È anche autore di numerosi libri alcuni con la prefazione di Papa Francesco e, ultimamente, Viganò ha lavorato alla creazione di una serie di quattro piccoli web doc sulla stessa Sindone. Lo scambio di vedute tra i due docenti universitari sarà argomento interessante di discussione anche in presenza del regista Belluco che parlerà del suo nuovo film con, tra gli altri protagonisti, gli attori Giancarlo Giannini, Raul Bova e Mattia Sbragia.Un incontro tra cinema e scienza che vuole essere di divulgazione e di terza missione universitaria per raccontare alla gente comune come si produca ricerca all’interno dell’università e spiegare come diversi settori disciplinari possano interagire tra loro per svelare misteri che, nel caso della Sacra Sindone, sono connotati tra scienza e miracolo.
Viganò, vice cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze nel 1987 coordinò i gruppo di studio in vista dell’esame del carbonio 14.
“Il fascino della Sindone – afferma Viganò – è il medesimo che San Giovanni Paolo II aveva riassunto in maniera esemplare. La Sindone “è specchio del Vangelo, e provocazione all’intelligenza”. “Tralasciando la storia e le polemiche attorno alle prime fotografie, è nel 1977 che, in previsione dell’ostensione del 1978, un gruppo di 30 scienziati, chiesero al Card. Ballestrero di procedere con uno studio che chiarisse quale fosse la natura dell’immagine. Lavorarono per 120 ore continuative, dandosi il cambio, ci fu anche un’equipe di studi italiana, che si occupò del prelievo di campioni per cercare di capire la natura del sangue. Il gruppo escluse nella maniera più totale che si trattasse di un manufatto realizzato con tecniche note. Non vi sono tracce di leganti, di pittura o interventi manuali. Sono riusciti a definire la natura dell’immagine, cioè un’ossidazione disidratante delle fibrille superficiali del lino. Il quale non penetra all’interno del filo stesso, infatti sul retro non è visibile l’impronta, tranne le macchie di sangue che hanno avuto un’origine differente. Quello che rimane un grosso mistero e che non riusciamo a chiarire, è come possa essersi formata questa impronta”.
“Quindi è un’immagine – prosegue Viganò – di cui conosciamo la natura ma non l’origine. Quelli del 1977 sono gli ultimi risultati di carattere strettamente scientifico se si esclude il 1988 con il complesso risultato del carbonio 14. Come è noto, nel 1988 venne prelevato un piccolo campione che a sua volta venne diviso in sotto campioni che vennero datati con il metodo del radiocarbonio. I risultati che emersero furono che la Sindone, il telo della Sindone, è stato tessuto tra il 1260 e il 1390. Su tale esperimento si sono aperti dibattiti e accese critiche anche tra istituti di ricerca ma sempre più siamo dinanzi a una comune convinzione che non si possa assolutamente pensare la Sindone come un falso medievale”.




