Vent’anni fa il mondo perdeva Karol Wojtyla, uno tra i grandi protagonisti della storia della seconda metà del Novecento, il primo Papa straniero dopo 455 anni. Giovanni Paolo II si spense serenamente il 2 aprile 2005. L’ora del decesso venne fissata alle 21.37 nel comunicato ufficiale della Santa Sede che annunciava: “Il Papa è morto”. “E’ morto guardando la finestra, raccolto in preghiera”, raccontò il sacerdote polacco Jarek Cielecki.
Wojtyla, allora arcivescovo di Cracovia, fu eletto Papa il 16 ottobre 1978. In seguito alla causa di beatificazione, il 1º maggio 2011 è stato beatificato dal suo successore papa Benedetto XVI e nella liturgia della Chiesa festeggiato nel giorno del suo insediamento, il 22 ottobre. Nella storia, non accadeva da circa un millennio che un papa proclamasse beato il proprio immediato predecessore. Il 27 aprile 2014, insieme a papa Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II è stato proclamato santo da Papa Francesco.
Primo papa non italiano dai tempi di Adriano VI (1522-1523), Wojtyla è stato inoltre il primo pontefice polacco e il primo proveniente da un Paese di lingua slava. Il suo pontificato è durato 26 anni, 5 mesi e 17 giorni ed è stato il terzo pontificato più lungo in assoluto, dopo quello di Pio IX e quello tradizionalmente attribuito a Pietro apostolo.
Quando nel 1978 fu eletto Papa, Karol Wojtyla era l’uomo “chiamato da un Paese lontano”, come lui stesso dichiarò presentandosi al balcone di San Pietro subito dopo l’elezione. Un uomo che aveva conosciuto il nazismo e che da più di 30 anni viveva sotto il comunismo. Un giovane cardinale che aveva dimostrato di saper lottare, con successo, contro il regime d’Oltrecortina; regime che in Occidente veniva considerato ormai irreversibile, mentre l’arcivescovo di Cracovia lo aveva combattuto apertamente.
La Storia ha dato ragione a quei cardinali che nel Conclave cercarono un Papa forte e con idee chiare che potesse fronteggiare un mondo ancora diviso in due blocchi politico-militari contrapposti e ai dirigenti del Pcus che quel 16 ottobre videro nella sua elezione l’inizio di un pontificato pericolosamente aggressivo. Giovanni Paolo II è stato il Papa che confessava pubblicamente e periodicamente i fedeli come un comune parroco; il Papa che ha chiesto perdono per la complicità dei cristiani nell’antisemitismo, tra le pietre millenarie del Muro del Pianto come un semplice ebreo. E’ stato il primo Papa ad aver varcato la soglia di una sinagoga dal tempo degli apostoli, a Roma nel 1986; il primo ad esser entrato in una moschea, a Damasco nel 2001, il primo ad essere entrato in una chiesa luterana nel 1987. E’ stato il Papa che andava in vacanza in Cadore e sciava, che fece costruire una piscina a Castelgandolfo.
Nei 26 anni del suo pontificato ha incontrato tutti i leader di fine millennio e nessuno ha incontrato quanto lui folle innumerevoli in ogni angolo del pianeta. E’ stato ricevuto nei Paesi musulmani; ha compiuto 30 volte il giro del mondo, coprendo una distanza pari atre volte quella che separa la Terra dalla Luna. Ha portato a 175 il numero degli Stati con cui il Vaticano intratteneva relazioni diplomatiche (erano 108 nel 1978), e fra gli accordi bilaterali stipulati figurano durante il suo regno quelli con Stati Uniti, Albania, Israele e Autorità nazionale palestinese.




