Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Ora avrete tempo di darvi tutto a una vita interna, astratta da molte occupazioni mondane, ove, fratello amatissimo, prego nostro Signore vi dia un cuore novo, un amore novo di tutto trasformarvi nell’amato Cristo (IV 161).
Non si tratta, nel nostro caso, di occupazione del suolo pubblico o di territori; né di impadronirsi di case lasciate abbandonate o addirittura approfittando dell’assenza dei proprietari; né di occupazione di cariche, più o meno onorifiche od onerose. Qui parliamo invece di pensieri, preoccupazioni o altro che occupano la mente e il cuore, impedendo allo spirito di concentrarsi in Dio, sollevandosi dalle occupazioni terrene.
«L’orazione mentale [meditazione] non è altro che l’elevarsi in Dio con la mente, lasciando la terra sollevandosi in cielo in quel modo che fa un uccello che vola nell’aria: così l’uomo deve lasciar le occupazioni terrene sollevandosi con la mente e con lo spirito nelle cose divine, scordandosi delle cose vane e transitorie: perché se un uccello avesse attaccato un gran peso ai piedi, di certo non potrebbe volare, così non potrà volar al cielo nei divini misteri quello il quale avrà affetti disordinati e che sarà trattenuto da cose terrene e vane» (II 87). E per far bene acquisto della vita interna, ti devi fortificare con una soda e forte perseveranza […] e molte volte ti troverai in gravi occupazioni di mente e di cuore. Ma se con perseveranza addimanderai aiuto a quel Dio che vuole da te questa perfezione, dicendo: “Siate perfetti sì come il Padre vostro” [Mt 5,48], non t’abbandonerà giammai» (II 405).
«Saranno queste tali anime tanto unite a Dio che di continuo avranno la presenza del suo Dio presente in un modo indicibile, che, sebbene saranno occupati esteriormente, non cesseranno però di contemplar il suo Dio» (II 198). «Sono temperati nel mangiare, nel bere e nel vestire, e in tutte le cose saranno modesti, affabili, domestici; e sebbene parleranno, opereranno di fuori, nondimeno nel suo interno saranno uniti a Dio e tanto contempleranno il suo Dio nelle occupazioni esterne come se fossero anco in solitudine. E molte volte di fuori saranno giudicati dagli uomini inesperti come gli altri: nondimeno saranno gran servi di Dio, perché nascondono quanto possono le grazie di Dio» (II 206).





