Costruire ponti tra la Città dell’Uomo e la Città di Dio. È l’esortazione del Pontefice nel discorso pronunciato oggi, 23 agosto, all’udienza con i membri, presenti nella Sala Clementina del Palazzo apostolico circa 150, della Rete Internazionale dei Legislatori Cattolici, in Vaticano per il Giubileo della Speranza, in occasione del loro sedicesimo incontro annuale sul tema “Il nuovo ordine mondiale: le politiche delle grandi potenze, il dominio delle multinazionali e il futuro della prosperità umana”. L’insegnamento di Sant’Agostino, ricordato come voce di spicco della Chiesa nella tarda epoca romana, testimone di immensi sconvolgimenti e disgregazione sociale, è ancora una volta la bussola per orientare a trovare un equilibrio in un mondo che sta prendendo direzioni giudicate “preoccupanti”.
Perseguire l’autentica prosperità della famiglia umana
Il messaggio del Papa, che si indirizza ai legislatori e ai leader politici cattolici, esprime apprensione da un lato, e desiderio, dall’altro, per un autentico benessere umano, un mondo in cui ogni persona possa vivere in pace, libertà e appagamento secondo il piano di Dio. Sul “desiderio di pace” il Papa si sofferma. Il Santo di Ippona offriva e offre anche oggi, ricorda il Papa, un orizzonte di speranza e di senso che si riscontra nella sua memorabile opera De civitate Dei (scritta tra il 413 e il 426), in cui si delinea la storia come una lotta tra due modelli di vita: quello della Città dell’Uomo, fondata sull’orgoglio e sull’amore per se stessi, caratterizzata da ricerca del potere, del prestigio e del piacere; e quello della Città di Dio, fondata sull’amore di Dio fino all’altruismo, caratterizzata da giustizia, carità e umiltà.
Agostino ha incoraggiato i cristiani a impregnare la società terrena dei valori del Regno di Dio, orientando in tal modo la storia verso il suo compimento ultimo in Dio, consentendo però anche la prosperità umana autentica in questa vita. Tale visione teologica può offrirci un punto di riferimento dinanzi alle correnti mutevoli di oggi: l’emergere di nuovi centri di gravità, l’instabilità di antiche alleanze e l’influenza senza precedenti di multinazionali e tecnologie, per non parlare dei numerosi conflitti violenti. La domanda cruciale che noi credenti dobbiamo porci è quindi questa: come possiamo portare a termine questo compito?
Cosa è una vita prospera?
Di qui il Papa chiarisce il significato di una vita prospera, spesso confusa, osserva, “con una vita materialmente ricca o con una vita di autonomia individuale senza restrizioni”. Comodità tecnologica e soddisfazione dei consumatori, afferma ancora Papa Leone, sono considerati generalmente i parametri di un un futuro ideale. “Eppure sappiamo che questo non è sufficiente. Lo vediamo nelle società ricche, dove molte persone lottano contro la solitudine, la disperazione e un senso di mancanza di significato”.
La prosperità umana autentica deriva da ciò che la Chiesa chiama sviluppo umano integrale, ovvero la piena crescita della persona in ogni dimensione: fisica, sociale, culturale, morale e spirituale. Questa visione per la persona umana è radicata nella legge naturale, l’ordine morale che Dio ha scritto sul cuore umano, le cui verità più profonde sono illuminate dal Vangelo di Cristo. A questo proposito, l’autentica prosperità umana si manifesta quando le persone vivono virtuosamente e in comunità sane, godendo non solo di ciò che hanno, ma anche di ciò che sono come figli di Dio. Assicura la libertà di cercare la verità, di adorare Dio e di crescere una famiglia in pace. Include anche un’armonia con il creato e un senso di solidarietà attraverso le classi sociali e le nazioni.
Costruire ponti tra la Città dell’Uomo e la Città di Dio
Bisogna scegliere, insiste il Pontefice, ciò che si vuole a fondamento della società: l’amore per se stessi o l’amore per Dio e per il prossimo. Tanto più necessario di fronte alle sfide attuali che “sono immense”, ma rispetto alle quali la grazia di Dio all’opera nei cuori umani, sottolinea il Papa, è ancora più potente. Leone conclude con un riferimento al Discorso di Francesco al Corpo Diplomatico, a gennaio scorso, in cui si parlava di “diplomazia della speranza”, quella che ancora si rivela fondamentale, insieme, precisa il Papa, a una “politica della speranza” e a una “economia della speranza”. La benedizione finale ai lavori della rete dei legislatori cattolici è accompagnata dall’incoraggiamento affinché gli sforzi abbiano come obiettivo “il vero fiorire della famiglia umana”.
Nella vostra vocazione di legislatori e funzionari pubblici cattolici, dunque, siete chiamati a essere costruttori di ponti tra la città dell’uomo e la città di Dio. Vi esorto ad adoperarvi per un mondo in cui il potere sia controllato dalla coscienza e in cui la legge sia al servizio della dignità umana. Vi incoraggio inoltre a rifiutare la mentalità pericolosa e controproducente secondo cui nulla potrà mai cambiare.
