«Buongiorno a tutti, buona domenica!». Prima della messa Leone XIV, vestito ancora in bianco senza i paramenti della celebrazione, saluta dal palco ragazze e ragazzi di Tor Vergata. Sono un milione e hanno passato la notte nella spianata ai piedi dei Castelli romani. Prevost lo ripete in spagnolo, in francese, in tedesco. «Spero che abbiate riposato un po’», dice in inglese: «Fra poco inizieremo la celebrazione della messa che è il più grande dono che Cristo ci ha lasciato, la sua stessa presenza reale nell’Eucaristia. Che Dio vi benedica tutti e che questa sia un’occasione davvero memorabile per ciascuno di voi. Quando siamo insieme come Chiesa di Dio , noi seguiamo, camminiamo insieme, viviamo con Gesù Cristo. Buona celebrazione a tutti!».
Siamo fatti «non per una vita dove tutto è scontato e fermo, ma per un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore»: sono le parole di Papa Leone XIV nell’omelia della messa presieduta nella spianata di Tor Vergata, in conclusione del Giubileo dei Giovani. «Aspiriamo continuamente a un “di più” – prosegue – che nessuna realtà creata ci può dare; sentiamo una sete grande e bruciante a tal punto, che nessuna bevanda di questo mondo la può estinguere. Di fronte a essa, non inganniamo il nostro cuore, cercando di spegnerla con surrogati inefficaci! Ascoltiamola, piuttosto!».
Prosegue il pontefice: «La pienezza della nostra esistenza non dipende da ciò che accumuliamo né, come abbiamo sentito nel Vangelo, da ciò che possediamo. È legata piuttosto a ciò che con gioia sappiamo accogliere e condividere». Precisa: «Comprare, ammassare, consumare, non basta. Abbiamo bisogno di alzare gli occhi, di guardare in alto, alle “cose di lassù”, per renderci conto che tutto ha senso, tra le realtà del mondo, solo nella misura in cui serve a unirci a Dio e ai fratelli nella carità, facendo crescere in noi sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, di perdono e di pace. n questo orizzonte comprenderemo sempre meglio cosa significhi che `la speranza non delude´», ha aggiunto il Papa.
«Fate grandi cose e non accontentatevi, se siete inquieti vuol dire che siete vivi. Sull’esempio anche dei santi, come i giovani Frassati e Acutis che saranno canonizzati il 7 settembre prossimo»: lo chiede il Papa ai giovani.
«Tornando nei prossimi giorni nei vostri Paesi, in tutte le parti del mondo, continuate a camminare con gioia sulle orme del Salvatore, e contagiate chiunque incontrate con il vostro entusiasmo e con la testimonianza della vostra fede! Buon cammino!».
Il Papa ha poi ricordato, parlando in spagnolo, le parole pronunciate da Papa Francesco alla Gmg di Lisbona: «Non allarmiamoci allora se ci troviamo interiormente assetati, inquieti, incompiuti, desiderosi di senso e di futuro. Non siamo malati, siamo vivi!». Poi in inglese ha aggiunto: «Nei giorni scorsi avete fatto molte belle esperienze. Vi siete incontrati tra coetanei provenienti da varie parti del mondo, appartenenti a diverse culture. Vi siete scambiati conoscenze, avete condiviso aspettative, avete dialogato con la città attraverso l’arte, la musica, l’informatica, lo sport.Al Circo Massimo, poi, accostandovi al Sacramento della Penitenza, avete ricevuto il perdono di Dio e avete chiesto il suo aiuto per una vita buona».






