Partendo dalla domanda di oggi del Vangelo, «Nella Legge, qual è il grande comandamento?», il pontefice nelle parole prima della recita dell’Angelus della domenica, incentra la sua meditazione sul tema dell’amore. I fedeli in piazza lo attendono, attendono queste parole di speranza pronunciate dal Vicario di Cristo sulla terra, dal loro pontefice.
E, al centro dell’amore, papa Leone XIV pone il nostro rapporto con Dio: qui è da trovarsi la dimensione dell’amore: “Non basta, infatti, sapere che Dio esista, che sia l’unico, o che sia l’Onnipotente; il Signore cerca da noi una relazione personale: l’unico vero Dio vuole diventare il nostro Dio. Nell’incontro con Lui, il comandamento dell’amore non è un obbligo, né una imposizione”.
E da ciò, poi passa al termine di “amore autentico”: “Quando è risposta al suo amore che sempre ci precede. Da qui il bisogno di una totalità che coinvolga l’intera persona: cuore, anima, mente”.
Cuore, anima e mente che devono essere impegnati nella “relazione con Dio” così da diventare noi capaci di guardare noi stessi “e il prossimo con lo stesso sguardo di Cristo,secondo la sua prospettiva. In questo modo, l’egoismo è vinto e anche l’amore per sé stessi si fa carità: la nostra esistenza si volge verso l’altro e diventa dono per chi ci sta accanto”.
Cita, alla fine, Santa Teresa di Gesù Bambino: “Solo l’amore – scriveva – spinge all’azione le membra della Chiesa; spento questo amore, essa non annuncerebbe più il Vangelo”. Il tema segue alla Chiesa, in questo caso. Senza il Vangelo – sottolinea il pontefice – “la nostra fede verrebbe privata del suo contenuto, le nostre buone opere si ridurrebbero a moralismo, la nostra speranza sarebbe vana”. E aggiunge: “Non possiamo amare veramente Dio senza che questo amore straripi nell’amore verso i fratelli e le sorelle. E non possiamo amare davvero il nostro prossimo se non come figli di uno stesso Padre che ci ha amati per primo nel suo Figlio Gesù”.
E dopo la recita della preghiera mariana alcune parole riguardo “ la grave situazione umanitaria nello Yemen” e “in particolare nella città di Taiz,dove la popolazione soffre per la mancanza di cibo, acqua e cure mediche”.Rivolge “un accorato appello affinché cessino le ostilitàe venga garantito al popolo yemenita ea tutti i popoli della regione di vivere nella pace”. Poi, ancora: “ Assicuro la mia preghiera per quanti sono rimasti uccisi e feriti venerdì scorso nell’attentato terroristico contro i fedeli della chiesa ortodossa di Saint George a Hammoud in Giordania. Sono vicino a quella comunità e all’intero paese che si distingue per la pacifica convivenzae il rispetto tra le diverse religioni”.
Infine: “Continuiamo insieme a pregare per la pace” e ricorda l’appuntamento di dopodomani, 27 ottobre, ad Assisi (il papa in un primo momento doveva recarsi nella città di san Francesco, ma dopo l’operazione gli è stato consigliato dai medici di non fare viaggi almeno per il momento): “Uniamoci spiritualmente ai capi di chiese e ai leader religiosi che si raduneranno ad Assisi nel quarantesimo anniversario dell’incontro convocato da San Giovanni Paolo II. Mai come oggi è evidente che le guerre, oltre a seminario morte e distruzione, impoveriscono e danneggiano il mondo. Che il Signore ispira scelte di dialogo e di pace”.






