“La pace è coraggio. Coraggio soprattutto di vincere noi stessi. Mi è capitato in questi anni, anche da poco, che tante autorità mi dicano di essere d’accordo con la posizione della Santa Sede sulla pace. Tutte le volte rispondo: allora ditelo, proclamatelo, fate sentire la vostra voce e unitela a quante sono in sintonia. Perché il coraggio della pace si trova insieme. Certo, ci sono gli eroi, capaci di gesti straordinari e controcorrente, compiuti per lo più senza grande visibilità. Una richiesta corale è cruciale, però, per dar forza alla creazione di alternative alla violenza”. Lo ha detto il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, in un’intervista al quotidiano ‘L’Avvenire’.
Per il card. Parolin l’attuale scenario globale è “drammatico. E’ venuto meno, nel giro di pochissimo tempo, il sistema che si era creato dopo le esperienze terribili dei due conflitti mondiali del secolo scorso. Proprio dopo le immani sofferenze vissute, i leader internazionali,a partire da quelli europei al centro della temperie bellica, avevano capito l’urgenza di lavorare seriamente per evitare per evitare il ripetersi di simili tragedie. – ha continuato il card. Parolin – Da qui la costruzione di un assetto che, pur nei suoi limiti, ha assicurato una certa stagione di pace, anche se più nel Vecchi Continente che altrove. Il multilateralismo, così si chiama tale sistema, cerca di affrontare insieme le contese fra gli Stati dovute a interessi differenti attraverso una serie idi meccanismi. Al posto di questi ultimi, repentinamente archiviati, ora si va sostituendo la cultura dell apotenza, come sostiene papa Leone XIV in ‘Magnifica humanitas’. La forza del diritto, per impiegare uno slogan efficace, viene sostituita dal diritto della forza. La guerra, come afferma il Concilio, nasce da uno squilibrio profondo che esioste nel cuore dell’uomo. Il primo impegno, dunque, è quello alla conversione continua dall’egoismo che ci pervade come singoli e come comunità. Ma la pace è possibile, dobbiamo crederlo. E’, però, una costruzione quotidiana e artigianale, come diceva papa Francesco. Non ci sono, dunque, grandi aziende né produzione in serie. E’ lavoro di ciascuno attraverso il continuo superamento del conflitto e la sua trasformazione in occasione di crescita delle relazioni umane e sociali”.
Alla domanda su una trattativa particolarmente ‘logorante’ Parolin ha risposto “il negoziato, che purtroppo, non esiste ancora, per la conclusione della guerra in Ucraina in atto da oltre cinque anni. Nel frattempo, la Santa Sede è molto impegnata nell’aiuto umanitario, ne ritorno dei bambini ucraina dalla Russia e negli scambi dei prigionieri”. L’altro fronte che preoccupa il card. Parolin è “il Medio Oriente dove non si riesce a risolvere il problema di fondo, ovvero, la situazione dei palestinesi. La Santa Sede, da almeno dieci anni, ha firmato l’accordo con la Palestina riconoscendo nella pratica la formula dei due stati. Ora, dopo la tragedia di Gaza, molti altri Paesi lo hanno fatto. La situazione sul terreno, tuttavia, diventa sepre più difficile: il territorio della Cisgirodania, dove dovrebbe nascere lo stato di Palestina, è eroso dagli insediamenti dei coloni israeliani. E’ una situazione estremamente complessa in cui sembra difficile trovare una via d’uscita. Non vuol dire che non ci sia. Dobbiamo forse far ricorso a un surplus di creatività”.





