Il coraggio di varcare la soglia delle “cose nuove” non è mai innocente: porta con sé zone d’ombra che in Africa si fanno terra e carne, diventando “devastazioni ambientali e sociali” nella corsa spasmodica alle “materie prime e terre rare” che alimentano il mito del progresso tecnologico. Ma quando questo avanzare smette di essere promessa? Quando, silenziosamente, diventa sinonimo di una “libertà” che si assottiglia fino a scomparire? Nel momento in cui rifiuta le cose vecchie. Quei “punti di riferimento morali” che hanno orientato il cammino collettivo e tracciato confini etici, oggi troppo spesso annacquati in una superficialità asservita a “pratiche un tempo considerate inaccettabili”. Nel tardo pomeriggio del 17 aprile, a Yaoundé, nella luce pomeridiana che avvolge la capitale camerunense, Papa Leone XIV si rivolge al mondo universitario riunito nell’ateneo cattolico dell’Africa centrale, nel cuore del suo viaggio apostolico nel continente. Le sue parole si levano come un invito e un monito: dissolvere l’illusione di un conflitto tra scienza e fede, ma anche denunciare il rischio di una conoscenza che si consegna passivamente “alle logiche dominanti”.
“Comunità di vita e di ricerca”
Sono i giovani africani, quelli su cui il Pontefice fa affidamento per liberare il continente “dalla piaga della corruzione”, ad accoglierlo ancor prima che varchi il cortile del campus. A Yaoundé le strade ribollono: marciapiedi gremiti, saracinesche abbassate, la città che si sbraccia, si protende, come a voler trattenere il tempo e dilatare quell’istante in cui Leone scivola tra la folla, salutando dall’auto che lo conduce all’università.
Prima di giungervi, tuttavia, c’è tempo per un pit-stop: l’inaugurazione di una statua dedicata a sant’Agostino, incastonato all’interno del continente africano. Arrivato nell’ateneo, ad attendere il vescovo di Roma non c’è soltanto il magnifico rettore dell’ateneo, Thomas Bienvenu Tchoungui, e l’arcivescovo della capitale camerunense, monsignor Jean Mbarga, ma un’esplosione di gioia colorata che si leva in canto e danza. Precede, accompagna e prolunga il suo arrivo, come se i confini dell’evento non bastassero a contenerla. Sul verde della collinetta che domina il cortile, i giovani si addensano in un’immagine che richiama i grandi festival musicali. Il Papa si dirige quindi nell’atrio dell’ateneo, fondato nel 1989 sotto l’egida della Santa Sede dall’Associazione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Centrale. Un “faro”, lo definisce il Pontefice, al servizio dell’intero continente e della Chiesa.
Oggi più che mai è necessario che le università, a maggior ragione gli atenei cattolici, divengano vere e proprie comunità di vita e di ricerca, che introducano studenti e docenti a una fraternità nel sapere.
“Logos che crea dia-logos”
La ricerca della verità attraverso lo studio, secondo il Papa, è una gioiosa “esperienza comunitaria” ed è ciò che la dottrina della Chiesa è chiamata a promuovere, “in generosa e aperta sinergia con tutte le istanze positive che fermentano la crescita della coscienza umana universale”. Una “cultura dell’incontro tra tutte le autentiche e vitali culture”, in cui la verità è “logos che crea dia-logos e quindi comunicazione e comunione”, come affermava Papa Francesco, citando Benedetto XVI, nella Costituzione apostolica sulle università e le facoltà ecclesiastiche Veritatis gaudium.
Difatti, mentre molti nel mondo sembrano perdere i propri punti di riferimento spirituali ed etici, trovandosi imprigionati nell’individualismo, nell’apparenza e nell’ipocrisia, l’università è per eccellenza un luogo di amicizia, di cooperazione e insieme di interiorità e di riflessione.
“Lo sguardo della scienza riceve beneficio dalla fede”
“Tutti i principi veri traboccano di Dio”, affermava san John Henry Newman. Il Pontefice parte da questo presupposto — dalla “luce gentile” della fede, mai aliena al mondo materiale, perché “l’amore si vive in corpo e anima” — per illustrare la sinergia tra scienza e spiritualità.
