Più di 120 mila persone, un vero e proprio bagno di folla per Papa Leone XIV – finora il più consistente di questo viaggio in Africa – che oggi ha celebrato una Messa che ha visto un partecipazione straordinaria alJapoma Stadium di Douala, considerata la capitale economica e commerciale del Camerun.
Commentando l’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci, il Papa nell’omelia ha paragonato la folla del Vangelo a quella presente alla Messa di Douala. Come sfamare quella moltitudine affamata è una domanda attuale, oggi come ai tempi di Gesù. Ed è una domanda – ha spiegato Leone XIV – “rivolta a ciascuno di noi: è rivolta ai padri e alle madri che custodiscono le loro famiglie. È rivolta ai pastori della Chiesa, che vegliano sul gregge del Signore. È rivolta a quanti hanno la responsabilità sociale e politica di guardare al popolo e al suo bene. Cristo rivolge questa domanda ai potenti e ai deboli, ai ricchi e ai poveri, ai giovani e agli anziani, perché tutti abbiamo fame allo stesso modo”.
“Questa indigenza – ha sottolineato – ci ricorda che siamo creature. Abbiamo bisogno di mangiare per vivere. Un grave problema viene risolto benedicendo quel poco cibo che c’è e dividendolo per tutti quelli che hanno fame. La moltiplicazione dei pani e dei pesci accade nella condivisione: ecco il miracolo! C’è pane per tutti se a tutti lo si dona. C’è pane per tutti se viene preso non con una mano che afferra, ma con una mano che dona”.
Prima di tutto Gesù rende grazie perché – ha detto il Papa – è riconoscente al Padre per un bene che diventa dono e benedizione per tutto il popolo. Così facendo, il cibo abbonda: non viene razionato per emergenza, non viene rubato per contesa, non viene sprecato da chi si ingozza davanti a quanti non hanno nulla da mangiare. Passando dalle mani di Cristo a quelle dei suoi discepoli, il cibo aumenta per tutti, anzi, sovrabbonda”.
Gesù sfama la folla non per ottenere potere ma “perché è venuto per servire con amore, non per dominare. Il miracolo che ha compiuto è segno di questo amore: ci fa vedere non solo come Dio nutre l’umanità con il pane della vita, ma come noi possiamo portare questo cibo a tutti gli uomini e le donne che hanno fame di pace, di libertà, di giustizia come noi. Ogni gesto di solidarietà e perdono, ogni iniziativa di bene – ha aggiunto Papa Leone – è un boccone di pane per l’umanità bisognosa di cura. E tuttavia questo non basta. Al cibo che alimenta il corpo occorre infatti unire con uguale carità il nutrimento dell’anima, che alimenta la nostra coscienza, che ci sostiene nell’ora buia della paura, tra le tenebre della sofferenza. Questo cibo è Cristo, che sempre nutre in abbondanza la sua Chiesa e ci rafforza nel cammino con il suo Corpo”.
Il Papa ribadisce quindi che l’Eucaristia di oggi “diventa sorgente di una fede rinnovata, perché Gesù è presente in mezzo a noi. Il Sacramento non ravviva un ricordo lontano nel tempo, ma realizza una “com-pagnia” che ci trasforma, perché ci santifica. Attorno all’Eucaristia, questa stessa mensa diventa annuncio di speranza nelle prove della storia e nelle ingiustizie che vediamo attorno a noi. Diventa segno della carità di Dio, che in Cristo ci invita a condividere quel che abbiamo, affinché sia moltiplicato nella fraternità ecclesiale”.
“Facendosi uomo per salvarci – ha detto ancora il Papa – Gesù ha voluto condividere i bisogni dell’umanità, a partire da quelli più semplici e quotidiani. La fame rivela allora non solo la nostra indigenza ma soprattutto il suo amore: ricordiamolo ogni volta che incrociamo lo sguardo con il fratello e la sorella che manca del necessario”.
“Essere testimoni di Cristo, imitando i suoi gesti d’amore, comporta spesso difficoltà e ostacoli, sia fuori che dentro di noi, dove l’orgoglio può corrompere il cuore. Se anche qualche volta vacilliamo – ha spronato – Dio ci incoraggia sempre”.
Ai giovani africani il Papa ha chiesto di moltiplicare “i vostri talenti con la fede, la tenacia, l’amicizia che vi animano. Siate voi per primi i volti e le mani che portano al prossimo il pane della vita: cibo di sapienza e di riscatto da tutto ciò che non ci nutre, ma anzi confonde i nostri buoni desideri e ci ruba dignità. Anche nel vostro Paese così fecondo, il Camerun, molti sperimentano la povertà, sia quella materiale sia quella spirituale. Non cedete alla sfiducia e allo scoraggiamento; rifiutate ogni forma di sopruso e di violenza, che illudono promettendo guadagni facili ma induriscono il cuore e lo rendono insensibile. Non dimenticate che il vostro popolo è ancora più ricco di questa terra, perché il suo tesoro sono i suoi valori: la fede, la famiglia, l’ospitalità, il lavoro. Siate dunque protagonisti del futuro, seguendo la vocazione che Dio dona a ciascuno, senza lasciarvi comprare da tentazioni che sperperano le energie e non servono al progresso della società”.
“Il Signore – ha concluso Leone XIV rivolgendosi ancora ai giovani – libera dal peccato e dalla morte. Annunciare con costanza questo Vangelo è la missione di ogni cristiano: è la missione che affido specialmente a voi giovani e a tutta la Chiesa che vive in Camerun. Diventate la buona notizia per il vostro Paese, come lo è, ad esempio, il Beato Floribert Bwana Chui per il popolo congolese. Insegnare vuol dire lasciare il segno: è. così che l’annuncio cristiano cambia la nostra storia, trasformando le menti e i cuori. Annunciare Gesù Risorto significa tracciare segni di giustizia in una terra sofferente e oppressa, segni di pace tra rivalità e corruzioni, segni di fede che ci liberano dalla superstizione e dall’indifferenza”.





