Il Santuario di San Carlo Acutis e il Centro per l’Incontro Eucaristico di Malvern hanno lanciato una nuova app mobile che ha come priorità e obiettivo quelli di condividere nel mondo la Presenza Reale di Cristo nell’Eucaristia sulle orme di Carlo Acutis. Sviluppata in collaborazione con Antonia Acutis, la madre di San Carlo Acutis, l’App elenca e riunisce storie documentate (per dispositivi mobili) dei miracoli eucaristici raccolti da San Carlo nella sua Mostra Internazionale “I Miracoli Eucaristici nel Mondo”. Ma non solo, c’è anche la sezione “Vivi come Carlo”, un percorso interattivo che attraversa i momenti più significativi della vita del primo santo Millennial e uno spazio dedicato all’Adorazione Eucaristica “online” da cappelle di tutto il mondo che invita gli utenti a un incontro più profondo con l’Eucaristia. ACI stampa ne ha parlato con Antonia Acutis, la mamma di Carlo.
Antonia come è nata l’idea di questa app?
In collaborazione con il Centro dedicato a Carlo nella Arcidiocesi di Philadelphia. Si tratta di un luogo meraviglioso, immerso nella natura, popolato anche da cervi: uno spazio enorme e davvero straordinario, dove vengono organizzati ritiri per scolaresche, gruppi e pellegrini. Da questa realtà è nata l’idea di sviluppare un’app per rendere i contenuti sui miracoli eucaristici più accessibili ai ragazzi. L’obiettivo era offrire informazioni sui luoghi e sul loro significato: molti visitatori arrivano in pellegrinaggio per venerare le reliquie, ma spesso non ne conoscono la storia. L’app nasce proprio per accompagnarli in un percorso di comprensione più profonda e per aiutare a rimettere al centro l’Eucaristia.
Ci spiega nel dettaglio il funzionamento di questa app?
È possibile visitare la sezione dedicata ai miracoli eucaristici: è presente anche il pannello realizzato da Carlo, con il brano del Vangelo che richiama ciascun miracolo e i relativi riferimenti storici. C’è inoltre la possibilità di partecipare all’adorazione eucaristica anche online. È un mistero, certo, ma il Signore continua a donarci segni. L’ultimo miracolo riconosciuto risale al 2013, in Polonia. Oggi, naturalmente, abbiamo anche il supporto della scienza: la scienza è alleata della Chiesa. Si tratta di fatti che rimangono inspiegabili dal punto di vista puramente umano. Viviamo in un tempo in cui molti hanno smarrito la fede e si riscontra una certa difficoltà nel rapporto con i sacramenti. Eppure siamo chiamati a vivere nella consapevolezza della presenza reale di Cristo. Gesù ha mantenuto la sua promessa: oltre a nutrirci fisicamente, ci nutre di speranza, è medicina per l’anima. “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in Lui”: è un’unione profonda, speciale. Carlo diceva che, se le persone comprendessero davvero l’importanza dell’Eucaristia, ci sarebbe la fila davanti alle chiese. Ma questo spesso non accade. Per questo è fondamentale richiamare il dogma della reale presenza di Dio nell’Eucaristia, soprattutto in un tempo segnato da indifferenza e distrazione.
Come può oggi San Carlo Acutis comunicare con questa generazione? Cosa c’è di diverso rispetto alla prima mostra sui miracoli eucaristici voluta e realizzata da Carlo?
Quando è nata la prima mostra non esistevano ancora gli smartphone: c’era soltanto il computer. Le opere di Carlo, però, si sono sempre adattate ai tempi. Cambiano gli strumenti e i linguaggi, ma il Vangelo resta lo stesso. La verità non cambia: cambiano le modalità con cui viene testimoniata. Oggi abbiamo nuove tecnologie che possono e devono essere messe al servizio dell’uomo e dell’annuncio cristiano. Attraverso questa mostra molte persone si sono riavvicinate alla Messa, tante hanno intrapreso un cammino di conversione, scegliendo di imitare l’esempio di Carlo. I giovani hanno bisogno di verità, hanno bisogno della bellezza della Liturgia e della Parola di Dio. Anche i canti, se curati, aiutano a cogliere la profondità del mistero. Non è un caso che i monasteri più frequentati siano spesso quelli più attenti alla Liturgia. La fede non va banalizzata. Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre. Ciò che conta è annunciare la verità in modo chiaro e coerente. Esistono realtà che oggi tendiamo a dimenticare: il demonio, i demoni, l’inferno. Eppure sono verità della fede che ci richiamano alla responsabilità personale e ci spronano a seguire il Vangelo e i comandamenti.
Perché avete scelto il giorno di San Valentino per lanciare questa app?
San Valentino è tradizionalmente considerato il santo dei fidanzati. Ma alla radice di tutto c’è una verità ancora più grande: Dio è amore. E nell’Eucaristia Dio ci dona il sacramento dell’amore, il segno più alto e concreto del suo amore per l’umanità. Che cosa c’è di più grande dell’amore di Dio per gli uomini? Nutrirsì dell’Eucaristia significa nutrirsi di amore. È attraverso l’amore che Dio ci dona che diventiamo capaci di amare davvero. Senza Dio, ogni altro amore rischia di rimanere incompleto.
Avete in mente altre iniziative per questo anno particolare che celebrano i 20 anni dalla morte di Carlo?
Siamo in una fase di cambiamento, perché a breve ci sarà un nuovo vescovo ad Assisi. Tuttavia, la figura di San Carlo Acutis continua ad attirare tantissime persone da tutto il mondo. Le iniziative portate avanti restano quelle di sempre, a partire dal museo sui miracoli eucaristici a Cascia. Le suore hanno voluto fare qualcosa di più: sono stati allestiti anche i pannelli realizzati da Carlo, arricchendo ulteriormente il percorso espositivo. Sono in programma film e documentari: il Signore continua a operare. Carlo è uno strumento di Dio per la Chiesa. I santi sono come ponti: non fermano l’attenzione su di sé, ma ci conducono a mettere Dio al primo posto. In questi giorni si sono collegate alla app persone da più di cento Paesi, e siamo soltanto a due giorni dall’inizio dell’app. C’è un grande interesse. È vero, c’è anche chi non crede a nulla, ma molti sono in ricerca. Tanti utilizzano questi strumenti per la catechesi. Il problema di fondo è che molte persone non partecipano più alla Messa o faticano a credere. Occorre rafforzare la fede. Dio continua a donarci segni: dovremmo accorgercene, parlarne, valorizzarli. Anche Gesù compiva miracoli come segni per suscitare la fede. Sta a noi accoglierli. (ACI Stampa)






