Il vangelo
Pilato, interrogato Gesù, si lavò le mani davanti al popolo e rimise in libertà Barabba. Dopo averlo fatto flagellare, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo. Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». poi Gesù gridò a gran voce ed emise lo spirito. Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
Il commento
Gesù ci lascia la pelle. Muore per noi. Dire che Gesù “ci lascia la pelle” ha però un altro significato: lascia a noi (“ci lascia”) la “nostra” pelle. Due doni da capire. Gesù ci lascia la pelle – sua e nostra – facendoci pensare che la pelle è l’organo più grande del corpo umano (2 mq). Quanto è bello quando pelle incontra pelle in un abbraccio o in una carezza. Quanto è brutto invece quando la pelle è sporca o è segnata da ferite o deve assorbire i lividi. Gesù ci lascia la pelle – sua e nostra – facendoci pensare che la pelle è fatta per essere accarezzata, baciata, abbracciata, sfiorata… mai picchiata, bastonata, accoltellata.
Gesù ci lascia la pelle – sua e nostra – facendoci pensare quanto sia necessario curare la pelle, perché custodisce i segreti della vita: la pelle delicata dei neonati pian piano si irruvidisce e si indurisce per esperienze, delusioni, fatiche. Tutte le pagine del Vangelo e ancor più quelle della passione mostrano che l’importante non è essere perfetti, ma autentici. Gesù ci lascia la pelle – sua e nostra – facendoci pensare che la pelle è come l’alfabeto brail dei non vedenti, c’è scritta tutta la nostra storia che si può leggere solo col tatto: le rughe sono righe su cui scrivere scelte, valori, errori; le borse sotto gli occhi sono casseforti di lacrime segrete; i calli sono ricerca ostinata di bene per sé e per gli altri; le cicatrici sono le medaglie delle anime più forti.
Gesù ci lascia la pelle – sua e nostra – facendoci pensare quanto sia necessario essere comprensivi. Se si mangia troppo la pelle della pancia si allarga, ma non si strappa, perché sa che non si può resistere alle tentazioni. Oppure la pelle d’oca dà risonanza alle emozioni. Invece si tende a vendere cara la pelle e al posto di diventare amici per la pelle, abbiamo sempre i nervi a fior di pelle. Gesù ci lascia la pelle – sua e nostra – facendoci pensare che la pelle cerca sempre di cicatrizzarsi e di rigenerarsi.
Gesù ci lascia la pelle – sua e nostra – facendoci pensare quante volte la testa non sa ancora quello che si sente a pelle. Invece che farsi trascinare in basso dai pensieri della mente, sarebbe utile lasciarsi portare in alto dalle sensazioni a pelle. Gesù ci lascia la pelle – sua e nostra – facendoci pensare che la pelle ci consegna la nostra identità preziosa, irripetibile, con le sue caratteristiche di colore, odore, rugosità. Lo dimostrano elementi unici come le impronte digitali. Gesù ci lascia la pelle – sua e nostra – facendoci pensare ad uno stile relazionale di qualità da cui imparare molto: la pelle è permeabile dall’interno verso l’esterno per consentire a quanto c’è dentro di uscire (es. la sudorazione) ma è impermeabile dall’esterno verso l’interno per impedire l’accesso alla qualunque. Si difende, si tutela. Gesù ci lascia la pelle.
Non gli viene strappata via la pelle. Credono di fargli la pelle, ma è lui che la dona. Impariamo da lui a stare bene ciascuno nella propria pelle, ad affrontare e accettare chi o cosa a pelle non piace e soprattutto a non stare più nella pelle dalla voglia di risorgere, perché, come ha detto Papa Leone, “nessuna caduta è definitiva, nessuna notte è eterna, nessuna ferita è destinata a rimanere aperta per sempre”.





