Non ha tolto assolutamente nulla alla Madonna il Papa privandola del titolo di “Corredentrice” e di “Mediatrice di tutte le grazie”: semplicemente l’ha protetta, come si proteggono gli amori più grandi, dalle grinfie degli ultras che vorrebbero vederla più grande del suo Gesù. La qual cosa, lo sanno bene le madri, non la inorgoglisce affatto: non c’è gioia più grande, per la madre, di sentire che la gente parli bene di suo Figlio. Vale molto più della gente che parla benissimo di lei! Così è di Maria: la sua gloria è Cristo, il suo sogno è vedere la gente che va (o ritorna) da suo Figlio, l’amore della sua vita è Dio non la sua sorte. Lei sa bene d’essere «più che creatura» come la chiama Dante, ma sa bene di essere pur sempre creatura. Mai tentò, in vita sua, di prendere il posto bollente del suo Gesù: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2,5) sono le sue ultime parole di madre nei Vangeli.
La redenzione viene da Cristo: solo Lui può salvare l’uomo, ovviamente se l’uomo vorrà. Maria, da parte sua, è collaboratrice di quest’avventura chiamata salvezza: “Portate a me le vostre magagne – sembra dire a chi la cerca dentro i santuari -, ma poi ascoltate quello che vi dirà mio Figlio”. Lei, al massimo, porta al Figlio le richieste, ma si raccomanda che sia Lui il traguardo, mai lei. Capita – a me è capitato – di conoscere prima la Madre e poi il Figlio: prima ho scoperto la Madonna, poi Lei mi ha presentato suo Figlio. Sono in compagnia di gente da novanta, gente come Giovanni Bosco e altri: “Ad Jesum per Mariam” diceva san Luigi Grignion de Monfort, a Gesù attraverso Maria. Che, essendo mamma, conosce come nessuno altro il cuore del suo Bambino.
Le hanno sottratto anche il titolo di “mediatrice di tutte le grazie”. La quale cosa, per chi non è ultras, la rende ancora più bella: pure in Lei la Grazia di Dio è scesa, era nata come noi (pur senza il peccato). Quindi la Grazia non la può dare lei, perchè anche lei l’ha ricevuta. Saperla creatura, mi consola ancora di più, ila sento più vicina. Meno in alto, più in basso, tra la gente, confusa nella quotidianità. Che, da gran donna (madonna), ha scelto come suo salotto.

Autore: Don Marco Pozza
Marco Pozza (Calvene, 21 dicembre 1979) è uno straccio di prete al quale Dio si intestardisce ad accreditare simpatia, usando un’inspiegabile misericordia. Sacerdote e scrittore, è il parroco del carcere Due Palazzi di Padova. Presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma ha conseguito il dottorato in Teologia Fondamentale con una tesi su Cittadella, unica opera uscita postuma dello scrittore-aviatore francese Antoine de Saint-Exupèry. Il motivo? Era infastidito assai dal fatto che il mondo intero conoscesse Il Piccolo Principe ma quasi nessuno conoscesse chi fosse il suo papà letterario. Più le infinite cose belle che aveva scritto oltre a quella sua favola divenuta nel tempo gigantesca. Immortale. La sua passione è quella di provare a contaminare mondi tra loro, in apparenza, ben differenti: a volte riuscendoci, a volte meno. In ogni caso gli rimane addosso la bellezza di averci comunque provato: come nella primavera del 2020 quando, assieme alla comunità del suo carcere, ha ideato e scritto i testi della famosa Via Crucis 2020 celebrata in una Piazza san Pietro deserta a causa della pandemia. Per Rai1 conduce dei cicli di puntate de Le ragioni della speranza, la rubrica settimanale del programma A Sua immagine. È autore e conduttore di programmi televisivi di approfondimento culturale e religioso: Padre Nostro (Tv2000, 2017), Ave Maria (Tv2000, 2018), Io credo (Tv2000, 2020), Dei vizi e delle virtù (Discovery Channel, 2021) che hanno avuto la partecipazione fissa di Papa Francesco e dai quali sono nati altrettanti bestseller (usciti con Rizzoli) tradotti in tutto il mondo. Nell’autunno 2022 scrive e conduce Il Discorso della montagna (Canale5, 2022). Appassionato di sport e giornalismo, nel tempo libero che gli rimane ha già iniziato ad abbozzare la sua prima enciclica, qualora gli toccasse la dura avventura d’essere eletto Papa. L’incipit è già stato scritto: «Ho odiato ogni minuto di allenamento ma mi dicevo: non rinunciare. Soffri ora e vivi il resto della vita da campione» (M.C.Clay). Non è il miglior uomo del mondo: non pretende nemmeno di diventarlo, tra l’altro. Gli basta, al tramonto di ogni giorno, avere fatto di tutto per essere il migliore uomo possibile.