Essa illumina anche la materia, confida nel suo ordine, conosce che in essa si apre un cammino di armonia e di comprensione sempre più ampio. Lo sguardo della scienza riceve così un beneficio dalla fede: questa invita lo scienziato a rimanere aperto alla realtà, in tutta la sua ricchezza inesauribile.
La fede, aggiunge Leone XIV, “risveglia il senso critico”, perché impedisce alla ricerca di “essere soddisfatta nelle sue formule”, invitando allo stupore davanti alla realtà e allargando “gli orizzonti della ragione”, come ricordava nuovamente Papa Francesco nella Lettera enciclica Lumen fidei
“Bellezza e credibilità” della fede
Per un’umanità “che fatica a sperare”, l’Africa può rappresentare un orizzonte di ricerca, secondo il Pontefice, aperto a “prospettive interdisciplinari, internazionali e interculturali”, capace di inquadrare la fede dentro gli scenari e le sfide dell’oggi, facendone emergere “la bellezza e la credibilità” nei diversi contesti, specialmente in quelli più segnati da ingiustizie, diseguaglianze, conflitti e degrado materiale e spirituale.
“Trasformare la vita”
La grandezza di una Nazione non può essere valutata solo in base all’abbondanza delle sue risorse naturali e neppure per la ricchezza materiale delle sue istituzioni.
Un’affermazione che il Papa motiva specificando che una società non prospera, se non si fonda su “coscienze rette, educate alla verità”.
Formare coscienze libere e santamente inquiete è condizione affinché la fede cristiana appaia come una proposta pienamente umana, capace di trasformare la vita dei singoli e della società, di innescare cambiamenti profetici rispetto ai drammi e alle povertà del nostro tempo e di incoraggiare una ricerca di Dio sempre ulteriore, mai sazia.
Il Pontefice insiste sull’interiorità come luogo dell’elaborazione del discernimento morale, attraverso il quale si ricercano verità e onestà, agendo con coerenza e orientamento al bene, in favore di giustizia e pace.
“Erosione dei punti di riferimento morali”
Nelle società contemporanee, e quindi anche in Camerun, si osserva una erosione dei punti di riferimento morali che un tempo guidavano la vita collettiva. Ne deriva che oggi si tende ad approvare in modo superficiale alcune pratiche un tempo considerate inaccettabili.
Così, invece, Leone XIV invita a leggere i mutamenti sociali, i vincoli economici e le dinamiche politiche che incidono sui comportamenti .
“Non guardate dall’altra parte”
I cristiani non devono avere paura delle “cose nuove”, ma, anche attraverso gli atenei, formarsi come “pionieri di un nuovo umanesimo nel contesto della rivoluzione digitale”. Un ambito di cui il continente africano conosce soprattutto il “lato oscuro”, più che gli “aspetti ammalianti”, in particolare le devastazioni ambientali e sociali causate “dall’affannosa ricerca di materie prime e terre rare”.
Non guardate dall’altra parte: è un servizio alla verità e all’intera umanità. Senza questa fatica educativa, l’adattamento passivo alle logiche dominanti verrà scambiato per competenza, e la perdita di libertà per progresso.
“Siete persone reali!”
Parlando di evoluzione tecnologica, il Pontefice affronta anche il tema dell’intelligenza artificiale, che, al pari di “ogni grande trasformazione storica”, richiede competenze non solo tecniche, ma capaci di rendere visibili “le logiche economiche, i pregiudizi incorporati e le forme di potere che modellano la percezione del reale”. Egli denuncia inoltre la distorsione propria degli ambienti digitali, “strutturati per persuadere”, che ottimizzano le interazioni fino a banalizzare l’incontro, neutralizzare la persona e ridurre la relazione a una “risposta funzionale”.
Carissimi, voi invece siete persone reali! Anche la creazione ha un corpo, un respiro, una vita da ascoltare e da custodire. Geme e soffre come ognuno di noi.
“Non è in gioco un semplice rischio di errore”
Si smette di percepire la realtà quando “la simulazione diventa norma”, osserva ancora Leone XIV, atrofizzando la capacità di discernimento e rinchiudendo i legami sociali in “circuiti autoreferenziali”, in “bolle impermeabili” che alimentano il timore del diverso e fanno dilagare polarizzazione, conflitti e violenza.
