Leone XIV ha lasciato da poco Metz, quando raggiunge i giornalisti in fondo al volo AF4006 che lo riporta a casa e risponde alle domande alternando inglese e spagnolo. Nella città di Robert Schuman, padre fondatore dell’Europa, il Papa americano ha ricordato alla Ue come e perché è nata, dopo due guerre mondiali: la dichiarazione dell’allora ministro degli esteri francese che il 9 maggio 1950 propose alla Germania di porre sotto il controllo di un’«Alta autorità» comune la produzione del carbone e dell’acciaio, essenziali all’industria degli armamenti, per rendere «impensabile» e «materialmente impossibile» un nuovo conflitto, un’intesa cui aderirono anche Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo, il nucleo originario della futura Unione. E invece «oggi la guerra è riapparsa, anche in Europa: una nuova “inutile strage” che ogni giorno causa innumerevoli vittime civili», ha detto Prevost, citando l’espressione di Benedetto XV che nel 1917 tentò invano di fermare la Grande Guerra. Per questo ha concluso il viaggio in Francia a Metz: in un mondo nel quale «le relazioni umane e tra gli Stati si fanno sempre più barbare», ha aggiunto, «il diritto internazionale e il multilateralismo costituiscono il miglior antidoto alla volontà di dominio, che è all’origine di ogni conflitto». Riattingendo alle proprie radici e valori, l’Europa può essere un modello. Ma deve «guardarsi dall’illusione del riarmo». Piuttosto occorre «mostrare coraggio nella negoziazione ed essere pronti a sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace».
Santità, il conflitto in Europa è tra Russia e Ucraina. Che cosa intendeva? E come si può parlare con uno Stato che aggredisce, bombarda e minaccia non solo l’Ucraina ma anche altri Paesi europei?
«Per prima cosa, i principi della dottrina sociale promuovono la non violenza, il diritto, il disarmo, rispetto ai pericoli che esistono nel mondo di oggi, compresi quelli provenienti da alcuni leader di paesi che ricominciano a parlare di armi nucleari, di guerre sempre più distruttive. Continuare ad armarsi, a spendere in quella tremenda industria militare che già da tempo arricchisce enormemente pochi eletti grazie a un’industria che promuove la guerra, quando con questi miliardi e miliardi di euro o dollari si potrebbero risolvere problemi come la fame nel mondo, la mancanza di alloggi, le situazioni di disoccupazione… Le armi non fanno altro che alimentare sempre più la tensione che potrebbe sfociare nello scoppio di un’altra guerra, un altro conflitto. E vediamo che la violenza, che quelle potenze cercano sempre di imporre con la forza invece di dialogare e promuovere negoziati per le differenze che naturalmente esistono, ci rende sempre più certi di una guerra o di varie guerre, conflitti a cui contribuiamo nel mondo di oggi. Non so gli altri, e non è una questione di essere politici o meno, ma occorre una voce che cerca di promuovere i valori della dignità umana, dell’importanza della vita, della possibilità di spendere magari di più in sanità e istruzione e meno in armi: credo che la Chiesa abbia la responsabilità di promuovere questi valori, invitando continuamente i leader, come quelli di Russia e Ucraina, o di altri Paesi a venire, a sedersi, a dialogare, a cercare come risolvere quei problemi senza continuare queste guerre che ormai non hanno più senso. Con questo spirito la Chiesa continua ad alzare la voce. Non possiamo obbligare. Ma continueremo a proclamare il Vangelo».
Quanto è preoccupato che l’intelligenza artificiale possa rappresentare un rischio catastrofico per l’umanità o addirittura annientarla completamente? E cosa devono fare le nazioni, in particolare gli Stati Uniti e la Cina, per garantire che le loro tecnologie siano sicure per l’umanità?
