Accueil Notre-Dame, un luogo che parla a tutti. E oggi anche a papa Leone XIV che dopo la celebrazione eucaristica di stamane, arriva in questo luogo dove le “persone fragili giungono da tutto il mondo superando molteplici ostacoli: pareri contrari, perplessità, difficoltà economiche, impossibilità logistiche e di trasporto. 750.000 persone malate o con disabilità hanno mantenuto qui dalla sua inaugurazione nel 1997, tra cui San Giovanni Paolo II nel 2004” come dice stesso lo Mathias Terrier, responsabile della struttura, nella presentazione al pontefice dell’istituto. Una storia importante quella di Lourdes che viene presentata – soprattutto nella sua veste spirituale – nelle parole del saluto di monsignor Jean-Marc Micas, Vescovo di Tarbes e Lourdes.
Momento toccante, forte, vibra tutta la carità del Vangelo in questo incontro. E le testimonianze che si sono alternate nell’incontro tra papa Leone XIV con gli animatori e le persone accolte presso l’Accueil Notre-Dame, toccano il cuore. Di tutti. E, ovviamente, anche dello stesso pontefice che è vicino a queste persone come il Cristo è vicino ai sofferenti, ai lebbrosi, ai bisognosi. Le parole di un medico, sembrano davvero dare una panoramica di ciò che Lourdes rappresenta per il mondo: “Ci permette di compiere il viaggio più bello andando incontro all’altro, e in particolare ai più fragili, che ci offrono il dono di rivelarci la nostra stessa debolezza. Dono meraviglioso di questa relazione di servizio reciproco, che può essere accolto solo vivendolo”. E, la frase più toccante della sua testimonianza è anche la più semplice: “Servendo i nostri fratelli e sorelle malati, è Dio che serviamo”. A queste parole, fanno eco quelle di Marguerite Hourt, malata-lavoratrice della struttura, che nel 2016, a seguito di una caduta in bicicletta in un burrone, è diventata paraplegica. Da allora – come dice la stessa Marguerite – è “iniziato allora un lungo percorso fatto di dolore, disperazione, lotta e riabilitazione”. Ma le parole più toccanti le pronuncia alla fine del suo intervento: “Sono andata spesso a pregare alla Grotta, a gridare la mia disperazione e la mia rabbia. Ed è proprio alla Grotta che ho trovato conforto presso Lei. Una volta tornata a casa, ho lottato duramente per conquistare la mia indipendenza: guidare di nuovo, avere un appartamento tutto mio, imparare un nuovo mestiere, trovare un lavoro. Ho inviato decine di curriculum per trovare un impiego. Senza successo. Un giorno, senza crederci davvero, ho fatto domanda per un lavoro come addetta all’accoglienza al Santuario di Lourdes”. Questa è Lourdes.
Davanti a tutto questa umanità, il pontefice rimane visibilmente commosso. Il volto, dice tutto. Parla, forse quasi di più delle stesse parole che pronuncia a loro. Un volto, una carezza, un abbraccio, un sorriso diventano parole non scritte. E anche lui non nasconde la sua commozione, così come – come dice nel suo discorso – “qui la fragilità non viene nascosta, ma diventa luogo di un incontro sacro”. Prende spunto dal tema pastorale di quest’anno: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te», il saluto dell’angelo alla Vergine Maria. Questo messaggio – continua papa Leone XIV – “mette in luce questo meraviglioso scambio tra due sguardi, quello del messaggero del Signore e quello di Maria”. E nel soffermarsi sulla frase, «Il Signore è con te», papa Leone XIV vuole dare un chiaro messaggio agli operatori e alle persone accolte nella struttura. Dio ha per ognuno uno sguardo materno, sottolinea il papa, perché “nessuno è invisibile agli occhi di Dio”.
E, approfondendo sempre il tema del messaggio dell’angelo a Maria, papa Leone XIV, allora, apre il panorama, facendolo divenire ancora più vasto: “Al centro di questo incontro, è ciascuno di noi a scoprire di essere personalmente chiamato e profondamente destinato all’amore di Dio, che è fonte di vita”. Parla di dignità della persona, il pontefice e sottolinea che ogni persona è “degna” già per “il semplice fatto di esistere e di avere come fine l’eternità”.
Altro tema, già sottolineato al suo arrivo in Francia, è quello della vita: “Cari amici, siate servitori appassionati della vita! Nessuno ha il diritto, mai, “sulla base di algoritmi di laboratorio, di decidere della vita di un determinato embrione o di una determinata persona anziana! La medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata!”, riprende il Discorso ai membri della Fondation Jérôme Lejeune, del 22 giugno 2026.
L’invito, infine, “a sviluppare senza sosta le strutture di cura palliativa e di ricerca; dall’altro ad accompagnare con tenerezza i malati, come avviene qui a Lourdes, dove medici, infermieri, barellieri, cappellani, équipe pastorali dei malati e tanti altri ancora esercitano la loro vocazione al servizio della dignità della persona umana, affinché il mondo abbia la vita”.
A suggello di questo incontro, la bellissima immagine dell’Annunciazione donata dal papa alla struttura, una riproduzione in ceramica invetriata della celebre opera realizzata da Andrea della Robbia nel 1475 per il Santuario francescano della Verna. Viene mostrata dal papa a tutta l’assemblea. E’ l’unione di due luoghi profondamente legati allo spirito la Verna. Il monte del silenzio francescano e luogo delle stimmate di san Francesco, e Lourdes, dove Maria si mostrerà a Bernadette e dove, da generazioni, innumerevoli malati giungono portando le ferite del corpo e del cuore.
Il pontefice scende dal palco, va in mezzo ai malati: li abbraccia, li saluta ad uno ad uno. Un momento che Lourdes non dimenticherà. Un momento che parla più di mille parole. E’ questa Lourdes, un respiro, una preghiera, la prossimità ai malati. Successivamente, ha raggiunto il quinto piano della struttura, dove ha salutato brevemente alcuni malati e i rappresentanti delle associazioni che operano nel Santuario, per poi trasferirsi a piedi al Monastero del Carmelo di Lourdes per un incontro privato con le Religiose di vita contemplativa.