Non è in gioco un semplice rischio di errore, ma una trasformazione del rapporto stesso con la verità.
In questo ambito essenziale, l’università cattolica è chiamata ad assumere un ruolo di primo piano: non limitarsi a trasmettere conoscenze, ma preparare “i futuri attori sociali” a svolgere con rettitudine i loro incarichi, servendo il bene comune.
“Fede e ragione non si oppongono”
Il Pontefice si rivolge poi direttamente ai giovani camerunensi, tentati, di fronte alla “comprensibile spinta migratoria”, di credere che il meglio sia altrove.
Vi invito anzitutto a rispondere con un ardente desiderio di servire il vostro Paese e di volgere a beneficio dei vostri concittadini le conoscenze che state acquisendo qui.
Proprio in quelle università cattoliche che, come affermava san Giovanni Paolo II nella Costituzione apostolica Ex corde Ecclesiae, “sono nate dal cuore della Chiesa” e partecipano alla sua missione, si radica quella che Leone XIV definisce un’“esigenza intellettuale e spirituale”: la ricerca della verità in tutte le sue dimensioni, nella convinzione che “fede e ragione non si oppongono, ma si sostengono a vicenda”.
“L’eccellenza accademica si unisce naturalmente alla rettitudine umana”
Ricordando l’esempio del reverendo Barthélemy Nyom, tra i pionieri dell’università cattolica e rettore per gran parte degli anni Novanta, il Pontefice esorta i docenti a incarnare i valori che trasmettono: giustizia, equità, integrità, senso del servizio e responsabilità. Li invita a essere “modelli” capaci di formare e consolidare le coscienze degli studenti.
Testimoniando la verità, specialmente davanti alle illusioni dell’ideologia e delle mode, create un ambiente in cui l’eccellenza accademica si unisce naturalmente alla rettitudine umana.
Un centro ospedaliero intitolato a Leone XIV
“La virtù principale che deve animare la comunità universitaria è l’umiltà”, così conclude il suo discorso Papa Leone, che recita poi il Padre Nostro, sempre in lingua francese, con i presenti. Le sue parole sono precedute dal benvenuto del magnifico rettore, che indica la presenza del Pontefice come un incoraggiamento a perseguire la missione di “eccellenza accademica” dell’università. Ad oggi, essa conta circa 8mila studenti, parte di quella “gioventù dinamica” chiamata ad aiutare l’Africa a risollevarsi dalle “importanti sfide di sicurezza, sociali ed economiche”. Bienvenu Tchoungui annuncia inoltre che il centro ospedaliero universitario attualmente in costruzione, sarà intitolato proprio a Leone XIV, in ricordo della sua visita. “Intende essere un luogo di eccellenza scientifica, accessibile alle nostre popolazioni, dove la competenza medica si unirà all’etica delle cure e al rispetto incondizionato della vita.
Le testimonianze portate al Papa
Intervallati da alcuni canti, seguono poi diversi interventi, ascoltati dal Papa. Il primo è quello del reverendo abate Louis-Claude Mbarga, rettore magnifico dell’Istituto Universitario Cattolico Santa Teresa di Yaoundé, che presenta la Piattaforma delle Università e degli Istituti Cattolici del Camerun, di cui è coordinatore e di cui, sottolinea, beneficia tutta la regione centrale del continente per la formazione di una società, riprendendo un’espressione utilizzata più volte da Leone “disarmata e disarmante”. Prende quindi la parola una rappresentante degli studenti, che ricorda come l’istruzione sia “un privilegio, ma anche una responsabilità”, sottolineando la gratitudine di molti giovani verso i genitori che, attraverso “sforzi immensi, talvolta al costo di grandi privazioni”, permettono loro di studiare. “Auspichiamo un maggiore sostegno ai sistemi di borse di studio, affinché la mancanza di mezzi non sia mai un ostacolo alla vocazione intellettuale e professionale” è la speranza della giovane, accolta con un boato dai presenti. Infine, interviene uno studente di lingua spagnola, che condivide con Leone XIV alcune preoccupazioni poi riprese nel discorso del Papa, tra cui le “nuove sfide della criminalità informatica” e la “tentazione migratoria”. (Vatican News).




