Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Bisogna che questa nata fanciulla [Maria] fosse una maraviglia, un prodigio di virtù, di santità, di perfezione, un profondo d’umiltà, un’altezza di contemplazione, un orto chiuso, pieno d’odoriferi fiori, di onestà e purità (II 592).
L’onestà è un nome astratto, non esiste campata in aria, ma si manifesta in un comportamento leale, sincero, secondo princìpi morali ritenuti validi da tutti. Purtroppo è spesso assai latitante in molte persone “per proprio interesse”: sia riguardo alle cose materiali come anche per la propria dignità. Qui troviamo Maria come esempio di onestà, un’esortazione all’eretico e un invito all’umiltà da cui nasce anche l’onestà.
«Oh con quanta mortificazione camminava! E aveva la santa Vergine un aspetto tanto venerando e maestoso che restavano attoniti chi la miravano: rendeva tanta devozione a chi la guardava che mai cadevano pensieri se non santi e onesti, e quando parlava diceva parole divine» (I 150). «Fu Maria un albero di vita; quest’albero produsse un frutto soavissimo, che fu l’autore dell’istessa vita; nacque quest’albero nel giardino pieno colmo d’aromati, cioè fiori di purità, onestà, santità» (III 203).
«Gli eretici, dicono che io ho patito per essi e che perciò possono darsi alle carnalità e sensualità; s’io attendessi e volessi cose tali, non sarei Dio d’onestà, di purità, d’innocenza, lontano d’ogni immondizia; non sarei quel Dio buono, giusto e misericordioso, ma sarei un dio di carne e di senso come sono essi» (III 171). «Considera bene la fede cattolica, perché la troverai veridica, santa, onesta, pura, immacolata, lontana dal vizio e peccato: cosa che non vedrai nella tua setta, la quale in tutto e per tutto tira al vizio» (III 103). «Se tu considerassi la verità cattolica, non troveresti in essa se non purità, verità, onestà, santità, perfezione senza un neo di vizio, perché essendo Dio somma perfezione, anco la sua sposa santa chiesa insegna solo cose sante e perfette» (III 111).
«E però, o anima, se vorrai salire in alto, bisogna che sii molto innamorata di Dio, perché l’anima amante non può volere se non quell’oggetto che ama. Io non mescolerò esempi disonesti, viziosi, dei peccatori in questi scritti ove tratto di cose tanto deliziose» (II 355). «Conoscendo i santi la gran forza dell’umiltà, a gara uno dell’altro la volevano, e pregavano il Signore con gran perseveranza che gliela concedesse, essendo ella regina […]. Chi avrà questa sarà benigno, mansueto, onesto, timoroso, mortificato, devoto, misericordioso, e in somma tutte le altre virtù possederà, le quali tanto saranno buone quanto sarà buona l’umiltà, e tanto saranno perfette quanto sarà essa perfetta, e mancando questa, mancheranno anco tutte le altre virtù, e si distruggeranno ancora quando questa rimanga distrutta» (II 402).






