“Soprattutto nell’era atomica, l’affermazione della verità deve farsi strada: non sono le armi atomiche che generano la pace, ma il disarmo”. Lo scrive Leone XIV nell’introduzione al libro in uscita dell’editrice vaticana, “Disarmata e disarmante. La pace è un dono”, una antologia dei vari interventi del Papa sulla pace da quando è stato eletto, curata da Alessandro Banfi.
“Tale verità, che sembrava acclarata nei decenni scorsi, durante i quali abbiamo assistito ad una de-escalation nucleare, è stata offuscata da una corsa agli armamenti che oggi spaventa e atterrisce”, scrive ancora il Papa, come anticipato da alcuni quotidiani, tra i quali Corriere della Sera, Repubblica, Stampa e Avvenire.
Il Papa cita anche Bob Dylan che “rivolgendosi figurativamente alla Bomba atomica, in una sua composizione poetica” scriveva: “Ti odio perché ti ha fatto l’uomo e l’uomo ti possiede e l’uomo ti maneggia” (Go Away You Bomb , 1963).
“La Chiesa pone umilmente oggi all’attenzione di tutti una domanda: la specie umana deve continuare ad abitare la Terra? La combinazione del dominio cibernetico con il riarmo globale induce a porre seriamente tale questione. La pace cerca testimoni. Quest’antologia ce lo fa presente con la forza di tanti volti. Le figure di cui qui si parla, tra cui il beato Floribert Bwana Chui, i servi di Dio Giorgio La Pira e Dorothy Day, sono emblematiche di tanti uomini e donne che, in prima persona, hanno favorito la pace, vincendo la tentazione della corruzione, soccorrendo i poveri, favorendo la diplomazia”, le parole di Leone XIV.
“Accanto a uomini e donne conosciuti, la pace è incarnata da ‘protagonisti non famosi’ che hanno seguito la propria coscienza. È già accaduto nella storia che si arrivasse vicini alla catastrofe nucleare. Le cronache – ricorda il Papa – raccontano che la decisione di un singolo uomo, l’ufficiale sovietico Stanislav Petrov, contribuì a evitare una possibile guerra atomica globale: era il 26 settembre 1983. I radar del bunker vicino a Mosca, dove Petrov era di guardia, segnalarono il lancio di diversi missili balistici intercontinentali dagli Stati Uniti diretti verso l’Unione Sovietica. Si trattava però di un errore del sistema satellitare sovietico di localizzazione. Petrov, contravvenendo agli ordini, decise di non segnalare il presunto attacco: una scelta compiuta con la coscienza di chi sapeva che quel semplice gesto avrebbe potuto causare milioni di morti”.
Il Pontefice conclude: “Un mondo in cui siano le macchine, per quanto sofisticate e più veloci di noi, a decidere un bombardamento su persone inermi sarebbe davvero spaventoso. La coscienza di un singolo uomo può valere il mondo intero. La pace, infine, ha bisogno di speranza. La Chiesacontinuerà a predicare la carità verso tutti gli uomini e le donne”. (Agenzia SIR).



