“Questa è una Veglia piena di luce, la più antica della tradizione cristiana, detta madre di tutte le veglie. In essa riviviamo il memoriale della vittoria del Signore della vita sulla morte e sugli inferi. Lo facciamo dopo aver percorso, nei giorni scorsi, come in un’unica grande celebrazione, i misteri della Passione del Dio fatto per noi uomo dei dolori, disprezzato e reietto dagli uomini, torturato e crocifisso”. Lo ha detto Papa Leone XIV, presiedendo nella Basilica Vaticana la solenne Veglia pasquale.
“C’è una carità più grande? Una gratuità più totale? – si è chiesto il Papa – il Risorto è lo stesso Creatore dell’universo che, come ai primordi della storia dal nulla ci ha dato l’esistenza, così sulla croce, per mostrarci il suo amore senza limiti, ci ha donato la vita”.
“Il santo mistero di questa notte – ha ricordato Papa Leone – affonda le sue radici anche là dove si è consumato il primo fallimento dell’umanità, e si stende lungo i secoli come cammino di riconciliazione e di grazia”.
Nella storia della salvezza – ha proseguito il Pontefice – “abbiamo visto come Dio, alla durezza del peccato che divide e uccide, risponde con la potenza dell’amore che unisce e ridona vita. Li abbiamo rievocati insieme, intercalandone il racconto con salmi e preghiere, per ricordarci che, per la Pasqua di Cristo, sepolti insieme a lui nella morte anche noi possiamo camminare in una vita nuova morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù, consacrati nel Battesimo all’amore del Padre, uniti nella comunione dei santi, fatti per grazia pietre vive per la costruzione del suo Regno”:
Commentando il racconto della Risurrezione, Leone XIV ha spiegato: “Il mattino di Pasqua, le donne, vincendo il dolore e la paura, si sono messe in cammino. Volevano andare alla tomba di Gesù. Si aspettavano di trovarla sigillata, con una grande pietra all’imboccatura e soldati che facevano la guardia. Questo è il peccato: una barriera pesantissima che ci chiude e ci separa da Dio, cercando di far morire in noi le sue Parole di speranza. Maria di Magdala e l’altra Maria, però, non se ne sono lasciate intimidire. Sono andate al sepolcro e, grazie alla loro fede e al loro amore, sono state le prime testimoni della Risurrezione”.
“Nel terremoto e nell’angelo, seduto sul masso ribaltato, hanno visto – ha detto ancora il Papa – la potenza dell’amore di Dio, più forte di qualsiasi forza del male, capace di dissipare l’odio e di piegare la durezza dei potenti. L’uomo può uccidere il corpo, ma la vita del Dio dell’amore è vita eterna, che va oltre la morte e che nessun sepolcro può imprigionare. Così il Crocifisso ha regnato dalla croce, l’angelo si è seduto sulla pietra e Gesù si è presentato a loro vivo dicendo: salute a voi”.
“È questo, oggi – ha esortato – anche il nostro messaggio al mondo, l’incontro che vogliamo testimoniare, con le parole della fede e con le opere della carità, cantando con la vita l’Alleluia che proclamiamo con le labbra. Come le donne, corse a dare l’annuncio ai fratelli, noi pure vogliamo partire, stanotte, da questa Basilica, per portare a tutti la buona notizia che Gesù è risorto e che con la sua forza, risorti con Lui, anche noi possiamo dar vita a un mondo nuovo, di pace e di unità”.
Il Papa si è poi rivolto ai catecumeni che vengono battezzati nel corso della Veglia. “Dopo il lungo cammino del catecumenato, oggi rinascono in Cristo per essere creature nuove, testimoni del Vangelo. Non mancano anche ai nostri giorni sepolcri da aprire, e spesso le pietre che li chiudono sono così pesanti e ben vigilate da sembrare inamovibili. Alcune opprimono l’uomo nel cuore, come la sfiducia, la paura, l’egoismo, il rancore; altre, conseguenza di quelle interiori, spezzano i legami tra noi, come la guerra, l’ingiustizia, la chiusura tra popoli e nazioni. Non lasciamocene paralizzare! Tanti uomini e donne, nel corso dei secoli, con l’aiuto di Dio, le hanno rotolate via, magari con molta fatica, a volte a costo della vita, ma con frutti di bene di cui ancora oggi beneficiamo. Non sono personaggi irraggiungibili, ma persone come noi che, forti della grazia del Risorto, nella carità e nella verità, hanno avuto il coraggio di parlare con parole di Dio e di agire con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto sia glorificato Dio”.
“Lasciamoci muovere dal loro esempio e in questa Notte santa – ha concluso Leone XIV – facciamo nostro il loro impegno, perché ovunque e sempre, nel mondo, crescano e fioriscano i doni pasquali della concordia e della pace”.






