Leone XIV questa mattina alla Pontificia Università Lateranense ha presenziato al Dies Academicus per inaugurare ufficialmente l’inizio dell’Anno accademico dell’università del Papa per eccellenza.
Leone è stato accolto dal cardinale Vicario di Roma, Baldo Reina, Gran cancelliere, che ha introdotto il discorso del Pontefice con un indirizzo di saluto.v”Della Lateranense – ha ricordato – fanno parte l’Augustinianum, l’Alphonsianum e il Claretianum. La comunità accademica è composta da 130 docenti e da oltre 1000 studenti, vero cuore pulsante dell’ateneo. Con grande gioia oggi la accogliamo nella sua casa”.
“Un’occasione speciale, in cui, mentre guardiamo con gratitudine alla lunga storia che ci precede, siamo protesi anche alla missione che ci attende, ai sentieri da esplorare, al servizio da offrire alla Chiesa nella realtà di oggi e dinanzi alle sfide future”. Così il Papa ha definito la sua presenza alla Pontificia università lateranense per l’inaugurazione del suo 253° anno accademico. “Uno sguardo grato per il passato, dunque, ma anche occhi e cuore puntati verso il futuro, perché c’è bisogno del prezioso servizio reso dall’università”, ha detto Leone XIV nel suo discorso: “Ogni università, infatti, è luogo di studio, di ricerca, di formazione, di relazioni, di rapporti con la realtà in cui è inserita. In particolare, le Università ecclesiastiche e pontificie, erette o approvate dalla Sede Apostolica, sono comunità in cui viene elaborata la necessaria mediazione culturale della fede che, articolandosi in una riflessione aperta al dialogo con gli altri saperi, trova la sua sorgente primaria e perenne in Gesù Cristo”. Poi Leone XIV ha ripercorso la lunga storia dei rapporti tra i vescovi di Roma e la Pul e si è soffermato sulla “missione peculiare della Pontificia università lateranense”, che “a differenza di altre illustri istituzioni accademiche, anche romane, non ha un carisma del fondatore da custodire, approfondire e sviluppare, ma suo peculiare orientamento è il magistero del Pontefice. Per sua natura e missione, dunque, essa costituisce un centro privilegiato in cui l’insegnamento della Chiesa universale viene elaborato, recepito, sviluppato e contestualizzato. Da questo punto di vista, si tratta di una istituzione a cui anche il lavoro della Curia romana può fare riferimento per il suo quotidiano lavoro. Nel contempo, la riflessione accademica, ispirata dal carisma petrino, si apre a prospettive interdisciplinari, internazionali e interculturali”.
“Oggi abbiamo urgente bisogno di pensare la fede per poterla declinare negli scenari culturali e nelle sfide attuali, ma anche per contrastare il rischio del vuoto culturale che, nella nostra epoca, diventa sempre più pervasivo”. Ne è convinto il Papa, che nel discorso per l’inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia università lateranense ha esortato la Facoltà di teologia a riflettere sul deposito della fede e a farne emergere la bellezza e la credibilità nei differenti contesti contemporanei, perché appaia come una proposta pienamente umana, capace di trasformare la vita dei singoli e della società, di innescare cambiamenti profetici rispetto ai drammi e alle povertà del nostro tempo e di incoraggiare la ricerca di Dio. “Questa missione richiede che la fede cristiana sia comunicata e trasmessa nei diversi ambiti della vita e dell’azione ecclesiale, e per questo ritengo di vitale importanza il servizio svolto dall’Istituto pastorale”, l’omaggio di Leone XIV.
