Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
L’anima deve accostarsi a Dio di cuore, producendo atti amorosi frequenti […], volendo sempre in tutta la vita la sola gloria, il solo onore, il solo compiacimento di Dio (II 489).
L’onore, in senso ampio, è la buona reputazione e la rispettabilità di cui gode chi si comporta con onestà e rettitudine, è un motivo di vanto, ma anche la percezione della propria dignità che esige di comportarsi con coerenza e irreprensibilità. Fra Tommaso non cerca onori per sé, ha cura dell’onore altrui e scrive dell’onore riservato a Dio, a Maria e ai santi, i quali lasciarono onori e ricchezze materiali in vista di ben più importanti ricompense.
«O anima mia, come doveva il tuo Dio rimirare con occhi di pietà quel popolo che ora [all’entrata trionfale in Gerusalemme] gli faceva tanto onore e che con voci intonanti lo confessavano Messia, e poi fra pochi giorni dovevano esclamare contro di lui “crucifige”!» (I 388). «E mi do a credere che [i nemici di Gesù] accarezzassero molto Giuda facendogli animo, e che gli avrebbero dato qualche grado di onore e fattolo mettere nelle cronache per opera tanto onorata e grata a Dio [il tradimento!]» (I 403).
«E santa chiesa cattolica romana, volendosi conformare con la trionfante, l’onorerà e l’adorerà come vera Madre di Dio, attribuendole ogni onore, dignità, gloria e grandezza, tenendola per particolare avvocata, edificando innumerabili chiese, oratori e monasteri in onore e gloria sua» (III 200). «Vi prego, o mia santa consolatrice, ottenermi dalla Maestà sua che tutte le mie fatiche, stenti e operazioni tanto esterne quanto interne, spirituali e corporali, io le indirizzi tutte a gloria e onore di esso, vostro santissimo figliuolo» (II 266). «Protesto a Dio e a tutta la corte celeste che io non intendo voler da Dio se non il suo beneplacito, la sua gloria, il suo onore» (II 214). A un amico scrive: «Io sono più diligente nel suo interesse che non sono del mio. I mei onori li ho posti sotto la coda dell’asino, né altro onore voglio che temere, amare Dio, sì come diceva il beato Egidio, compagno di santo Francesco» (IV 200).
«O anima devota, devi aver una santa invidia con essi santi, volendo tu far in terra quello che loro fanno in cielo, cioè di contemplar Dio, facendo un perpetuo giorno a gloria e onore di sua divina Maestà» (II 196); «non volendo in questa vita né nell’altra se non quello che puramente e semplicemente sarà il beneplacito, la gloria, l’onore e compiacimento di Dio, non rimirando a premio o a castigo, ma solo fissandosi nell’interno del cuore di Dio, ancorché sapessi di andar all’inferno a patire quelle pene, non già per i tuoi peccati ma per gloria di Dio» (II 437). «Dobbiamo stare molto vigilanti alla custodia dei nostri sentimenti interni ed esterni, tenendoli in freno sottoposti alla ragione, dando a essi se non quello che sarà a gloria e onore di Dio, volendo sempre la virtù perché Dio la vuole, e rinunciando al vizio perché Dio l’odia e aborrisce» (II 170)» (II 613).
«Molti, come ingrati, si rendono inabili a tanta mia [di Dio] carità e amore che gli può dare ogni gloria e onore, e vogliono seguitare un amor vano, cieco, che non gli può dare altro che confusione, tenebre eterne» (II 330). «Voglio dire, o servo d’Iddio, che l’amor proprio non t’impedirà che non operi bene, ma ti esorterà: ma vuole per se stesso la gloria, l’onore, che tu sia stimato, onorato, applausato, tenuto in stima» (III 225).





