La premier Giorgia Meloni e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, alla messa nella basilica di San Pietro nel ventennale dalla morte di Wojtyla. La premier prima dell’inizio della celebrazione presieduta dal card. Pietro Parolin ha salutato il decano dei vaticanisti, Gianfranco Sviderkoswki. Poi è andata a salutare il cardinale Camillo Ruini e il card. Angelo Comastri.
‘Sappiamo che il Papa si unisce spiritualmente con noi. Preghiamo per la sua salute. Il Signore gli dia forza di guidare la Chiesa”. Lo ha osservato il card.Stanislao Dziwisz, già segretario particolare di Wojtyla, in apertura della messa.
L’omelia del cardinal Parolin
“Questa celebrazione eucaristica avviene nella gratitudine e nella gioia, perché ci riunisce nella memoria benedetta della morte di un santo, Giovanni Paolo II”. Sono le parole con cui il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, ha iniziato la sua omelia nella messa nella Basilica di San Pietro per il ventesimo anniversario della morte di papa Wojtyla.
Parolin ha voluto ricordare “quei giorni di 20 anni fa”: la Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo “accompagnata dall’immagine del Papa abbracciato alla croce nella sua cappella”, la sua apparizione alla finestra nella piazza “per una benedizione pasquale ormai senza parole”.
Quindi la folla riunita nell’attesa “dell’incontro del nostro caro Papa con il Signore”. E poi “un afflusso crescente, incontenibile, inimmaginabile, denso di affetto e di gratitudine” verso la figura del Pontefice polacco ormai tornato “alla Casa del Padre”.
Il cardinale segretario di Stato ha rievocato “lo straordinario coraggio e la costanza della testimonianza di fede di Giovanni Paolo II”, che “non ha mai cercato di piacere agli uomini ma a Dio”. Lo ha definito “pellegrino instancabile fino ai confini della terra per portarvi l’annuncio del Vangelo di Gesù”. E secondo Parolin, “le sue parole continuano a ispirarci, e riecheggiano in quelle del suo successore Francesco, anche oggi, anche in questo nuovo Giubileo“.
Il cardinale ha richiamato alla convinzione espressa da Wojtyla “fin dalla prima indimenticabile omelia all’inaugurazione del suo pontificato: ‘Non abbiate paura, aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!'”.
Una determinazione con la quale “poteva rivolgersi con autorità e fermezza non solo ai fedeli cattolici, ma anche ai popoli e ai governanti, perché fossero consapevoli della loro responsabilità per la difesa della giustizia, della dignità delle persone umane e della pace”.
“Ricordiamo con gratitudine e ammirazione il suo instancabile servizio per la pace – ha concluso Parolin -, i suoi moniti appassionati, le iniziative diplomatiche per cercare fino all’ultimo di scongiurare le guerre. E ciò fino ai tempi estremi della sua vita, e benché molti dei suoi appelli restavano purtroppo inascoltati, come avviene anche ai grandi profeti”.






