”Tutti insieme, perseveranti e concordi, non ci stanchiamo di intercedere per la pace, dono di Dio che deve diventare nostra conquista e nostro impegno”. sono le parole del Papa in piazza San Pietro nel corso della veglia di preghiera per la pace nel mondo.
”In questo Giubileo della spiritualità mariana, – dice – il nostro sguardo di credenti cerca nella Vergine Maria la guida del nostro pellegrinaggio nella speranza, guardando alle sue virtù umane ed evangeliche, la cui imitazione costituisce la più autentica devozione mariana”.
”Attraverso di lei, Donna addolorata, forte, fedele, – l’invocazione del Papa – chiediamo di ottenerci il dono della compassione verso ogni fratello e sorella che soffre e per tutte le creature. Guardiamo alla Madre di Gesù e a quel piccolo gruppo di donne coraggiose presso la Croce, per imparare anche noi a sostare come loro accanto alle infinite croci del mondo, dove Cristo è ancora crocifisso nei suoi fratelli, per portarvi conforto, comunione e aiuto”.
”Abbiate l’audacia del disarmo”, dice il Pontefice ai potenti del mondo in occasione della veglia di preghiera e del Rosario per la pace presieduti in piazza San Pietro. ”Tra le parole di Gesù che non vogliamo lasciar cadere, una risuona in particolare oggi, in questa veglia di preghiera per la pace: quella rivolta a Pietro nell’orto degli ulivi: ”Metti via la spada. Disarma la mano e prima ancora il cuore. Come già ho avuto modo di ricordare in altre occasioni, – dice Leone – la pace è disarmata e disarmante. Non è deterrenza, ma fratellanza, non è ultimatum, ma dialogo. Non verrà come frutto di vittorie sul nemico, ma come risultato di semine di giustizia e di coraggioso perdono. Metti via la spada è parola rivolta ai potenti del mondo, a coloro che guidano le sorti dei popoli: abbiate l’audacia del disarmo!”.
Un monito, sottolinea papa Prevost, rivolto ”al tempo stesso a ciascuno di noi, per farci sempre più consapevoli che per nessuna idea, o fede, o politica noi possiamo uccidere. Da disarmare prima di tutto è il cuore, perché se non c’è pace in noi, non daremo pace”.
Il Papa invita ”ad acquisire un punto di vista diverso per guardare il mondo dal basso, con gli occhi di chi soffre, non con l’ottica dei grandi; per guardare la storia con lo sguardo dei piccoli e non con la prospettiva dei potenti; per interpretare gli avvenimenti della storia con il punto di vista della vedova, dell’orfano, dello straniero, del bambino ferito, dell’esule, del fuggiasco”. ”Con lo sguardo di chi fa naufragio, del povero Lazzaro, gettato alla porta del ricco epulone. Altrimenti – avverte – non cambierà mai niente, e non sorgerà un tempo nuovo, un regno di giustizia e di pace”.






