“Una rottura non aveva senso, da nessuna parte. La diplomazia non taglia mai i ponti. Si rivendica un diritto, ma poi si lascia sempre una strada aperta. Questo dev’essere il principio”. Lo dice, in una intervista al Corriere della Sera, il cardinale Fernando Filoni, tra i grandi diplomatici della Santa Sede, Gran Maestro all’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme. “Che le autorità israeliane abbiamo garantito ai rappresentanti delle Chiese di celebrare al Santo Sepolcro è senz’altro una svolta positiva, un primo passo importante. Come ha detto il cardinale Pizzaballa, si tratta di trovare soluzioni concrete”. Quando ha saputo che il Santo Sepolcro era chiuso la Domenica delle Palme “Mi sono detto: ecco, siamo arrivati al punto in cui non si conoscono più i limiti. La sicurezza ha una sua logica ed è importante, chiaro. Ma ci sono anche i sentimenti dei credenti – dice – c’è la libertà religiosa da garantire. Non si può ignorare questo aspetto”.
“La sicurezza non può essere il solo criterio di giudizio. Del resto, la deve valutare chi vive sul posto e sa che cosa si può e non si può fare. La Santa Sede segue tutto con attenzione e valuta i passi opportuni, nel caso. Garantire la sicurezza, ma permettere almeno un’apertura moderata – ribadisce -. I luoghi sacri non possono rimanere chiusi. È anche una questione di buon senso e credo che le autorità di Israele se ne rendano conto, ognuno deve poter esprimere la propria fede, ebrei, cristiani, musulmani. La Terrasanta vive di questo, non è un museo archeologico. C’è stato un incidente, diciamo così, ma non devono venir meno i principi fondamentali. Spero che questa svolta serva in futuro. Del resto, non è che le case siano più garantite dei luoghi di culto. Non dico grandi assembramenti, ma un minimo: non impediamo una presenza della comunità di fedeli in preghiera. Sarebbe un segnale importante. Gerusalemme è stata assediata o distrutta decine di volte, un ritorno periodico della sofferenza. Ma la Terrasanta appartiene a tutti. Impegnarsi per la convivenza significa lavorare alla pace. Come diceva papa Francesco, se la Terrasanta non è un luogo di fraternità, quale altro luogo del pianeta può diventarlo?”.
“Ho scritto una lettera a tutti i membri dell’Ordine del Santo Sepolcro – spiega il cardinale Filoni – chiedendo a ciascuno di vivere la Settimana Santa come un pellegrinaggio spirituale a Gerusalemme.
Siamo legati alla Terrasanta dal XIV secolo, là è il centro della nostra attività, ma sappiamo che in questi tempi non possiamo raggiungerla come pellegrini. Tuttavia, possiamo continuare a pregare, a impegnarci a favore delle popolazioni e sostenere ogni iniziativa per una convivenza pacifica”.