La Rete Internazionale dei Legislatori Cattolici
Il network è nato quindici anni fa, catalizzando oltre un migliaio di politici da tutto il mondo. Fornisce, come si legge sul sito, una piattaforma indipendente per l’istruzione, la cooperazione politica e il miglioramento dei rapporti bilaterali. La mission è offrire ai cristiani impegnati nella vita pubblica una formazione religiosa, un’istruzione specialistica e una rete globale di colleghi e amici, consentendo loro di esercitare “una leadership virtuosa ed efficace, impegnata a difendere la dignità di ogni essere umano”. La rete si presenta come realtà che “non si occupa di lobbying o attivismo politico” e sottolinea che il proprio operare si basa sulla constatazione del “crollo della leadership morale, dall’assenza di responsabilità politica e dal rapido declino di una legislazione equa”. (Vatican Media).
Udienza con la Delegazione del “Chagos Refugees Group” di Port Louis delle Isola Mauritius
“La rinnovata prospettiva del vostro ritorno nel vostro arcipelago natale è un segno incoraggiante e ha forza simbolica sulla scena internazionale: tutti i popoli, anche i più piccoli e i più deboli, devono essere rispettati dai potenti nella loro identità e nei loro diritti, in particolare il diritto di vivere nelle proprie terre; e nessuno può costringerli a un esilio forzato”. Lo dice papa Leone XIV ricevendo in udienza la Delegazione del “Chagos Refugees Group” di Port Louis delle Isola Mauritius.
Leone ha parlato così ricevendo l’associazione “Chagos Refugees Group”, lodata per aver operato “con perseveranza da molti anni per il ritorno del popolo chagossiano nelle sue isole”. “Mi inserisco pienamente nella scia del compianto Papa Francesco – ha detto papa Prevost – che avete incontrato nel giugno 2023, e che vi aveva incoraggiati nelle vostre azioni. Due anni dopo, sono lieto che la vostra causa abbia ottenuto un importante successo, poiché la restituzione delle Isole Chagos alla Repubblica di Mauritius è stata sancita di recente dalla firma di un trattato. È un passo significativo verso il vostro ritorno a casa. Condivido la vostra gioia e le vostre speranze”.
“Ringrazio tutte le persone delle parti coinvolte – ha aggiunto – che, aprendo il loro cuore, hanno compreso la sofferenza del vostro popolo e sono giunte a questo accordo. Sono lieto che il dialogo e il rispetto delle decisioni del diritto internazionale, come aveva auspicato il mio predecessore al ritorno dal suo viaggio a Mauritius, abbiano potuto finalmente porre rimedio a una grave ingiustizia. Rendo omaggio alla determinazione del popolo chagossiano, e in particolare a quella delle donne, nella rivendicazione pacifica dei propri diritti”.
“Formulo ora l’auspicio che le autorità di Mauritius e anche la comunità internazionale – ha detto anche – si impegnino affinché il vostro ritorno, dopo 60 anni, avvenga nelle condizioni migliori possibili. La Chiesa locale non mancherà di apportare il suo contributo, soprattutto spirituale, come ha sempre fatto nei giorni di prova. Questi anni di esilio hanno causato molte sofferenze tra voi. Avete conosciuto la povertà, il disprezzo e l’esclusione. Possa il Signore, nella prospettiva di un futuro migliore, guarire le vostre ferite e concedervi la grazia del perdono verso quanti vi hanno fatto del male. Vi invito a guardare risolutamente al futuro”.
Udienza con le partecipanti ai Capitoli Generali
“San Paolo VI, durante il suo viaggio in Terra Santa, esprimeva l’auspicio che guardando a Gesù, Maria e Giuseppe, sempre più si potesse comprendere l’importanza della famiglia, la sua comunione d’amore, la sua bellezza semplice e austera, il suo carattere sacro e inviolabile, la sua pedagogia dolce e la sua naturale e insostituibile funzione nella società. Anche oggi c’è tanta necessità di tutto questo”.
Lo dice papa Leone ricevendo in udienza le partecipanti ai Capitoli Generali di quattro Istituti: le Missionarie Figlie della Sacra Famiglia; dell’Istituto Apostole della Sacra Famiglia; delle Suore figlie di Nazareth; e delle Suore di carità di Santa Maria.
“La famiglia, ai nostri giorni – ha scandito Leone – ha più che mai bisogno di essere sostenuta, promossa, incoraggiata: con la preghiera, con l’esempio e con un’azione sociale sollecita, pronta a soccorrerne i bisogni. La vostra testimonianza carismatica e il vostro lavoro di consacrate, in tal senso, possono fare tanto”.
“Vi invito, perciò – ha sollecitato – a riflettere su quello che i vostri Istituti hanno fatto, nel tempo, in favore di tante famiglie, di bambini, bambine, mamme, papà, anziani, giovani, e a rinnovare il vostro impegno perché, come dice la liturgia, nelle nostre case fioriscano ‘le stesse virtù e lo stesso amore della santa Famiglia’. Continuate le opere che vi sono state affidate ‘facendo famiglia’ e stando vicine alle persone che assistete, con la preghiera, l’ascolto, il consiglio, l’aiuto, per coltivare e diffondere, nelle diverse realtà in cui operate, lo spirito della casa di Nazareth”.





