Migliaia di fedeli sono arrivati con ore di anticipo, con abiti tradizionali e cappellini di paglia, attrezzati con seggiolini pieghevoli. Aria di festa e di solennità per la cerimonia di consacrazione di quattro nuovi vescovi della Fraternità di San Pio X. Monsignor Alfonso de Galarreta, vescovo consacrante, sussurra al microfono le formule liturgiche rigorosamente in latino. Volge le spalle ai 17mila presenti, stimati dagli stessi organizzatori, provenienti da una settantina di Paesi.
I futuri vescovi (lo svizzero Pascal Schreiber, lo statunitense Michael Goldade, i francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier) sono raccolti e circondati da uno stuolo di chierici
In questo stesso momento scatta la scomunica papale, ma i lefebvrian itirano dritto sulle consacrazioni episcopali, ignorano l’ultimo appello del Papa e vanno incontro allo scisma. Un altro, 38 anni dopo la scomunica di Giovanni Paolo II.
«Chiesa» e «Tradizione» sono le parole che ricorrono quando arriva l’omelia in francese. Sulle collinette che circondano la struttura che ospita la cerimonia, i presenti ascoltano in silenzio. «Per noi non cambia niente», spiegano se interrogati, «noi non facciamo niente contro la Chiesa, ma avevamo bisogno di nuovi vescovi per far vivere le nostra comunità». «Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa» ha detto il Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, don Pagliarani.
La Fraternità San Pio X – i Lefebvriani- e’ un gruppo tradizionalista che prende il nome da Marcel Lefebvre, sacerdote francese della Congregazione dello Spirito Santo, oppositore del Concilio Vaticano II. Nato a Tourcoing nel 1905, il sacerdote (ha operato in Africa come missionario in Gabon, come vescovo nel Senegal), e’ stato una delle voci più critiche sulle innovazioni introdotte nella Chiesa a inizio anni ’60: dalla riforma liturgica con l’addio alla messa in latino al documento Dignitatis Humanae sulla libertà religiosa. Nel 1970, Lefebvre fonda in Svizzera la Fraternità Sacerdotale Pio X, ispirata al pensiero di papa Sarto che a inizio ‘900 si era fatto promotore di una visione anti-modernista della Chiesa. L’organizzazione, inizialmente riconosciuta dalla Santa Sede, ha continuato a celebrare la messa senza le novità introdotte dal Concilio mentre pubblicamente il vescovo francese attaccava le riforme introdotte a Roma bollandole come “neo moderniste” e “neo protestanti”.
Un anno dopo lo scioglimento, nel 1975, della Fraternità con un atto firmato dal vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo Pierre Mamie in accordo con il Vaticano, si consuma lo strappo tra Lefebvre e Paolo VI. Il Pontefice tenta una mediazione, ma il 29 agosto 1976 il vescovo celebra messa a Lille davanti a 10mila fedeli violando la sospensione a divinis in vigore da luglio. A fine anni ’80, Lefebvre dichiara la volontà di ordinare vescovi che incarnassero al meglio i valori della Fraternità Sacerdotale Pio X anche dopo la sua morte. Nonostante i ripetuti avvertimenti di Wojtyla, il 30 giugno 1988 l’ordinazione senza mandato papale di quattro religiosi da parte di Lefebvre. Per Giovanni Paolo II le nomine configurano lo scisma. Benedetto XVI tese una mano ai Lefebvriani rimettendo la scomunica. La Fraternità San Pio X e’ presente in oltre 70 Paesi del mondo , ha circa 700 sacerdoti, 250 suore e oltre 250 seminaristi .






