“Cari fratelli e sorelle, buona domenica. Dopo la parabola del seminatore, Gesù continua a parlare alle folle attraverso alcune immagini: il grano buono e la zizzania, il granello di senape, il lievito nella farina. Si tratta di tre piccole parabole che intendono richiamare l’arrivo del Regno di Dio nella storia, il suo agire nella vita degli uomini, il modo in cui cresce, si espande e trasforma il mondo dal di dentro. Con questi racconti, Gesù ci mette in guardia dalla tentazione di pensare a Dio come a una figura potente, che si impone con la forza, che occupa lo spazio per dominare, che arriva in modo trionfante. Al contrario, Dio predilige la piccolezza, segno del suo amore discreto, che ci lascia liberi di accoglierlo o di rifiutarlo, che cerca di farsi strada anche in mezzo alla zizzania, che agisce in modo nascosto e invisibile come il seme più piccolo di tutti e lievita dentro la pasta senza fare rumore”. Così Papa Leone XIV nell’Angelus in Piazza della Libertà a Castel Gandolfo.
“Fratelli e sorelle, con queste parabole Gesù ci dice qualcosa di importante sul modo in cui Dio opera nella nostra vita e nella storia. A volte noi ci attendiamo qualcosa di clamoroso, desideriamo un Dio che intervenga dall’alto strappando subito la zizzania del male. Immaginiamo un Dio forte e potente e, purtroppo, a questa immagine adeguiamo anche il nostro modo di essere cristiani e di essere Chiesa. Invece, il Regno di Dio si diffonde anche in mezzo alla zizzania e ci chiede uno sguardo capace di cogliere il bene che germoglia anche fra le oscurità del male, senza giudicare tutto e subito; viene come il più piccolo tra i semi e domanda dunque la pazienza di saper accompagnare i processi, riconoscendolo nella piccolezza del quotidiano e nella semplicità della vita ordinaria; cresce in modo invisibile come il lievito nella farina e, così, ci libera dallo scoraggiamento e ci invita ad avere fiducia anche quando ci sembra che Dio sia assente”.
“Perché in realtà Egli – continua – ci accompagna sempre e il suo amore è sempre all’opera per noi. Questo stile di Dio deve diventare anche il modo in cui, sia come singoli sia come Chiesa, abitiamo la realtà che ci circonda. Siamo chiamati ad assumere uno stile evangelico, senza contrapporci frettolosamente con giudizi arroganti, senza imporci con il potere e con la forza, senza perdere la fiducia nell’opera di Dio. Si tratta – diceva l’allora cardinale Ratzinger – di sottometterci alla logica del seme che non è quella del successo e della grandezza, ma ci chiede di farci piccoli e di servire la vita delle persone. In questo modo, noi stessi diventeremo come un piccolo seme di Vangelo che germoglia e come un lievito di amore che trasforma la pasta del mondo. Preghiamo Maria Santissima, che ha saputo accogliere il seme della Parola nella piccolezza, perché ci sostenga nel cammino e interceda per noi”.
Subito l’Angelus dopo il Papa passa ai consueti saluti e appelli. “Mentre trascorro qualche giorno di riposo rinnovo la mia gratitudine a tutti voi abitanti di Castel Gandolfo e accolgo con gioia i pellegrini. Continuiamo a seguire con apprensione ciò che accade in diversi paesi lacerati da guerra e violenza, non dimentichiamo di chi soffre e muore a causa dei conflitti”, dice il Papa che chiede anche di unire la preghiera di tutti per la pace. Il Papa saluta anche alcuni presenti in lingua inglese e augura a tutti una serena domenica. Il Pontefice si ferma in piazza per salutare i fedeli come la scorsa domenica e compie un giro in golfcar.





