Allarme per l’analfabetismo anche in ambito religioso e un invito invece in direzione opposta, a “non avere paura” per quanto riguarda la composizione sempre più multietnica delle scuole italiane.
A dirlo è la Nota pastorale “L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo”, approvata dall’81esima Assemblea generale della Cei e diffusa oggi che fa il punto sull’insegnamento cattolico nella scuole italiane a 34 anni (era il 1991) dall’ultima nota in merito.
Ne emerge un’analisi dei mutamenti dello scenario scolastico per effetto delle migrazioni e dei cambiamenti tecnologici con la sfida dell’Ia dei social media e dell’appiattimento dettato dall’algoritmo. Ma ci sono aspetti positivi per la Chiesa: si conferma il dato di un’alta adesione all’ora di religione: superiore all’80% a livello nazionale”.
“Si conferma la validità di una presenza scolastica che rispetta la libertà di coscienza di tutti e assicura un fondamentale servizio educativo”, commenta il presidente, il card. Matteo Zuppi, “l’Insegnamento della religione Cattolica ha saputo aprirsi al confronto e al dialogo proprio grazie all’identità che la contraddistingue, che ne valorizza la portata culturale e formativa”.
“La composizione della popolazione scolastica sempre più multietnica, presenta provenienze e condizioni sociali diversificate e una molteplicità di appartenenze e tradizioni religiose”, sottolinea la Nota, “deve essere letto non con paura, ma come un’opportunità e un dono”.
Più allarmante per la Cei è la sfida dell’indifferenza religiosa. “Sebbene non sia venuta meno la domanda di spiritualità – si osserva – si registra una crescente indifferenza rispetto alla pratica religiosa, con l’emergere di un certo analfabetismo religioso”. “Viviamo un tempo – afferma anche la Nota – in cui l’intelligenza artificiale, le biotecnologie, l’economia dei dati e i social media stanno trasformando profondamente la nostra percezione e la nostra esperienza della vita. In questo scenario, la dignità dell’umano rischia di venire appiattita o dimenticata, sostituita da funzioni, automatismi, simulazioni. Ma la persona non è un sistema di algoritmi: è creatura, relazione, mistero”.
“La scuola – scrive ancora Zuppi – è impegnata a sviluppare percorsi di accoglienza e di integrazione che interpellano anche l’Insegnamento della religione cattolica e richiedono costanti aggiornamenti. Se da una parte questo nuovo scenario comporta problematiche inedite e complesse, dall’altra offre indubbie opportunità di dialogo e di confronto sia dal punto di vista educativo e culturale sia in ambito religioso”. “Per la sua fisionomia di insegnamento finalizzato alla formazione integrale dello studente attraverso la conoscenza della tradizione religiosa cattolica – spiega infatti -, l’Irc costituisce un percorso interessante per accompagnare gli alunni, compresi coloro che provengono da tradizioni diverse, ad avere consapevolezza del patrimonio culturale e religioso del nostro Paese e, nello stesso tempo, può essere uno spazio fecondo per la conoscenza di altre esperienze religiose, favorendo un dialogo costruttivo”.
Del resto, è propria a scuola, sottolinea la Cei, che ci si confronta con le maggiori sfide del nostro tempo: “La questione ambientale e climatica, quella dello sviluppo sostenibile, la necessità di superare le disuguaglianze e l’urgenza di promuovere una vera cultura dell’accoglienza e del dialogo, fino al superamento della logica della guerra per una convivenza pacifica e solidale”. (ANSA).






