Nel 1969 il mondo sembra capovolgersi. Una rivoluzione mai conosciuta prima, che ha minato alle fondamenta il modo di vivere e i criteri ideologici, sembra preludere a cambiamenti epocali. Crisi economica e pericolose tensioni internazionali, la guerra nel Vietnam, terrorismo, organizzazioni criminali in nuovo, distruttivo assetto… E la Chiesa che traballa, mentre da più parti si esulta pensando che finalmente il residuo religioso medievale che incatena le libertà personali e l’autorealizzazione di ogni individuo sarà spazzato via.
Ma qualcuno vede le cose diversamente, attraverso un’ottica che spazia nei secoli della tormentata storia umana. Ricorda, ad esempio, ciò che è successo prima, durante e dopo la Rivoluzione francese. E che nel febbraio del 1798, quando le truppe francesi occupano Roma e proclamano la Repubblica Romana il generale Haller ordina l’arresto e l’espulsione del Papa dalla città. L’anziano e malato Pio VI (ha 81 anni) è costretto a un lungo e faticoso viaggio attraverso l’Italia e la Francia, prima a Grenoble e infine nella fortezza di Valence, dove more il 29 agosto 1799. Si dichiara che ormai siamo arrivati a “Pio VI e ultimo”, il papato è finito. E invece…No, non sarà così, il papato è ancora qui e ci saranno pontefici grandissimi, beati e santi, insieme a giganti della spiritualità e della fede. Ci saranno le apparizioni di Lourdes e poi di Fatima, la dottrina sociale della Chiesa espressa dall’enciclica Rerum Novarum del 1891, così ancora poco conosciuta e ricca di idee che magari si citano senza sapere che radici hanno, un rifiorire della vita cristiana, con tanti uomini e donne coraggiosi e illuminati, tanti martiri.
Lo spiega e lo scrive Joseph Ratzinger, a cominciare proprio da quel difficile 1969. I classici, se sono autenticamente tali, hanno il potere di far sembrare attuale ciò che hanno scritto, anche se secoli o persino millenni fa. E’ quel che succede quando si leggono i testi di Ratzinger-Benedetto XVI. Chi sostiene che la sua scrittura, come del resto la teologia in generale, è ardua da comprendere, che parte da una tetragona visione della realtà perché in un ottica di fede esclusiva, non ha realmente letto i suoi scritti, o lo ha fatto parzialmente, così come logicamente studiare teologia non è cosa da tutti, ma i suoi fondamenti dovrebbero essere conosciuti su vasta scala per capire molto meglio e più ampiamente la realtà stessa.
Avvicinandosi il centenario della nascita e a poco più di tre anni dalla scomparsa, la sua eredità appare sempre viva e fonte di ispirazione. I suoi libri vengono editi e riediti, analizzati e commentati, le sue meditazioni e i suoi insegnamenti teologici aprono nuove prospettive.
E’ da poco in libreria “La fede del futuro. Il futuro della Chiesa”, per le edizioni Cantagalli, con la prefazione del cardinale Pietro Parolin, che contiene testi di lezioni, conferenze, omelie, in un ampio arco temporale. Ne avevamo brevemente parlato nelle settimane scorse, e ora abbiamo considerato opportuno (per non dire necessario) dedicare uno spazio preciso a questo libro. Questi giorni colmi di angoscia per il futuro, quello immediato, quello del giorno dopo, nella prospettiva dell’escalation della guerra e del modo di pensare e di comunicare sempre più vuoto e aggressivo, sempre più minaccioso, la tecnologia che invade l’esistenza a livello globale, c’è anche questa domanda che incombe: la fede ha ancora un ruolo nella costruzione del mondo che verrà? A quale Dio si crede oggi e fino a quando si riuscirà a credere? La Chiesa continuerà ad esistere? Ratzinger queste domande le ha poste sin dalla fine degli anni Sessanta, quando è stato pubblicato per la prima volta questo libro, le cui tesi oggi sono più che mai attuali.
Le “profezie” di Ratzinger non sono, come lui spiega benissimo, applicazioni scientifiche o visioni estatiche; nascono dall’analisi lucida del presente ma con una conoscenza del passato, senza vani ideologismi e tantomeno prese di posizione politiche. La vera fede non sa che farsene delle etichette di destra e sinistra, tradizionalismo e progressismo. Tradizione non vuol dire passatismo, e chi dice che i dogmi sono concetti superati e soffocanti, non vive nella prospettiva della fede autentica, che quotidianamente cerca di incarnare la parola di Cristo ma guarda all’eternità. Ratzinger vede il futuro in una chiesa piccola, semplice e interiorizzata. La Chiesa perderà molto ed arriverà quasi ad estinguersi, ma guadagnerà molto nella sua capacità di testimoniare una verità che ormai non sarà più riconosciuta. “Dalla crisi attuale emergerà una Chiesa che avrà perso molto… Ma io sono anche certissimo di ciò che rimarrà alla fine: non la Chiesa del culto politico… ma la Chiesa della fede. La Chiesa conoscerà una nuova fioritura”. Un orizzonte di speranza, nonostante tutto e contro tutto, che si può contemplare con gli occhi della fede “capaci di vedere l’invisibile e il cuore del credente può sperare oltre ogni speranza”.






