiti procedurali. Nel mio lavoro, tratto i due studi come facce della stessa medaglia: lo STURP ha definito le proprietà fisiche e chimiche eccezionali dell’immagine (cosa è la Sindone), mentre il C14 ha fornito un dato cronologico che oggi, alla luce di nuove metodologie (come i raggi X del 2022 o le analisi meccaniche), appare più isolato e bisognoso di una reinterpretazione. Ricostruire entrambi i momenti significa uscire dalla tifoseria per tornare al metodo: non si può blindare un dato cronologico se richiede una revisione critica ed una riconciliazione con le evidenze fisiche. Solo mettendoli sullo stesso piano possiamo capire dove la catena logica si è interrotta.”
A chi è rivolto questo lavoro?
Il lavoro è rivolto a chiunque voglia approfondire le proprie conoscenze sul reperto con apertura mentale e rispetto per il lavoro scientifico svolto. Si rivolge ad un pubblico che cerca di distinguere l’oggetto scientifico Sindone dal Soggetto della Sindone che appartiene alla fede, invitando ad un approccio razionale che superi le contrapposizioni ideologiche tra “autenticisti” e “negazionisti”. Inoltre il mio appello è diretto in modo particolare a due categorie: i divulgatori scientifici ed i professori di storia. A loro chiedo, con profondo rispetto per il loro ruolo educativo, di non cedere alla tentazione di derubricare rapidamente la Sindone a ‘falso medievale’. La storia, così come la scienza, non si accontenta di una verità parziale se questa ignora una montagna di evidenze fisiche contrarie. Presentare la Sindone agli studenti o al grande pubblico come un semplice manufatto artistico del XIV secolo significa ignorare che, ad oggi, quella tecnica realizzativa è ignota alla nostra tecnologia. Questo dossier vuole essere uno strumento anche per loro: un invito a non chiudere il libro troppo presto ed a trasmettere la complessità di un enigma che è ancora pienamente aperto. Non si tratta di difendere una fede, ma di difendere il rigore della ricerca: davanti a un reperto che sfida i secoli, la divulgazione ha il dovere di raccontare anche ciò che ancora non sappiamo spiegare.”
Le rivolgo una domanda che Lei stesso fa nel dossier: Dove è finita la curiosità della scienza davanti all’inspiegabile reperto Sindone?
Perché l’ipotesi di un processo fisico sconosciuto, compatibile, secondo alcune interpretazioni, con ciò che le fonti evangeliche descrivono come risurrezione, viene percepita come una minaccia anziché come un’opportunità di indagine?
Il dossier suggerisce che la mancanza di un approccio multidisciplinare porti spesso ad estremizzare le posizioni. Quando la scienza si scontra con l’inspiegabile, può sorgere un “oscurantismo” o una resistenza superficiale. L’ipotesi di un processo fisico ignoto viene talvolta evitata perché troppo vicina al confine tra scienza e narrazione religiosa, rischiando di mettere in crisi i paradigmi storici consolidati (come la comparsa medievale documentata). L’invito è di trasformare questo limite in un’opportunità di indagine rigorosa, ma aperta ad ogni ipotesi. (ACI Stampa).





