Estratto dell’articolo di Gian Guido Vecchi per il Corriere della Sera.
Eminenza, intorno alla convalescenza di Papa Francesco c’è tanta confusione. Come si può descrivere il governo della Chiesa in questo periodo?
«Il Papa non ha mai smesso di governare la Chiesa nemmeno nei giorni del suo ricovero al Gemelli. Certo, come sappiamo, ha dovuto rallentare la sua attività quotidiana, ora l’importante è che possa riposarsi e recuperare. Come hanno detto i medici, avrà bisogno più o meno di due mesi». Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha appena finito di parlare alla «Cattedra dell’accoglienza» riunita alla Fraterna Domus di Sacrofano, alle porte di Roma. «Quello che dobbiamo fare è accompagnare il Papa con la nostra preghiera», ha detto al pubblico. Ora spiega: «Speriamo che questo periodo di attività ridotta, almeno rispetto al ritmo di prima, possa aiutarlo a riprendere appieno il suo ministero».
Cambia qualcosa?
«Non c’è nessun cambiamento, nell’essenziale. Il Santo Padre ha bisogno di stare tranquillo per cui, affinché non si affatichi troppo, gli si presentano le questioni sulle quali lui e solo lui può e deve decidere. Il governo della Chiesa è nelle sue mani. Ma ci sono poi tante questioni più routinarie sulle quali i collaboratori della Curia possono procedere anche senza consultarlo, sulla base delle indicazioni già ricevute in precedenza e delle normative esistenti».
In che senso?
«Nel senso che i dicasteri della Santa Sede lavorano a nome del Papa. Ovviamente, tutte le decisioni più importanti devono essere prese dal Pontefice, ma ce ne sono altre che possono essere adottate all’interno di ciascun dicastero, seguendo le linee guida che il Papa ha tracciato».
Avviene anche nei periodi normali, per così dire?
«Certo, non è che tutto debba passare per il Papa. Il Pontefice ha nella Curia i suoi collaboratori, ai quali egli stesso dà le indicazioni da seguire e la potestà di prendere anche determinate decisioni». (…)
E ora?
«In questa fase, come ho già detto, non si può pretendere che il Santo Padre possa fare tutto quello che faceva prima. Però, anche quand’era ricoverato in ospedale — e dunque anche nei giorni più difficili che ora grazie a Dio sono superati — Papa Francesco vedeva i dossier. Gli si mandavano i documenti e lui poi ne prendeva conoscenza e decideva di conseguenza…».
Si racconta li siglasse con una «f»…
«Sì, lo ha fatto, ma adesso firma anche per intero… Non è la situazione ideale, si capisce, ma torno a sottolineare che il Papa è nella possibilità di governare ancora la Chiesa, e siamo felici che sia potuto tornare a casa».
A volte si parla del governo della Chiesa come se il Papa fosse il ceo di una multinazionale…
«È un paragone del tutto inappropriato, qui siamo totalmente al di fuori di ogni considerazione aziendalistica, la Chiesa è realtà di comunione».
Nessun passaggio di poteri, quindi?
«Alcuni, come dicevo, sono già attribuiti dal Papa ai dicasteri, come prevede la Praedicate Evangelium. Altri poteri possono essere trasferiti in casi particolari. Ad esempio, nel caso di canonizzazioni: è il Papa che pronuncia la formula, ma anche questo, se necessario, può essere delegato a un collaboratore, che la pronuncia nel nome del Pontefice».
Lo potrà fare il cardinale Marcello Semeraro, il prefetto delle Cause dei santi?
«Sì, solo se il Papa gli darà l’autorizzazione a leggere in suo nome la formula, nel caso lui non fosse in grado in quel momento. Vedremo quale soluzione si troverà, dipenderà anche da come si sentirà il Santo Padre in quei giorni».
Lei fa parte anche del «C9», il Consiglio dei cardinali che Francesco istituì «con il compito di aiutarmi nel governo della Chiesa universale». In questa fase, avrà un ruolo particolare?
«Il gruppo nasce per consigliare il Papa su questioni che egli stesso sottopone all’attenzione dei Cardinali che lo compongono. È un organismo in diretto collegamento con lui, del quale si serve per approfondire certe questioni. Però non ha nessun ruolo specifico in questa situazione».