«Se qualcuno mi chiedesse: “Sei in preda al panico?”, risponderei: “No, non lo sono. Di notte dormo tranquillo”. Ritengo tuttavia che le preoccupazioni sollevate da molti esperti del settore, specialisti in IA, debbano essere prese sul serio. Non credo che si tratti di fake news, come alcuni hanno affermato per cercare di trarne un vantaggio, sia esso finanziario o di altro tipo. È interessante notare che proprio oggi ho letto che il capo di Nvidia sostiene di aver trovato un modo per inserire nell’IA una sorta di barriera di sicurezza, se così si può dire, o dei limiti, in modo che non esca dai propri ambiti specifici e causi i danni di cui si parla. Si tratta però dello stesso che sostiene che non dovrebbero esserci limiti né regolamentazioni governative, eccetera. Questo è un problema di cui, a mio avviso, dobbiamo sederci a discutere. Dobbiamo continuare a invitare i leader politici, i leader del settore dell’IA, le organizzazioni sociali e le associazioni a riunirsi per esaminare ciò che sta già accadendo e ciò che potrebbe verificarsi in futuro. Dire semplicemente: “Oh, non succederà”, e chiudere gli occhi di fronte a tutto ciò, credo non sia probabilmente il modo più responsabile di affrontare la questione. Il Vaticano ha istituito una propria commissione sull’intelligenza artificiale. Ma da quando è stata pubblicata la Magnifica Humanita, abbiamo ricevuto numerose richieste da persone provenienti da diversi ambiti e settori, e quindi stiamo cercando di continuare a promuovere il dialogo, lo studio e la ricerca, per trovare modi per garantire che l’IA non arrivi al punto di poter distruggere l’umanità o di escluderla dal dibattito. Sono relativamente ottimista sul fatto che ciò possa avvenire. Penso che ci siano abbastanza persone seriamente interessate a questo tema e disposte ad affrontarlo al di là delle questioni, ancora una volta, legate al potere, a chi ci arriva per primo, eccetera»
Oggi eravamo a Metz, molto vicini al confine tedesco. Andrà in Germania? Due sviluppi forse preoccupano anche lei: il costante declino della Chiesa cattolica e la sorprendente ascesa dei partiti estremisti, che minacciano di mandare in frantumi il consenso per l’Europa di cui ha parlato oggi a Metz.
«So che i numeri sono in calo, ma in passato si è detto lo stesso della Francia eppure abbiamo visto cosa è successo negli ultimi quattro giorni. Se ritroviamo il vero spirito missionario e il modo giusto di agire, credo ci siano ancora moltissime persone in Germania che vogliono vivere e celebrare la loro fede cristiana e cattolica. E quindi sono ottimista al riguardo, anche se riconosco i problemi. Riconosco le diverse cause che hanno colpito duramente la Chiesa, ma hanno colpito, se così si può dire, anche la Chiesa evangelica o protestante in modo molto duro, e hanno colpito la società più o meno allo stesso modo. Sarebbe interessante studiare e analizzare se e in che modo possa esserci una relazione, ad esempio, con la crescita di questi gruppi di estrema destra; anche l’estrema destra si sta frammentando ora, come si vede, mentre allo stesso tempo si assiste a una certa combinazione di questi punti di vista di estrema destra con un particolare tipo di religione, che, non solo a mio avviso, come anche per i leader della Chiesa cattolica e di quella protestante in Germania hanno affermato, non è un’autentica espressione del cristianesimo. E ancora una volta, possiamo tornare ai valori del Vangelo, che non riguardano l’odio e la divisione, ma la comprensione, la compassione e l’accompagnamento. Spero profondamente – e spero che anche la Chiesa possa farne parte – che si possano trovare modi per raggiungere la maggioranza delle persone di buona volontà che capiranno quanto sia importante il loro impegno, anche in termini di partecipazione ai processi politici, per consentire loro di compiere scelte chiare per il bene comune e non a favore di idee estremiste che forse causeranno danni ben più gravi di quanto siamo attualmente consapevoli. Quindi penso che saremo tutti di incoraggiamento in questo senso».
