Il cinema come strumento di incontro, ascolto e promozione culturale, capace di raccontare l’uomo e interpretare le trasformazioni della società. E’ stato questo il tema al centro dell’incontro che, nel quadro della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ha riunito i media e gli organismi d’informazione della Conferenza Episcopale Italiana, nella giornata promossa dalla Fondazione Ente dello Spettacolo.
Presso l’Italian Pavilion è intervenuto monsignore Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, che ha introdotto la tavola rotonda.
“Mons. Cataldo Naro, vescovo siciliano, morto prematuramente venti anni fa – ha esordito – diceva che ‘si può amare solo ciò che si ammira e si stima’. L’occhio dell’Ente dello Spettacolo è proprio quello di chi vuole conoscere il mondo dello spettacolo guardando all’uomo con ammirazione e stima. Si percepisce, in questo sguardo, una passione autentica. Sono particolarmente contento che qui siano presenti tutti i media della Cei perché, nella fede, Dio si rivela comunicando: questo ci dà la misura di quanto la comunicazione sia importante. Possiamo davvero comunicare ciò che ci attraversa, ciò che ci commuove, permettendo alla nostra umanità di toccare quella degli altri”.
Baturi ha quindi richiamato una frase di Etty Hillesum, scrittrice morta nel campo di concentramento di Auschwitz: «In me non c’è un poeta, in me c’è un pezzetto di Dio che potrebbe farsi poesia. In un campo deve pur esserci un poeta, che da poeta viva anche quella vita e la sappia cantare». «Amiamo il cinema perché è come questo poeta: sa cantare la vita. Buon canto!», ha concluso.
Ha preso poi la parola Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia: «Dio è bello e ama la bellezza. La trasmissione nasce dall’incarnarsi dello spirito, da una testimonianza che va dal cuore alla mente e incontra l’arte nel nostro tempo. A nome della Biennale, desidero ringraziare la comunicazione cattolica. Là dove l’informazione latita, la Chiesa italiana ha saputo testimoniare la necessità dell’incontro e dell’ascolto. Un progetto che è, ancora una volta, un esercizio di coraggio e di libertà».





