Sono uomini liberi, capaci di durezza persino con gli amici. Gente che, incontrandola, t’incute rispetto, anche venerazione, per il prezzo che sono disposti a pagare pur di rimanere liberi: «Credo sia evidente e non si può tacerlo. Ne pago le conseguenze, anche in termini di relazioni e di amicizie. Però bisogna riconoscerlo» ha detto, giorni fa, padre Pierbattista Pizzaballa – cardinale di Santa Romana Chiesa – in merito alla situazione di Gaza e dintorni. Non è, però, solo una faccenda che riguarda Gaza e la sua maledetta situazione: riguarda l’umano esistere, con le sue infinite sfumature e contraddizioni.
Per abitarlo, senza apparire scontati e far apparire insignificanti le parole, occorrerà essere un hombre vertical, come dicono gli spagnoli: uomini e donne che, coi piedi nel fango della storia, cercano in tutti i modi di saldare la terra al cielo. Senza accettare di compiacere agli uomini per salvare capra e cavoli.
Ci sono umani che, aperta la bocca sai già cosa diranno: niente di nuovo rispetto a quello che ti aspetteresti dalla figura che rivestono. Se uno insegna la matematica, t’aspetti che ti ripeta che “uno più uno fa due”. Cos’altro potrebbe arrischiarsi di dirti? Ce ne sono altri, di umani “vertical”, che, invece, sanno stupirti con la loro visione della realtà: ne colgono un aspetto inedito, sono capaci di proporti una lettura impopolare, rapiscono il cuore con il coraggio di azione e di pensiero.
E’ quel prof di matematica che, geniale, quando pensi ti dica che “uno più uno fa due”, è capace di allargarti la matematica: “Quanto fa uno più uno? Uno più grande!” Nessuno può dire al primo che sbaglia a dirti che fa “due”: lui non rischia la cattedra. Non sbaglia nemmeno il secondo, però, a dirti che fa “uno più grande”: lui rischia la cattedra, invece. Quando esci dall’aula, però, del secondo andrai dicendo: “Non ci avevo pensato: geniale”.
In un mondo che è una foresta sempre più chiassosa, sono rimasti i poeti ad evangelizzare. Poeti come padre Pizzaballa, per i quali è più importante evangelizzare che influenzare.

Autore: Don Marco Pozza
Marco Pozza (Calvene, 21 dicembre 1979) è uno straccio di prete al quale Dio si intestardisce ad accreditare simpatia, usando un’inspiegabile misericordia. Sacerdote e scrittore, è il parroco del carcere Due Palazzi di Padova. Presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma ha conseguito il dottorato in Teologia Fondamentale con una tesi su Cittadella, unica opera uscita postuma dello scrittore-aviatore francese Antoine de Saint-Exupèry. Il motivo? Era infastidito assai dal fatto che il mondo intero conoscesse Il Piccolo Principe ma quasi nessuno conoscesse chi fosse il suo papà letterario. Più le infinite cose belle che aveva scritto oltre a quella sua favola divenuta nel tempo gigantesca. Immortale. La sua passione è quella di provare a contaminare mondi tra loro, in apparenza, ben differenti: a volte riuscendoci, a volte meno. In ogni caso gli rimane addosso la bellezza di averci comunque provato: come nella primavera del 2020 quando, assieme alla comunità del suo carcere, ha ideato e scritto i testi della famosa Via Crucis 2020 celebrata in una Piazza san Pietro deserta a causa della pandemia. Per Rai1 conduce dei cicli di puntate de Le ragioni della speranza, la rubrica settimanale del programma A Sua immagine. È autore e conduttore di programmi televisivi di approfondimento culturale e religioso: Padre Nostro (Tv2000, 2017), Ave Maria (Tv2000, 2018), Io credo (Tv2000, 2020), Dei vizi e delle virtù (Discovery Channel, 2021) che hanno avuto la partecipazione fissa di Papa Francesco e dai quali sono nati altrettanti bestseller (usciti con Rizzoli) tradotti in tutto il mondo. Nell’autunno 2022 scrive e conduce Il Discorso della montagna (Canale5, 2022). Appassionato di sport e giornalismo, nel tempo libero che gli rimane ha già iniziato ad abbozzare la sua prima enciclica, qualora gli toccasse la dura avventura d’essere eletto Papa. L’incipit è già stato scritto: «Ho odiato ogni minuto di allenamento ma mi dicevo: non rinunciare. Soffri ora e vivi il resto della vita da campione» (M.C.Clay). Non è il miglior uomo del mondo: non pretende nemmeno di diventarlo, tra l’altro. Gli basta, al tramonto di ogni giorno, avere fatto di tutto per essere il migliore uomo possibile.