“L’ecologia è il risultato di come si risolve l’equazione dell’interazione tra cosmologia e antropologia. Pertanto, un approccio ecologico che voglia andare alla radice delle questioni non può evitare di affrontare entrambe queste dimensioni”.
É questa la premessa del lungo e articolato testo della Commissione Teologica internazionale
“Prendersi cura della nostra Casa comune”: Risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario”.
Reso pubblico il 2 settembre, nel periodo del Tempo del Creato, ha la sua sintesi nelle prima pagine: “Nel primo capitolo ci focalizziamo, dal punto di vista teologico, su una visione trinitaria della creazione del cosmo, mettendo in rilievo l’impronta trinitaria nel creato che ne consegue con le sue ripercussioni(…)Nel secondo capitolo, consideriamo il fondamento e la portata del ruolo dell’essere umano nella Casa comune (cf. LD 67). (…)Nel terzo capitolo, proponiamo una serie di linee guida e di principi orientativi per la cura della Casa comune e la conversione ecologica”.
Il testo è complesso, ma per avere delle indicazioni utili a tutti ci sono delle sintesi alla fine di ogni capitolo e il senso teologico della creazione, per cui “il fine ultimo della creazione non si esaurisce nell’utilità che essa può avere per l’essere umano e per lo sviluppo della sua vita. In tutto il creato vi è un orientamento al compimento in Dio attraverso Cristo (1 Cor 15,24-28) e nello Spirito Santo, quando in esso, infine, si darà la piena e gloriosa manifestazione del Creatore uno e trino. Per questo motivo, l’essere umano non può arrogarsi il diritto di assoggettare indiscriminatamente il creato ai propri fini, riducendone il significato e il valore alla mera utilità strumentale che esso può fornirgli: è questa la tentazione di un antropocentrismo assoluto. Al contrario, l’essere umano è chiamato a esercitare il ruolo specifico che gli è affidato dalCreatore puntando lo sguardo sul fine dossologico della creazione, come preghiamo nella liturgia: ‘all’uomo, formato a tua immagine e somiglianza, hai sottomesso le meraviglie del mondo, affinché, nel tuo nome, dominasse la creazione e, contemplando le tue grandezze in ogni momento, ti lodasse’. E l’ Eucarestia diventa “scuola ecologica”.
C’è poi il confronto con le altre visioni del Cosmo, nella scienza e nelle religioni. Non per un conflitto ma per un dialogo. E si parla di “deismo” e “soprannaturalismo”, teorie che si allontanano dalle Sacre Scritture.
E c’è poi l’ uomo, voluto e pensato da Dio per cui “Senza contraddire, anzi valorizzando le scoperte messe a segno dalle scienze, l’intelligenza della fede s’impegna per questo a mostrare come Dio abbia voluto realizzare il suo disegno creativo per avere come suo libero interlocutore e partner la persona umana”.
Il secondo capitolo rilegge la Bibbia, i Padri della Chiesa e arriva a ricordare appunto il rapporto tra Dio e l’uomo, reso tale dal maschile e dal femminile.
E Dio da il mandato della custodia, e nasce così anche il peccato contro questo mandato che nel documento è lungamente descritto. Interessante la carrellata sui precedenti magisteriali che porta all’analogia con i “peccati sociali”.
Infine ecco la proposta cristiana, che ovviamente rifiuta l’ antropocentrismo predatorio, ma attenzione alle proposte nata da un biocentrismo radicale. Ma “la negazione della singolarità dell’essere umano, propria di questi punti di vista, porta a conclusioni impossibili da accettare per la fede cristiana”.
L’uomo è servitore e amministratore del Creato quindi, e “questa funzione dell’essere umano tra le altre creature e il compimento del disegno di Dio trova la sua ispirazione più profonda nella celebrazione dell’Eucarestia: l’essere umano offre in Cristo la creazione a Dio e, in cambio, implora la benedizione di Dio in Cristo per tutte le cose”.
Dopo queste ampie e non del tutto nuove premesse, si arriva al capitolo delle proposte. E si parte dall’ebraico Giubileo. Ma si arriva allo stress da lavoro e si riparte con la “spiritualità ecologica”. Rispetto, cura, ascolto.
Il testo diventa un po’ ridondante, ma si trova qualche passaggio utile come l’idea che “un’etica ecologica prevede l’assunzione di misure dirette a incentivare non solo il minimo di un consumo responsabile, ma anche una sua ponderata e concertata riduzione”. Una decrescita felice?
Ovviamente si parla di sacralità delle vita, e via via di altri concetti ormai assodati.
Uno spazio ampio è dato al rapporto con le altre religioni.
Il tutto alla fine porta all’idea cristiana della conversione, dall’abbandono del “dominio” e alla speranza cristiana che” non è un ottimismo superficiale. È l’affidabile convinzione che tutte le cose sono nelle mani di Dio”.
Un testo che riassume, anche se con un linguaggio poco agile, il pensiero cristiano sul rapporto tra essere umano e Creato, e che ad una prima lettura non porta grandi novità. Ma avrebbe dovuto essere illustrato alla stampa specializzata con una conferenza, anche per capire il senso e il percorso del testo stesso.