“Nell’Università lateranense, lo studio della filosofia dev’essere volto alla ricerca della verità attraverso le risorse della ragione umana, aperta al dialogo con le culture e soprattutto con la Rivelazione cristiana, per uno sviluppo integrale della persona umana in tutte le sue dimensioni”, è la raccomandazione del Papa. “Si tratta di un impegno importante, anche a fronte di un atteggiamento talvolta rinunciatario da cui è segnato il pensiero contemporaneo, così come rispetto alle emergenti forme di razionalità legate al trans-umanesimo e al post-umanesimo”, ha spiegato Leone XIV, che alle facoltà giuridiche, di diritto canonico e civile, “che da secoli contraddistinguono la nostra Università”, ha chiesto di “studiare e insegnare il diritto attraverso la più ampia valorizzazione della comparazione fra i sistemi giuridici degli ordinamenti civili e quello della Chiesa cattolica. In modo particolare, vi incoraggio a considerare e studiare a fondo i processi amministrativi, urgente sfida per la Chiesa”
.“Al centro della formazione devono esserci la reciprocità e la fraternità”. È questa la prima sfida affidata dal Papa alla Pontificia università lateranense, nel suo discorso per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’ateneo, definito “uno spazio che ha occhi e cuore puntati verso il futuro, e si lancia nelle sfide contemporanee”. “Oggi, purtroppo, si usa spesso la parola persona come sinonimo di individuo, e il fascino dell’individualismo come chiave per una vita riuscita ha risvolti inquietanti in ogni ambito”, il grido d’allarme di Leone XIV: “si punta alla promozione di sé stessi, si alimenta il primato dell’io e si fatica a fare cooperazione, crescono pregiudizi e muri nei confronti degli altri e in particolare di chi è diverso, si scambia il servizio di responsabilità con una leadership solitaria e, alla fine, si moltiplicano le incomprensioni e i conflitti”. La formazione accademica, invece, per il Pontefice “ci aiuta a uscire dall’autoreferenzialità e promuove una cultura della reciprocità, dell’alterità, del dialogo”. “Contro quello che l’enciclica Fratelli tutti definisce il virus dell’individualismo radicale, vi chiedo di coltivare la reciprocità, attraverso relazioni improntate alla gratuità ed esperienze che aiutino la fraternità e il confronto tra culture diverse”, l’appello del Papa: “La Pontificia università lateranense, ricca dalla presenza di studenti, docenti e personale dei cinque continenti, rappresenta un microcosmo della Chiesa universale: siate perciò segno profetico di comunione e di fraternità”.
“Il servizio accademico spesso non gode del dovuto apprezzamento, anche a motivo di radicati pregiudizi che purtroppo aleggiano pure nella comunità ecclesiale”. È l’analisi del Papa, nel discorso per l’inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia università lateranense. “Si riscontra a volte l’idea che la ricerca e lo studio non servano ai fini della vita reale, che ciò che conta nella Chiesa sia la pratica pastorale più che la preparazione teologica, biblica o giuridica”, ha affermato Leone XIV esortando l’ateneo a “promuovere, difendere e sviluppare” la scientificità. “Il rischio è quello di scivolare nella tentazione di semplificare le questioni complesse per evitare la fatica del pensiero, col pericolo che, anche nell’agire pastorale e nei suoi linguaggi, si scada nella banalità, nell’approssimazione o nella rigidità”, il monito del Pontefice, secondo il quale “l’indagine scientifica e la fatica della ricerca sono necessarie”. “Abbiamo bisogno di laici e preti preparati e competenti”, l’appello, unito all’invito a “non abbassare la guardia sulla scientificità, portando avanti una appassionata ricerca della verità e un serrato confronto con le altre scienze, con la realtà, con i problemi e i travagli della società”. “Questo esige che l’università abbia docenti preparati, posti nelle condizioni – pastorali, giuridiche ed economiche – di dedicarsi alla vita accademica e alla ricerca; che gli studenti siano motivati ed entusiasti, disposti allo studio rigoroso”, l’indicazione di rotta di Leone: “Esige che l’università dialoghi con altri centri studio e di insegnamento, perché in questa prospettiva inter e transdisciplinare si possano intraprendere percorsi ancora inesplorati”.
“Formare persone che, nella logica della gratuità e nella passione per la verità e la giustizia, possano essere costruttori di un mondo nuovo, solidale e fraterno”. Il Papa ha sintetizzato così, al termine del suo discorso per l’inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia università lateranense, il compito dell’ateneo. “L’università può e deve diffondere questa cultura, diventando segno ed espressione di questo mondo nuovo e della ricerca del bene comune”, ha detto Leone XIV, citando “un illustre teologo di questo ateneo”, Marcello Bordoni, secondo il quale “è necessario assumersi il compito di pensare la fede e ‘il dialogo con il mondo, con la sua storia che cambia e che spesso provoca la fede del cristiano di fronte ai nuovi problemi ed alle nuove situazioni di vita, costituisce la palestra di questo impegno che è la ‘fatica del concetto’”. “Vi auguro di continuare a sondare il mistero della fede cristiana con questa passione e di esercitarvi sempre alla palestra del dialogo con il mondo, con la società, con le domande e le sfide di oggi”, l’augurio ai presenti, che hanno lungamente applaudito il discorso: “L’Università lateranense occupa un posto speciale nel cuore del Papa e il Papa vi incoraggia a sognare in grande, a immaginare spazi possibili per il cristianesimo del futuro, a lavorare con gioia perché tutti possano scoprire Cristo e, in Lui, trovare la pienezza a cui aspirano”.
Foto: Vatican Media