Ieri, durante una conferenza stampa, le vittime che ha incontrato ci hanno riferito che lei avrebbe riconosciuto loro la natura sistematica degli abusi sessuali nella Chiesa. È davvero così? Potrebbe spiegare la sua posizione al riguardo? Ritiene che gli abusi sessuali nella Chiesa siano di natura sistematica?
«Personalmente preferisco esprimerlo in modo diverso, ho parlato di alcune organizzazioni all’interno della Chiesa che a volte, per così dire, come sistema, si sono rese responsabili di abusi. Ma penso sia importante fare questa distinzione. L’abuso sessuale è innanzitutto un problema umano. Quando avviene all’interno della Chiesa, assume in realtà un’altra dimensione completamente diversa, perché la vita di fede delle persone viene profondamente ferita e talvolta persino distrutta. Quindi la Chiesa ha una responsabilità particolare nell’accompagnarle e nell’aiutarle a cercare la guarigione. In questo senso ho parlato con loro di come la Chiesa sia stata vista come responsabile ma allo stesso tempo sia una parte importante nell’aiutarli a trovare la guarigione».
A Lourdes ha affermato che ciò che è legale non è necessariamente morale. Il che era un chiaro riferimento alla recente legalizzazione dell’eutanasia in Francia.In Francia abbiamo anche il principio della laicità, ovvero la separazione tra religione e politica. Ritiene che sia importante che questa linea di demarcazione, questo confine, venga superato in nome del primato della coscienza e, in tal caso, lei l’ha superata?
«Direi che, secondo l’interpretazione che la Chiesa dà della separazione tra Chiesa e politica o tra Chiesa e Stato, non l’ho oltrepassata; e a tal proposito la invito a leggere o rileggere Magnifica humanitas, dove parlo della dottrina sociale della Chiesa e affermo che quando la Chiesa parla di difendere la vita, quando affronta questioni di dottrina sociale, non stiamo entrando in politica, ma applichiamo il Vangelo alla vita delle persone. La difesa della vita è qualcosa che, come tutti voi sapete, la Chiesa insegna e in cui crede profondamente. Sapevo ovviamente che in Francia è stata recentemente approvata una legge, e che in altri paesi europei così come in altre parti del mondo si sta discutendo molto sulle questioni relative alla fine della vita. Ma trovandomi in un luogo come Lourdes, dove le persone sono alla ricerca di qualcosa di molto più profondo e comprendono che la loro vita, anche in mezzo alla malattia, alla disabilità o a dolori di vario genere, ha un senso, la Chiesa, in nome di Gesù stesso, vuole essere vicina a queste persone e affermare i valori che, credo, la vita stessa racchiude per tutti noi. Quindi direi che, se questo è politica, l’ho fatto, ma non per immischiarmi nella politica francese. L’ho fatto per insegnare ciò in cui la Chiesa crede veramente»
In Spagna ha suscitato grande indignazione il caso di una donna di 86 anni che è stata sfrattata dalla casa in cui viveva a Madrid perché le hanno quintuplicato l’affitto. Cosa ne pensa del problema degli alloggi, che esiste in tutto il mondo, delle città espellono chi non è ricco?
«Non conosco il caso a cui lei si riferisce, ma mi sembra sia un caso in cui i residenti, la comunità, la parrocchia, la diocesi o lo Stato dovrebbero intervenire per chiedersi come sia possibile che un caso del genere avvenga. Qual è il problema nel sistema che permette che un anziano con disabilità o in difficoltà venga allontanato dalla propria casa? Il problema della casa, che oggi esiste in molti paesi, è un problema che una sola parrocchia, una sola diocesi o la Chiesa stessa non potranno risolvere. Ma credo che qui ci sia una grande sfida, per la quale forse dobbiamo anche esigere dai leader politici e dalle autorità che cerchino una soluzione, perché sta evidentemente aumentando; spesso reagiamo solo nei momenti di emergenza, ma dobbiamo capire quale sia in realtà la causa sistemica di questo problema e come affrontarla».




