“Le religioni sono custodi della vita”. Di fronte ai rappresentanti di varie confessioni religiose nel Centro Congressi Robert Schuman, a Metz, Leone XIV delinea l’impegno comune degli uomini di fede: dialogare per la pace, dialogare per difendere la vita.
Il Papa è arrivato a Metz questa mattina, dopo un breve volo da Lourdes, per quella che è l’ultima tappa del viaggio in Francia. In una città ancora segnata dalle ferite della Seconda Guerra Mondiale, il venerabile Robert Schuman dava il via all’idea europea, trasformando – sono le parole del Papa – “le vecchie linee di frattura in ponti di speranza in tutta l’Europa, diventando un vero ambasciatore dell’unità nella diversità”.
Il Papa arriva accolto dai capi delle varie religioni, e attraversa ai corridoi del Centro Schuman mentre una musica epica ne prepara l’arrivo. Prima del suo discorso, viene letto l’Appello di Metz, un comune impegno delle religioni alla pace e all’impegno, che viene firmato da tutti dopo l’incontro.
Nel suo discorso, Leone XIV prende le mosse proprio dal padre fondatore dell’Europa per ribadire il suo appello a tutti gli uomini di fede, e soprattutto reiterare il suo appello a favore della vita umana che si era già delineato con la denuncia delle “morti programmate” nel suo primo discorso del viaggio francese, di fronte al corpo diplomatico, e che era diventato fortissimo a Lourdes, quando Leone XIV ha tuonato che “ciò che è legale non è morale”, rispondendo così alla legge sull’eutanasia approvata dal Parlamento poco prima dell’arrivo del Papa.
Le religioni devono essere in dialogo, nota Leone XIV, perché “dialogare non sminuisce la nostra identità, ma la esprime con semplicità e verità aprendosi alla diversità dell’altro”, e in fondo anche il grande filosofo Paul Ricœur notava che il dialogo “è la via attraverso la quale riconosciamo l’alterità come una promessa e non come una minaccia”.
Il Papa sottolinea che “invocare il nome di Dio per legittimare la violenza o l’oppressione costituisce una profanazione di questo nome”,poiché “nulla di ciò che deturpa la dignità umana può rivendicare un’autentica ispirazione divina”.
Per questo, Leone XIV sottolinea che il discorso religioso “deve esortare costantemente a disarmare i cuori e le parole”, perché “se la fecondità delle tradizioni religiose si manifesta innanzitutto nel loro servizio alla pace e alla fratellanza, essa si esprime anche nella loro capacità di proteggere, accompagnare e servire la vita”.
Le religioni sono “custodi della vita”, ne affermano il valore sacro, e “servire la vita significa circondarla di cure, presenza e tenerezza, soprattutto nella prova, fino alla fine”.
Leone XIV invita quanti sono aperti alla trascendenza ad offrire “punti di riferimento solidi, in particolare ai giovani, per costruire una comunione che rispetti a valorizzi la dignità di ogni persona umana”.
L’ incontro “Alle Radici dell’Europa per la Pace e l’unità”
La richiesta agli europei di essere “costruttori di comunità” arriva al termine di un denso e lungo discorso, costellato dall’ideale di Schuman di un’Europa che si adoperi per la pace, per il diritto internazionale, per il multilateralismo, e imbevuto dell’idea delle radici cristiane dell’Europa. E, guardando alle nuove generazioni, il Papa fa un appello affinché sappiano coltivare la pace, costruire comunità e difendere la vita dal concepimento alla morte naturale.
La seconda tappa del passaggio di Leone XIV a Metz è l’incontro “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”, un incontro che si definisce come un ricordo del venerabile Robert Schuman, il padre dell’Unione Europea, che veniva da Metz e che “da questa regione, con le sue vicissitudini nel XIX e nel XX secolo, che ha tratto ispirazione per contribuire a plasmare l’Europa di oggi e di domani attraverso la sua celeberrima Dichiarazione del 9 maggio 1950”.
Arrivano anche alcuni rappresentanti di Stato, incluso il principe Alberto di Monaco, e prima del discorso del Papa parlano il Cardinale Jean-Marc Aveline, presidente della Conferenza Episcopale Francese, e il presidente francese Emmanuel Macron, che ha deciso di partecipare anche alla Messa di stasera di Metz, dopo che aveva fatto sapere che non sarebbe andato a nessuna celebrazione del Papa.
