Leone XIV chiede alle nuove generazioni dell’Angola di eliminare gli ostacoli allo sviluppo umano integrale, di intraprendere la via lunga del bene comune con coraggio, anche di fronte alle eventuali ostilità che si possono incontrare, di ricostruire superando la logica dello sfruttamento della ricchezza che ha colpito il Paese.
Il Papa è arrivato a Luanda, in quella che è la terza tappa del suo lungo viaggio in Africa, e il primo incontro, come di consueto, è con il corpo diplomatico e la società civile. Il trasferimento verso il Palazzo Presidenziale è avvenuto in papamobile, attraverso una folla festante, variopinta e danzante. L’incontro con il presidente Lourenço è avvenuto, come di consueto, a porte chiuse, ma probabilmente il Papa si è aggiornato sulla situazione del Paese, parlando a sua volta del ruolo della Chiesa cattolica nel Paese. .
L’Angola è una repubblica presidenziale. Lo scorso anno l’aumento dei prezzi dei carburanti ha provocato dure proteste. I vescovi dell’Angola non hanno esitato a puntare il dito contro la corruzione, piaga del Paese – hanno detto – da cinquant’anni. Ma il dramma degli angolani si è consumato anche con le recenti inondazioni, che ad inizio aprile hanno causato almeno 29 morti, cui fa riferimento il Papa nel suo discorso.
Tutto questo fa da contesto al discorso di Leone XIV, che prosegue anche su un filo rosso dipanatosi durante le tappe in Algeria e Camerun: il filo rosso della pace, della riconciliazione interna, della costruzione del bene comune e della denuncia, dura, di quanti sfruttano l’Africa solo per il loro tornaconto personale.
Il Papa parla in portoghese, pronunciando un discorso proprio per l’Angola, il cui popolo “possiede tesori non vendibili, né derubabili”, a partire da una gioia che “neppure le circostanze più avverse hanno saputo spegnere”, che conosce anche “il dolore, l’indignazione, le delusioni e le sconfitte”.
Il Papa lo dice con chiarezza: “Troppe volte si è guardato e si guarda alle vostre regioni per dare o, più per spesso, per prendere qualcosa”. E allora, “occorre rompere questa catena di interessi che riduce la realtà e la vita stessa a merce di scambio”.
Leone XIV definisce la gioia e la speranza dell’Africa come “virtù politiche”, perché “i suoi giovani e i suoi poveri sognano ancora, sperano ancora, non si accontentano di ciò che già c’è, desiderano rialzarsi, prepararsi a grandi responsabilità, giocarsi in prima persona”.
Il Papa nota che “la saggezza di un popolo, infatti, non si lascia spegnere da nessuna ideologia e davvero il desiderio di infinito che abita il cuore umano è un principio di trasformazione sociale più profondo di qualsiasi programma politico o culturale”.
Leone XIV sottolinea di voler “ascoltare e incoraggiare chi ha già scelto il bene, la giustizia, la pace, la tolleranza, la riconciliazione”,ma di invocare anche “la conversione di chi sceglie strade opposte e impedisce il suo sviluppo armonico e fraterno”.
Il Papa punta il dito verso i “prepotenti interessi” che mettono le mani sulle ricchezze materiali del Paese e del continente, alimentando “un modello di sviluppo che discrimina ed esclude, ma ancora pretende di imporsi come l’unico possibile”.
Leone XIV si rivolge al popolo angolano, che “ha sofferto ogni volta” che la loro armonia, alimentata da antiche sapienze, è stata “violata dalla prepotenza di alcuni”. Afferma, il Papa, che “l’Africa ha un urgente bisogno di superare situazioni e fenomeni di conflittualità e inimicizia, che lacerano il tessuto sociale e politico di tanti Paesi, fomentando la povertà e l’esclusione”.
Il Papa sottolinea che la vita fiorisce solo dall’incontro, secondo un principio del dialogo che “non esclude dissenso, che può diventare conflitto”, ma che va accettato e risolto, perché “l’Angola può crescere molto, se prima di tutto voi, che nel Paese avete autorità, crederete alla multiformità della sua ricchezza”.
Leone XIV esorta: “Non abbiate timore del dissenso, non spegnete le visioni dei giovani e i sogni degli anziani, sappiate gestire i conflitti trasformandoli in percorsi di rinnovamento. Anteponete il bene comune a quello di parte, non confondendo mai la vostra parte col tutto. La storia allora vi darà ragione, se anche nell’immediato qualcuno vi sarà ostile”.
Leone XIV poi approfondisce i temi della gioia e della speranza, parte di una forza “intensiva ed espansiva, che contrasta ogni rassegnazione e tentazione di chiudersi”, mentre “despoti e tiranni del corpo e dello spirito vogliono rendere le anime passive e le passioni tristi, inclini all’inerzia, docili e asservite al potere”.
Nella tristezza – argomenta il pontefice – “siamo infatti in balia delle nostre paure e dei nostri fantasmi, ci rifugiamo nel fanatismo, nella sottomissione, nel frastuono mediatico, nel miraggio dell’oro, nel mito identitario”, e siamo separati da “malcontento, senso di impotenza e di sradicamento”, che diffondono “un clima di estraneità alla cosa pubblica, disprezzo per la sventura altrui, negazione di ogni fraternità”.
Ma è la vera gioia, che “non a caso la fede riconosce come dono dello Spirito Santo”, a liberare questa alienazione, perché “la gioia è ciò che intensifica la vita e sospinge il campo aperto della socialità”, ed è in grado di “scavare traiettorie anche nelle zone più buie di stasi e angustia”.
Dunque, rimarca Leone XIV, “senza gioia non c’è rinnovamento; senza interiorità non c’è liberazione; senza incontro non c’è politica; senza l’altro non c’è giustizia”.
ACI Stampa






