Nel valutare un candidato alla santità non bisogna lasciarsi sedurre da estasi e visioni, o comunque da manifestazioni mistiche: serve invece un discernimento fatto di prudenza ed equilibrio, senza farsi influenzare da “illusioni superstiziose”.
Il Papa ha voluto mettere sull’avviso chi è deputato a riconoscere la vera santità, ricevendo stamane in udienza nell’Aula Paolo VI i partecipanti al Convegno promosso dal Dicastero delle Cause dei Santi e dedicato al rapporto tra fenomeni mistici e santità di vita. “Si tratta di una dimensione tra le più belle dell’esperienza di fede, e vi ringrazio perché con questo approfondimento voi avete contribuito a valorizzarla e anche a fare luce su alcuni aspetti che richiedono discernimento”, ha sottolineato Leone XIV.
Secondo il Pontefice, infatti, “i fenomeni straordinari che possono connotare l’esperienza mistica non sono condizioni indispensabili per riconoscere la santità di un fedele: se presenti, essi ne fortificano le virtù non come privilegi individuali, ma in quanto ordinati all’edificazione di tutta la Chiesa, corpo mistico di Cristo”.
Ciò che più conta e che maggiormente si deve sottolineare nell’esame dei candidati alla santità, ha affermato Leone, “è la loro piena e costante conformità alla volontà di Dio, rivelata nelle Scritture e nella vivente Tradizione apostolica”. Prevost ha ricordato che “la mistica si caratterizza come un’esperienza che supera la mera conoscenza razionale non per merito di chi la vive, bensì per un dono spirituale, che può manifestarsi in diversi modi, anche con fenomeni addirittura opposti, come visioni luminose o fitte oscurità, afflizioni o estasi”. Per sé, tuttavia, “questi eventi eccezionali restano secondari e non essenziali rispetto alla mistica e alla santità stessa: possono esserne segni, in quanto carismi singolari, ma la vera meta è e resta sempre la comunione con Dio”.
Il Pontefice ha citato l’esperienza di grandi mistici, come Santa Teresa d’Avila o San Giovanni della Croce. E il suo avvertimento è che “è importante avere equilibrio: come non bisogna promuovere le Cause di Canonizzazione solo in presenza di fenomeni eccezionali, così va posta attenzione a non penalizzarle se gli stessi fenomeni connotano la vita dei Servi di Dio”.
Inoltre, “con impegno costante, il Magistero, la teologia e gli autori spirituali” hanno fornito “criteri per distinguere fenomeni spirituali autentici, che possono accadere in un clima di orazione e sincera ricerca di Dio, da manifestazioni che possono essere ingannevoli”. Ecco quindi che “per non cadere nell’illusione superstiziosa, occorre valutare con prudenza simili eventi, attraverso un discernimento umile e conforme all’insegnamento della Chiesa“. “Al centro del discernimento circa un fedele sta l’ascolto della sua fama di santità e l’esame circa la sua perfetta virtù, come espressioni di comunione ecclesiale e intima unione con Dio”, ha concluso papa Leone. (ANSA).
Foto: Vatican Media





