Pentecoste, solennità importante per tutta la Chiesa. La basilica di San Pietro in Vaticano è colma di gente. Soffia il vento dello Spirito Santo, e la luce filtra, luminosa dalla bellissima vetrata variopinta con i colori del “fuoco”, rosso e giallo, posta dietro il Trono di Pietro, capolavoro del Barocco.
L’omelia di papa Leone XIV comincia dal commento del Vangelo di oggi (il Vangelo di Giovanni, capitolo 20) che “ci porta nuovamente al primo giorno della settimana, cioè a quel giorno nuovo nel quale Gesù risorto appare ai discepoli mostrando loro le mani e il fianco. Il Signore rivela il suo corpo glorioso, precisamente le sue piaghe, le ferite della crocifissione. Questi segni della passione, più eloquenti di qualsiasi discorso, sono trasfigurati: Colui che era morto vive per sempre” così il pontefice.
Si sofferma sulla reazione dei discepoli che “tornano a vivere”. Gli stessi discepoli che “si erano sepolti nel cenacolo pieni di paura, ma Gesù vi entra nonostante le porte chiuse e li riempie di gioia”. Questo passaggio è simbolo di qualcosa di ancor più grande: “Passa attraverso la nostra morte, apre il sepolcro e lo spalanca dove per noi non c’era più via d’uscita” precisa il pontefice.
Il cenacolo, simbolo per eccellenza di questa solennità di oggi: il cenacolo con la Vergine Maria ei discepoli di Cristo. In quel cenacolo – dice papa Leone XIV – Gesù “ha istituito l’alleanza nuova ed eterna, Gesù effonde lo Spirito: il luogo della cena e del tradimento si trasforma e, da sepolcro degli Apostoli, diventa per tutta la Chiesa grembo di risurrezione”. E, continua: “Perciò la Pentecoste è festa pasquale e festa del corpo di Cristo, che per grazia siamo noi”.
E poi si sofferma su tre aspetti: il primo, lo Spirito del Risorto è lo Spirito della pace .Sottolinea, per questo tema che “nella sua Pasqua Cristo fa pace tra Dio e l’umanità, e lo Spirito Santo la infonde nei cuori e la diffusione nel mondo”. Una pace che “viene dal perdono e ci porta al perdono: inizia col perdono donato da Gesù stesso, che è stato da noi tradito, condannato, crocifisso”.
Un secondo aspetto, lo Spirito del Risorto è lo Spirito della missione . A riguardo ricorda le parole del Vangelo, ancora una volta: “Come il Padre ha mandato me anche io mando voi”. E’ espressione che anche noi veniamo coinvolti nella missione di Cristo. E in questa missione possiamo contare proprio sullo Spirito Santo che “è la vivente carità di Cristo che ci pervade, ci sprona, ci sostiene nella missione”. Ed è sempre con la forza dello Spirito che “il nostro annuncio diventa colmo di gioia e di speranza, perché noi, proprio noi siamo la novità del mondo, la luce e il sale della terra. Non certo per nostro merito, né per privilegio, ma per la parola del Signore, che santifica il peccatore, risana il lebbroso, fa di chi lo ha rinnegato un apostolo”. E, un passaggio, importante per comprendere bene il “fulcro”-“fuoco” dello Spirito: “Lo Spirito Santo illumina le menti e suscita nei cuori nuove energie di vita. È così che trasfigura la storia aprendola alla salvezza, cioè al dono che l’unico Signore condivide con tutti. La missione della Chiesa attesta tale condivisione, trasformando la confusione del mondo in comunione con Dio e tra di noi”.
