I vescovi si sono confrontati “sull’altissima vocazione della politica e sull’importanza di quegli spazi di riflessione, di dialogo, dove i cattolici possono riconoscersi e grazie ai quali si possono formare personalità capaci di stare nell’agone politico con dignità e coerenza”. “L’interesse di molti esponenti delle istituzioni nazionali e delle amministrazioni locali ad un agire politico animato dalla Dottrina sociale della Chiesa” è per i vescovi “un segnale positivo soprattutto rispetto alla nota disaffezione dei cittadini alla partecipazione alla vita politica e all’astensionismo crescente”. E’ quanto si legge nel comunicato finale del Consiglio permanente della Cei.
Dopo la Settimana Sociale di Trieste sono state varie le iniziative che “da quell’esperienza hanno preso vita o forza”.”Per questo, è stato rinnovato l’invito a promuovere la partecipazione alla vita democratica attraverso le Scuole di formazione all’impegno socio-politico; a favorire la formazione alla Dottrina sociale della Chiesa; a sostenere la pastorale sociale nelle Chiese locali”.
I vescovi hanno ribadito “l’importanza di proseguire nella rotta dell’ecologia integrale, che chiede stili di vita più sobri e solidali da parte di singoli e comunità. Al debito ecologico è strettamente collegata la questione del debito economico dei Paesi poveri, contratto non solo con altri Paesi benestanti, ma anche con privati: è inaccettabile, hanno rilevato i presuli, che gli interessi siano talmente oppressivi da costringere a rinunciare a investimenti nella sanità, nell’istruzione e nel welfare”.
In riferimento all’Anno Santo, il Consiglio permanente ha rilanciato l’appello del Papa a promuovere iniziative concrete per lenire le sofferenze dei detenuti, attraverso “forme di amnistia o di condono della pena”, per favorire pene alternative e per attivare occasioni di giustizia riparativa, “che responsabilizzano tra l’altro i colpevoli nei confronti delle vittime innocenti”.