La Dichiarazione Schuman – ricorda Leone XIV – “segna allo stesso tempo il punto di partenza e di arrivo del suo impegno per la riconciliazione e l’unità del continente europeo, che ha segnato tutta la sua vita”.
Leone XIV parte dalle radici di una Europa della quale “è difficile dare una definizione”, perché lo stesso continente ha “gradualmente preso coscienza di sé”, cominciando dall’Impero Romano e integrando le culture germaniche e slave. Per questo, l’Europa va “intesa come una realtà culturale e storica ancora prima di essere una realtà geografica”, che ha attraversato crisi e rinascite ed è progredita “quando è stata capace di elaborare gli aspetti positivi del suo passato, riproponendoli in forme nuove e creative grazie all’incontro con l’altro”.
Leone XIV ricorda come, prima di tutto, San Benedetto e i suoi monaci hanno influenzato l’Europa, perché “senza questa coltivazione monastica, la civiltà europea così come la conosciamo non esisterebbe”.
Insomma, “non si può parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo”, e – nota il Papa – lo sapeva anche Schuman quando affermava che “il cristianesimo ha insegnato l’uguaglianza di natura di tutti gli uomini, figli dello stesso Dio, redenti dallo stesso Cristo, senza distinzione di razza, colore, classe o professione. Ha fatto riconoscere la dignità del lavoro e l’obbligo, per tutti, di impegnarvisi. Ha riconosciuto il primato dei valori interiori che, soli, nobilitano l’uomo. La legge universale dell’amore e della carità ha fatto di ogni uomo il nostro prossimo, ed è su di essa che da allora si basano le relazioni sociali nel mondo cristiano”.
Ma Leone XIV guarda anche ad Alcide De Gasperi, che parlava di un “retaggio comune europeo”.
Insomma, “il riferimento al debito della cultura europea verso il cristianesimo permette di comprendere meglio quanto l’apertura al trascendente sia sempre una dimensione costitutiva della persona umana e una fonte viva di civilizzazione”.
Il Papa apprezza l’articolo 17 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, che regola il rapporto e il dialogo dell’unione con le religioni, il che permette di “risalire alla fonte dei valori che costituiscono il fondamento della convivenza civile”, la cui universalità va riscoperta a partire proprio “dalle proprie radici e dall’apertura al dialogo con l’altro”.
Leone XIV sottolinea che ciò è necessario “per riscoprire il ruolo centrale della persona umana e dare un’effettiva consistenza a parole come libertà, democrazia, pace e unità”.
Il movimento di “riscoperta e dialogo” permette anche di “ritrovare il giusto equilibrio tra i diritti stessi”, di fronte a fenomeni come le migrazioni di massa di “tanti uomini e donne in fuga da teatri di guerra o persecuzione, o in cerca di una vita migliore lontano dalla povertà e dalla miseria”.
Ma non basta “accogliere”, serve anche di “integrare nella propria famiglia”, cogliendo “la portata storica di ciò che sta accadendo, vale a dire un incontro senza precedenti tra popoli e culture che chiama a una riscoperta creativa delle nostre radici e, allo stesso tempo, a un ascolto attento dell’altro”.
Secondo Leone XIV, la possibilità del dialogo è data proprio dalla “universalità dei valori fondanti dell’Europa”.
Leone XIV ricorda che “Robert Schuman, che ha conosciuto confini in continua evoluzione, ha contribuito a gettare le basi di un’Europa consapevole dell’urgenza di abbattere i muri che la laceravano”, formato come era in un cristianesimo che gli ha trasmesso il valore dell’uguaglianza, mentre i territori da cui proveniva passavano di mano in mano e lo educavano alla “importanza del diritto internazionale e al valore della parola data”.
Il primo insegnamento di Schuman, sottolinea il pontefice, è “un profondo desiderio in di pace”, quanto più cruciale nel momento in cui la guerra “è riapparsa, anche in Europa”, cosa che impone di “impegnarsi in un dialogo paziente, mostrare coraggio nella negoziazione ed essere pronti a sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace”.
La pace non è “ingenuo irrenismo”, ma bisogna anche guardarsi “dall’illusione del riarmo”, perché “favorire la pace è un’opera attiva” e ci si deve chiedere stiamo “realmente facendo sforzi creativi per promuovere la pace mondiale, o se stiamo semplicemente cercando di arginare l’emorragia della guerra”.