L’ultimo aspetto, lo Spirito del Risorto è lo Spirito della verità . Papa Leone XIV ricorda che è il Signore stesso che “ce l’ha promesso, chiedendo unità per la sua Chiesa, un’unità fondata sull’amore di Dio, sorgente del nostro amore. Lo Spirito, che ha parlato per mezzo dei profeti, promuove sempre l’unità nella verità, suscita perché in noi comprensione, concordia e coerenza di vita”. E, in merito, cita sant’Agostino: “Lo Spirito Santo volle che questo fosse il segno della sua presenza”. E’ lo Spirito Santo – aggiunge – che “ci difende allora da tutto ciò che ostacola questa intesa: dalle faziosità, dalle ipocrisie, dalle mode che annebbiano la luce del Vangelo. La verità che Dio ci dona resta così parola liberante per tutti i popoli, messaggio che trasforma dall’interno ogni cultura”. Lo Spirito del Risorto non viene “effuso una volta e poi basta, ma costantemente”: un rinnovo continuo, costante, quotidiano. Così come l’Eucaristia stessa, “presenza viva di Cristo, che sempre ci nutre, così lo Spirito Santo imprime in noi il suo carattere nel Battesimo, che ci fa cristiani”.
Ma non manca il riferimento al mondo presente, allo scenario internazionale. Questo pensiero di papa Leone XIV diviene, allora, preghiera: “Preghiamo oggi che lo Spirito del Risorto ci salvi dal male della guerra, che viene vinta non da una superpotenza, ma dall’Onnipotenza dell’amore. Preghiamo che liberi l’umanità dalla miseria, che viene riscattata non da una ricchezza incalcolabile, ma da un dono inesauribile. Preghiamolo di guarirci dalla piaga del peccato, per la redenzione annunciata a tutti i popoli nel nome di Gesù. È questa la grazia che infonde coraggio agli Apostoli: lo infonda anche a noi, oggi e sempre, per intercessione di Maria, Madre della Chiesa”.
E nelle labbra dei fedeli, sommessamente, internamente, vibra un “Amen”. E’ il loro Amen. Il nostro Amen. L’Amen della Chiesa tutta. (ACI Stampa).
E dopo la Celebrazione eucaristica per la solennità di Pentecoste celebrata nella basilica vaticana, papa Leone XIV recita la preghiera mariana del Regina Coeli. Lo fa dal suo studio nel palazzo vaticano. Il sole splende, forte, così come forti sono le parole che il pontefice pronuncia prima della recita della preghiera mariana.
Ancora una volta, l’attenzione del pontefice naturalmente è rivolta allo Spirito Santo, “effuso in abbondanza sulla Chiesa nascente e, oggi, nuovamente donato ai suoi membri,come luce e forza che li accompagna in ogni situazione della vita”. Come nell’omelia da poco pronunciata, papa Leone XIV riprende le parole del Vangelo di oggi: “Lo Spirito apre le porte” e si rifà all’immagine delle porte aperte da Cristo nel cenacolo. Apre le porte, dunque, e lo fa – citando il Libro degli Atti degli Apostoli – “come un vento impetuoso”.
E si chiede papa Leone XIV, e lo chiede al popolo di Dio: “Quali porte apre lo Spirito Santo?”. Ecco, la risposta che dà il pontefice: “La prima porta è quella di Dio stesso, nel senso che ci apre l’accesso al mistero di Dio, così come si è rivelato in Gesù Cristo”. E aggiunge: “Lo Spirito Santo ci aiuta a fare un’esperienza personale di Dio, a incontrarlo in Gesù e non solo nell’osservanza di una legge, a riconoscerlo in noi ea scoprire i segni della sua presenza nella vita quotidiana”.
Poi, passa alla seconda porta: “quella del cenacolo, cioè della Chiesa” perché “senza il fuoco dello Spirito, la Chiesa rimane prigioniera della paura, timorosa davanti alle sfide del mondo, chiusa in sé stessa e quindi anche incapace di entrare in dialogo con i tempi che cambiano”.
Infine, la terza porta: quella “dei nostri cuori, aiutandoci a vincere le resistenze, gli egoismi, le diffidenze ei pregiudizi, e rendendoci capaci di vivere come figli di Dio e fratelli tra noi”perché “dove c’è lo Spirito del Signore nasce la fraternità tra le persone, i gruppi, i popoli della Terra, e tutti parlano l’unica lingua dell’amore, che unisce e armonizza le diversità”.
“Abbiamo bisogno di riscoprire Dio come Padre che ci ama, di edificare una Chiesa dove tutti si sentano a casa e di far crescere un mondo fraterno, in cui regni la pace fra tutti i popoli”, così conclude papa Leone XIV.






