“I cittadini adesso sanno che Roma può cambiare e che è possibile alzare l’asticella”. Lo afferma il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, in un’intervista al ‘Messaggero’ sulla chiusura del Giubileo e il metodo messo in campo. “Sicuramente c’è soddisfazione e orgoglio per il modo in cui la città e l’amministrazione hanno superato la prova – continua – Ero un po’ preoccupato perché scontavamo un ritardo di partenza per le note vicende legate al calendario politico. Ma siamo riusciti a realizzare una mole impressionante di interventi in tempi da record e a gestire al meglio l’accoglienza dei pellegrini, gli eventi giubilari e quelli straordinari legati alla morte di Papa Francesco e all’elezione di Papa Leone, ricevendo tanti riconoscimenti anche a livello internazionale. E siamo soddisfatti anche perché avevamo deciso di essere ambiziosi. Non volevamo perdere questa occasione di trasformazione della città”.
“Ed è stata una mia decisione personale, pur di fronte a tempi che erano ristretti, di mantenere inalterato il programma degli interventi, senza togliere piazza Pia o altri progetti molto complessi”, prosegue. “La scelta di fare tantissimi interventi tutti insieme non era scontata. Ma abbiamo ritenuto che fosse necessario un cambio di passo della città – osserva ancora il sindaco – Sono molto soddisfatto perché questa nostra decisione è stata compresa e apprezzata dai cittadini, anche nella fase iniziale, quando c’è stata qualche comprensibile polemica di fronte ai disagi dei cantieri. La città ha compreso la necessità di dover uscire da una lunga fase di stagnazione per intraprendere una grande trasformazione. E ho percepito sostegno e incoraggiamento per questo nostro impegno. I romani hanno anche sfatato il mito di una città pigra che non vuole il cambiamento; hanno invece dimostrato di apprezzare una stagione amministrativa all’insegna del fare e della trasformazione”.
Tra le cose che lo rendono più orgoglioso per quanto realizzato per la città, c’è “sicuramente Piazza Pia, perché è stata una scelta quasi temeraria, una grande scommessa vinta”, prosegue Gualtieri convinto che Piazza Pia sia un po’ “la sintesi di quanto il Giubileo abbia restituito alla città la fiducia nella possibilità di cambiare, dando a tutti la consapevolezza che possiamo vincere scommesse anche difficili e non limitarci soltanto all’ordinario. Che è possibile aprire un cantiere e chiuderlo in tempo e che progetti anche complessi e ambiziosi, una volta accompagnati da timori e scetticismo, si possono realizzare. E questa nuova fiducia nella possibilità di cambiare la città è forse il risultato più importante. Si può alzare l’asticella della qualità e dell’ambizione”.
Tra gli altri motivi di orgoglio, aggiunge Gualtieri, “aver realizzato tanti interventi importanti legati al verde e all’ambiente, faccio solo l’esempio dei parchi d’affaccio sul Tevere e della riqualificazione delle banchine, che stanno finalmente riportando il nostro fiume al centro dello spazio pubblico. E aver raggiunto l’obiettivo di dare un sostegno concreto ai più fragili: le quattro tensostrutture che abbiamo realizzato per il Giubileo, che continueranno ad operare, hanno accolto quasi mille persone e avviato per molti un percorso di reinserimento sociale, una solidarietà fattiva di cui Roma deve essere orgogliosa che alla fine ha convinto anche chi temeva che queste strutture portassero degrado quando invece lo hanno ridotto”.
Secondo il sindaco l’eredità del Giubileo che resta a Roma e ai romani è “qualcosa di molto concreto, uno straordinario patrimonio infrastrutturale di viabilità, piazze e spazi comuni realizzati, monumenti meravigliosi e unici al mondo riqualificati, aree verdi moltiplicate e rilanciate. Come aveva auspicato Papa Francesco, il Giubileo è stata anche l’occasione per rendere la nostra città più bella, inclusiva e giusta”. “Tra le varie eredità lasciate ai romani dal Giubileo, c’è anche quella di un metodo che ha funzionato”, osserva poi Gualtieri ricordando poi “modello virtuoso di collaborazione istituzionale che ha coinvolto e responsabilizzato tutti e che ha trovato nella cabina di regina coordinata dal sottosegretario Mantovano una sede preziosa e di grande supporto al lavoro del commissario e della struttura commissariale, che non è mai stata lasciata da sola”.
“Un metodo che dovrebbe trasformarsi in una prassi ordinaria soprattutto per la Capitale d’Italia, che ha bisogno di una riforma del proprio ordinamento che le attribuisca poteri e risorse adeguate, ma che ancora di più deve avere una costante attenzione e supporto da parte dello Stato in tutte le sue articolazioni”, sottolinea. Infine sulla sua ricandidatura a sindaco e l’ipotesi di un campo largo anche con i Cinque Stelle fin dal primo turno, Gualtieri conclude: “Vedo una crescente disponibilità di tante forze politiche e sociali a sostenere la mia ricandidatura e sicuramente lavorerò per allargare il fronte delle alleanze”. (Adnkronos).






