«In questi ultimi duecentocinquanta anni, per tanti popoli in tutto il mondo, è stata proprio la ferma determinazione a realizzare la nobile visione dei fondatori della nazione a rendere l’America sinonimo di libertà, mentre il Paese apriva le sue porte a ondate successive di immigrati, consentendo a loro e ai loro figli di contribuire a plasmare il futuro della nazione». Leone XIV, collegato in video, si rivolge nel pomeriggio all’Independence Mall di Filadelfia. Il National Constitution Center gli ha assegnato la Liberty Medal e il primo Papa americano della storia, alla vigilia del 250° anniversario della Dichiarazione di Indipendenza, si sofferma sulle parole di Thomas Jefferson, «la vita, la libertà e la ricerca della felicità» come «diritti inalienabili», senza mai nominare Donald Trump ma con un discorso che è agli antipodi della visione Maga: «È stato proprio questo stesso amore per la libertà a ispirare gli Stati Uniti, nei momenti più bui del secolo scorso, all’epoca delle due guerre mondiali, a guardare oltre sé stessi e, con grandi sacrifici, a difendere la causa della libertà al di là dei propri confini».
A Lampedusa il 4 luglio «messaggio contro la remigrazione»
Prevost chiede «un dibattito pubblico caratterizzato da moderazione», ricorda l’ «unità» che «ha dato forza» al sogno americano. La Casa Bianca aveva invitato il pontefice alle celebrazioni del 4 luglio ma Leone XIV ha declinato e domattina, nel giorno dell’indipendenza, arriverà a Lampedusa, l’isola dove Francesco denunciò nel 2013 la «globalizzazione dell’indifferenza» rispetto alla tragedia delle migrazioni. Proprio sulla visita di Leone, sabato, a Lampedusa si è espresso monsignor Alessandro Damiano, arcivescovo dell’Arcidiocesi di Agrigento: è «un messaggio chiaro», una «carezza a quegli uomini e a quelle donne che a Lampedusa hanno trovato la fine del loro viaggio», un «messaggio» anche contro la «remigrazione», in un «percorso» che «il Papa sta facendo e che ha portato avanti soprattutto in queste ultime tappe, le Canarie e la visita alla memoria di madre Cabrini a Pavi».
Il Papa di Chicago ha passato vent’anni da missionario e vescovo in Perù e custodisce una visione globale. La libertà, ricorda, «era ed è preminente tra i principi venerati dagli uomini e dalle donne che hanno cercato, entro i confini di questa nazione, un nuovo inizio, spesso equiparandolo a una speranza prima inimmaginabile». L’apertura dello sguardo risale alle origini stesse del sogno americano: «In quanto figlio di questo grande Paese, fondato da uomini e donne coraggiosi che sognavano la libertà e una vita migliore per sé stessi e per i propri figli, mi unisco a voi nell’invocare la benedizione di Dio sul futuro dell’America, affinché i nobili ideali sanciti all’inizio della Dichiarazione d’Indipendenza possano continuare a guidare il prosperare della nazione nell’unità, nella giustizia e nella pace».
