Dopo quattro giorni trionfali il Papa saluta la Francia con una messa. Lo fa a Metz, nella cattedrale di santo Stefano patrono della città il cui campanile è anche faro. Una liturgia di grande impatto come lo sono state tutte in Francia. E Leone XIV torna a parlare di Europa. Commenta Isaia con tre immagini: il deserto, il giardino e la casa. La sobrietà, la bellezza della vita retta e la casa come luogo di pace: “Notiamo che, se il deserto e il giardino sono contesti in cui prevale l’azione di Dio, che fa germogliare e crescere, la costruzione di una casa richiede invece un contributo più diretto e più importante da parte dell’uomo, con l’impiego di forze e competenze, attraverso uno sforzo comune, un vero e proprio “lavoro di cantiere””. La pace è dono di Dio ma “richiede una risposta da parte degli uomini”.
E mentre “oggi, nel mondo, assistiamo a tanta violenza, manipolazione e arroganza, a diversi livelli, Gesù ci insegna come trasformare il deserto in un’oasi, come piantare giardini e costruire case. Ci indica la via che passa attraverso il perdono, la misericordia e la magnanimità”. Non debolezza, ma contrasto agli atteggiamenti di “vendetta, la rivalsa e il rifiuto”: “E quale futuro per l’umanità lasciano intravedere le relazioni e i sistemi permeati dalle logiche spietate che derivano da questi atteggiamenti? Voi che siete i figli di questa terra, lacerata in passato da conflitti fratricidi, sapete bene che non è vero che chi si vendica è più forte di chi perdona. Non è vero che chi non cede è più forte di chi cerca la riconciliazione. Non è vero che chi se ne va sbattendo la porta è più forte di chi affronta lo sforzo di camminare insieme”.
Leone ricorre al sua amato Agostino, al De civitate Dei in cui “parla anche della pace tra gli uomini come del frutto di una “tranquillitas ordinis”, in cui ciascuno riconosce e rispetta nell’altro una dignità e un ruolo unici e sacri”.
Valori che sono fondamento dell’Europa e cita San Giovanni Paolo II, ricorda il contributo del monachesimo e di “san Crodegango, instancabile Pastore di questa comunità, che proprio qui, nella Regola dei canonici, ha dato una forma visibile alla comunione ecclesiale”.
Quali sono questi valori?: “il primato della persona e il carattere sacro e inviolabile della vita umana, in tutte le sue fasi e in ogni circostanza; la tutela della libertà degli individui; l’importanza primaria della famiglia come fondamento della società; l’attenzione verso i poveri e i più bisognosi; l’accoglienza dello straniero, il rispetto degli anziani”.
Le vetrate della cattedrale, una “biblia pauperum”, dicono “che la luce del Signore non cancella le specificità, ma unisce storie e culture diverse in un unico e meraviglioso mosaico di pace, necessario alla nostra epoca, lacerata da nuove divisioni e da nuovi conflitti”. Il Papa ricorda Marc Chagall: “le opere di questo grande pittore ebreo, incastonate nelle pareti della Cattedrale, trasformano la “Lanterna del Buon Dio” in uno straordinario simbolo ecumenico e di dialogo interreligioso”. E allora “contemplando queste vetrate, impariamo che il futuro dell’Europa non risiede nell’uniformità, ma nell’armonia delle differenze, dove la ferita del passato diventa una fessura che lascia filtrare luce”. Ecco la identità della Chiesa: “anche noi utilizziamo strutture, che hanno senso solo nella misura in cui ci aiutano a portare al mondo la luce del Vangelo”.
Il grazie di Philippe Ballot, Arcivescovo-Vescovo di Metz è un programma di lavoro: “Là dove, oggi, ci sono conflitti, la speranza di vedere i nemici parlarsi e diventare amici non è un’illusione perché si è concretizzata qui”.
Al suo arrivo il Papa ha formato il libro d’onore e ricevuto dal sindaco una racchetta da tennis.
Terminata la messa il Papa si reca all’aeroporto per il rientro a Roma e in Vaticano.




