Oltre 900 mila euro investiti in sei anni di lavori per restituire alla città uno dei suoi monumenti più identitari e svelare nuove pagine della storia di Pietrasanta. Sabato 27 giugno la Fondazione Paolo e Giuliana Clerici consegnerà ufficialmente alla città il restaurato Complesso di Sant’Agostino, al termine di un articolato percorso di riqualificazione e valorizzazione avviato nel 2020 e interamente sostenuto dalla Fondazione. Un significativo esempio di mecenatismo culturale contemporaneo che ha consentito di riportare a nuovo splendore uno dei monumenti più importanti di Pietrasanta, città riconosciuta a livello internazionale come capitale della scultura contemporanea e punto di riferimento culturale della Versilia.
Il progetto ha visto una prima fondamentale tappa nel maggio 2023 con la restituzione della storica Sala dell’Annunziata, tornata a disposizione della comunità come spazio culturale e sede espositiva. A completare il percorso è stato il recente restauro della facciata marmorea della Chiesa di Sant’Agostino, che sarà inaugurata ufficialmente il 27 giugno alle ore 19.00 alla presenza, tra gli altri, di Paolo e Giuliana Clerici e del sindaco di Pietrasanta Alberto Stefano Giovannetti.
Ad accompagnare il percorso di valorizzazione del complesso è stata anche la mostra fotografica La Santità della Pietra di Luca Forno, allestita nel mese di giugno nella Sala delle Grasce e dedicata al racconto per immagini del cantiere di restauro e delle superfici storiche di Sant’Agostino.
Tra gli elementi più significativi dell’intervento figura il recupero e la restituzione della lunetta bronzea realizzata da Igor Mitoraj. La restituzione della lunetta assume un valore particolarmente simbolico proprio nel mese in cui Pietrasanta inaugura il nuovo Museo Mitoraj, destinato a custodire una parte significativa dell’eredità artistica del maestro.
L’intervento sulla facciata non si è limitato alla conservazione del monumento. Il cantiere si è trasformato in una vera occasione di ricerca che, sotto la guida dell’architetto Maura Tardini, ha coinvolto storici, archeometri, geologi, architetti, restauratori e ingegneri, portando alla luce importanti elementi inediti sulla storia del complesso.
Tra le scoperte più significative emerse dai lavori vi è la straordinaria varietà dei materiali lapidei impiegati nella costruzione della facciata. Le analisi hanno infatti rivelato la presenza di numerose tipologie di marmo provenienti dalle Alpi Apuane, alcune particolarmente rare, trasformando il prospetto della chiesa in un vero e proprio «atlante dei marmi delle Apuane». Le indagini hanno inoltre consentito di individuare frammenti di antiche lastre tombali medievali riutilizzate nella costruzione della facciata e di ridefinire alcuni aspetti della cronologia del monumento, rafforzando l’ipotesi di attribuzione della parte inferiore del prospetto alla bottega del maestro pisano Giovanni di Gante.
Conosciuto originariamente come chiesa della Santissima Annunziata, Sant’Agostino rappresenta una tra le più rilevanti testimonianze della storia degli Agostiniani in Toscana. Sorto all’inizio del Trecento come convento cittadino di questo ordine religioso, divenne rapidamente uno dei luoghi simbolo della vita spirituale, civile e mercantile della città, allora favorita dai traffici del vicino porto di Motrone.
Le grandi famiglie lucchesi che dominavano l’economia dell’epoca – dagli Altelminelli agli Sbarra, dai Forteguerri ai Perfettucci, fino ai Tadolini e ai Gigli – scelsero la chiesa come luogo di sepoltura e di rappresentazione del proprio prestigio sociale. Ancora oggi le lapidi conservate all’interno del complesso raccontano la storia di quei mercanti che contribuirono a diffondere in Europa le preziose sete lucchesi e a fare di Lucca uno dei principali centri economici europei del Medioevo.
La monumentale facciata in marmo bianco, realizzata nei primi decenni del Quattrocento con materiali provenienti dalle Alpi Apuane, costituisce ancora oggi uno dei più significativi esempi di architettura tardogotica toscana e testimonia il profondo legame tra Pietrasanta e il marmo che ancora oggi ne caratterizza l’identità.
Secondo gli studiosi, nel 1518 anche Michelangelo Buonarroti ebbe modo di osservare i rivestimenti marmorei di Sant’Agostino durante il suo soggiorno a Pietrasanta, quando Papa Leone X lo inviò in Versilia per seguire l’estrazione dei marmi destinati alla facciata della Basilica di San Lorenzo a Firenze. Il complesso è legato anche alla figura di padre Eugenio Barsanti, nato a Pietrasanta nel 1821 e considerato, insieme a Felice Matteucci, l’inventore del primo motore a combustione interna funzionante. Proprio nella chiesa di Sant’Agostino celebrò le sue prime messe prima di dedicarsi agli studi scientifici.