Le parole chiave
Prevost ricorda che «fin dalla nostra giovinezza, la maggior parte di noi ha ammirato l’eloquenza» delle parole scritte da Jefferson «con il loro appello risonante alla legge della natura e al Dio della natura come fondamento della loro affermazione che tutti gli uomini e le donne sono creati uguali e dotati dal loro Creatore di determinati diritti inalienabili, tra cui il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità», un’ affermazione «formulata nel linguaggio dell’Illuminismo» che tuttavia «trova in ultima analisi il suo fondamento in una concezione della persona umana ispirata alla grande visione biblica dell’uomo e della donna creati a immagine divina». Difatti «è proprio qui che scopriamo il fondamento della dignità umana, una dignità che precede l’istituzione di qualsiasi Stato e la cui tutela costituisce il suo scopo stesso», considera: «Come ogni americano sa, tuttavia, il percorso verso la costruzione di una società che incarnasse quegli alti ideali di libertà e giustizia per tutti non è stato sempre facile e, sotto molti aspetti, è ancora un lavoro in corso. In effetti, lo sforzo per realizzare questa visione è un impegno che deve essere ripreso di generazione in generazione e di fronte a sfide sempre nuove. Oggi, mentre guardiamo al futuro, questo storico anniversario ci offre l’opportunità di riflettere ancora una volta sui principi fondanti della nazione, nella speranza che l’America rimanga sempre fedele al sogno che le ha valso il titolo di “terra dei liberi e patria dei coraggiosi”»
La Dichiarazione di Indipendenza
La riflessione di Leone XIV è scandita dalle tre parole-chiave della Dichiarazione di Indipendenza. Il diritto alla vita, anzitutto, poiché «la vitalità di un Paese è profondamente legata al valore che esso attribuisce alla vita umana in ogni sua forma e condizione», dice: « È proprio questa riverenza che dobbiamo continuare a coltivare — una riverenza che muova i cuori delle persone e ispiri leggi che riconoscano e tutelino questo dono dal momento del concepimento fino alla morte naturale». La «grandezza morale di una nazione», aggiunge, «si manifesta soprattutto, nella sua capacità di sostenere, proteggere e valorizzare la vita di tutti, specialmente dei più vulnerabili e di coloro il cui valore viene messo in discussione».
Dopo la vita, la libertà: «Essa si fonda sulla capacità della persona umana di conoscere la verità e di aderire al bene, anche a caro prezzo, un sacrificio ben noto a molti di coloro che hanno lavorato per plasmare questo Paese». Quanto alla ricerca della felicità, Leone si sofferma sulla libertà religiosa: «L’America difende da tempo la libertà religiosa necessaria per seguire in modo responsabile i dettami della coscienza a questo riguardo, liberi da paura e coercizione, come sancito dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti». Il Papa ricorda la tradizione americana di «favorire il dialogo interconfessionale e la cooperazione interreligiosa nella promozione del bene comune e nell’arricchimento dei dibattiti sulle grandi questioni morali ed etiche che la nazione ha dovuto affrontare e che hanno plasmato il corso della sua storia», ed è a questo punto che esorta ad evitare polarizzazioni: «La mia speranza è che questa tradizione continui a dare i suoi frutti in un dibattito pubblico caratterizzato da moderazione, rispetto per le opinioni altrui e da uno sforzo costante nel trovare un terreno comune per promuovere la causa della pace e della riconciliazione, sia in patria che all’estero».
«Gli ideali non svaniscono con il passare del tempo»
Il Papa americano esorta all’unità: «I padri fondatori di questo Paese, uomini e donne di origini, religioni e lingue diverse, sono riusciti a trovare quel terreno comune e la forza necessaria per perseguire un futuro migliore. I principi che hanno ispirato i fondatori dell’America, radicati com’è nella verità della persona umana, li hanno uniti in un’unica causa, un sogno comune. L’unità ha dato forza a quel sogno, dando origine, sotto lo sguardo di Dio, agli Stati Uniti d’America. E pluribus unum — da molti, uno. Affinché una nazione possa prosperare, deve essere veramente unita; unita non da obiettivi legati a imprese momentanee, ma da ideali che non svaniscono con il passare del tempo. Possano i principi su cui abbiamo riflettuto oggi — la dignità umana condivisa, l’uguaglianza e i diritti sanciti nella Dichiarazione d’Indipendenza — essere sempre fonte di tale unità e una luce guida per il presente e per gli anni a venire». Così il pontefice conclude: «Prego affinché questo 250° anniversario della fondazione di questa grande nazione possa essere l’occasione per un solenne rinnovamento dell’impegno verso quegli ideali che hanno reso l’America un paese che valorizza la pace e la prosperità, un paese caratterizzato dalla generosità e dalla nobiltà d’animo. Affido tutti voi, così come il futuro della Nazione, a Colui che è la fonte stessa della vera libertà e della pace duratura, Colui il cui nome stesso è Pace».





