Mettere il Papa al centro dell’attenzione e soprattutto non monopolizzare l’attenzione: sebbene tutti i membri della comunità di lavoro del Vaticano conoscessero Francesco Sforza, pochissimi fuori dal Vaticano conoscevano il nome di quest’uomo che indossava sempre giacca e cravatta nere, faceva 0 o 45 gradi, e che accompagnava il Papa in tutte le sue attività pubbliche.
Francesco Sforza è entrato nel servizio fotografico del Vaticano nel 1977, quando il pontificato di Paolo VI si è concluso in un’atmosfera dolorosa a causa del deterioramento fisico del pontefice italiano e di un’attualità violenta segnata dal rapimento e dall’esecuzione del politico Aldo Moro. Il giovane fotografo ha lavorato per trent’anni all’ombra del famoso fotografo Arturo Mari.
La precocità e l’audacia di Arturo Mari
Fino al 2007, è stato assistente di questo fotografo che è entrato al servizio dei papi nel 1956 e che era noto per la sua forte personalità, che a volte faceva vacillare i codici taciti del Vaticano. All’età di 16 anni, Arturo Mari iniziò a fotografare Pio XII e fu coinvolto in un incidente durante il conclave del 1958.
Desideroso di fotografare il neoeletto papa Giovanni XXIII, Arturo Mari riuscì a forzare i sigilli del conclave, che era ancora ufficialmente in corso, ma fu fermato energicamente dal cardinale camarlengo, il francese Eugène Tisserant, che lo minacciò di scomunica. Poco dopo, il benevolo Giovanni XXIII lo perdonò.
Senza essere scomunicato o licenziato, Arturo Mari continuò a salire fino a diventare il fotografo ufficiale dei papi dal 1977. Accompagnò Giovanni Paolo II in tutte le sue attività e, in particolare, offrì gratuitamente ai media internazionali tutte le foto scattate durante l’attentato del 13 maggio 1981.
In esse si vede il suo discreto e giovane assistente, Francesco Sforza, che non ha perso la calma nonostante la drammaticità dell’evento e ha contribuito a documentare questa pagina così dolorosa ma significativa della storia di questo pontificato. Arturo Mari, che è ancora vivo, è ancora, a 85 anni, uno dei grandi testimoni del pontificato di Giovanni Paolo II e lo ha testimoniato volentieri in interviste, conferenze e numerosi libri.
Il meno visibile degli Sforza.
Al contrario, il suo successore, che è entrato in carica nel 2007, ha sempre mostrato grande discrezione. Una ricerca con il nome “Francesco Sforza” su Google non porta a lui, ma al suo famoso omonimo, che fu duca di Milano dal 1450 al 1466. Un fatto curioso: altri due Francesco Sforza furono cardinali: uno nominato da Paolo V nel 1618 e l’altro da Alessandro VII nel 1657.
Questi omonimi vivevano molto prima dell’era dell’immagine, ma hanno lasciato un’impronta digitale più forte del fotografo dei papi. Coprendo gli ultimi sei anni del pontificato di Benedetto XVI, la totalità di quello di Francesco e i primi mesi di Leone XIV, il fotografo ufficiale dei pontefici ha sempre cercato di scomparire il più possibile dietro la figura del papa.
Sarebbe noioso contare il numero di foto scattate da Francesco Sforza, che ammonta a diversi milioni, poiché ogni stretta di mano dà luogo a diverse foto scattate a raffica. Sono poi messi in vendita sul sito web di Vatican Media. Tra le sue foto più famose ed emozionanti c’è quella del primo incontro tra l’allora nuovo Papa Francesco e il papa emerito Benedetto XVI nell’eliporto di Castel Gandolfo, il 23 marzo 2013.
Dieci giorni dopo l’elezione del pontefice argentino, per la prima volta nella storia della Chiesa, due “uomini in bianco” si incontravano, lontani dalle rivalità fratricide di un tempo tra papi e antipapi. Rendere visibile la continuità e l’unità tra i papi era una delle missioni del suo fotografo.
Una pazienza a prova di bomba
Sempre carico di diverse telecamere appese al collo con pesanti teleobiettivi, Francesco Sforza ha dimostrato una pazienza infallibile, anche in condizioni meteorologiche avverse o contesti logistici tesi. Il suo rispetto e amore per la figura del Papa si rifletteva anche nel suo modo di stare discretamente in disparte, sapendo intuitivamente quali erano i momenti che non dovevano essere documentati.
Così accadde quando Papa Francesco si vestì con difficoltà con i suoi ornamenti liturgici sulla spianata della Basilica di San Pietro per la messa della Domenica delle Palme del 10 aprile 2022, una delle ultime che il pontefice argentino poté celebrare in piedi all’altare.
Senza aspettare la fine del Giubileo, questo membro della “famiglia pontificia” ha deciso di ritirarsi discretamente e godere di un meritato pensionamento. «Nel suo obiettivo, gestito con tanta maestria, c’era il mondo intero. Ma è sempre rimasto discreto, nell’ombra.
La sua presenza era cruciale, soprattutto per i suoi colleghi, per i quali era un vero padre. E anche per tutti coloro che ha incrociato per quasi mezzo secolo al servizio dei papi in Vaticano: sempre pronti ad aiutare, sia che la richiesta urgente provenisse da un superiore della Curia o da un completo sconosciuto», ha dichiarato il direttore editoriale dei media del Vaticano, Andrea Tornielli, in un omaggio diffuso sui social network.
Il nuovo fotografo del Papa, Simone Risoluti, era finora l’assistente di Francesco Sforza. Ancora poco conosciuto dal grande pubblico, accompagnerà Papa Leone XIV nel suo primo viaggio internazionale, in Turchia e Libano, dal 27 novembre al 2 dicembre prossimi. (Aleteia).






