“Nel mondo c’è complessivamente molta ricchezza, tuttavia i poveri aumentano”. Su questo tema si svolge la riflessione che Papa Leone XIV ha proposto ai Dirigenti e dipendenti dell’Istituto Nazionale italiano della Previdenza Sociale. “Un ruolo sociale e istituzionale importante, che vi chiama a farvi carico dei bisogni di molte persone fragili attraverso meccanismi di equa distribuzione della ricchezza” dice il Papa che aggiunge: “Alla base delle disparità non c’è una mancanza di risorse, ma la necessità di affrontare problemi risolvibili relativi a una loro più equa distribuzione, da realizzare con senso morale e onestà”. Non “esiste un determinismo che ci condanni alla sperequazione”.
Ha detto il Papa ricordando la Dottrina Sociale della Chiesa per cui “dove il diritto al welfare viene espressamente elevato al rango di diritto umano”. E ancora la Chiesa “ha richiamato esplicitamente l’importanza della previdenza e dell’assistenza sociale”.
Leone XIV sintetizza i documenti dei suoi predecessori e il Magistero fino al principio della solidarietà.
“In Italia, un ruolo di attore principale va senza dubbio riconosciuto all’INPS,- dice il Papa- che orienta la sua opera in diverse direzioni, attuando politiche previdenziali generative e di effettivo sviluppo sociale, a partire dalla tutela dei più deboli e dall’investimento sui giovani. Per questo, pur di fronte alla necessità di garantire la sostenibilità del sistema, il vostro impegno deve essere sempre volto anche a salvaguardarne il tessuto solidaristico e l’equità, sia a livello pensionistico che di accompagnamento del lavoratore durante il suo percorso professionale”.
Il Papa mette in evidenza che “la finanziarizzazione dell’impresa, l’esternalizzazione della produzione su scala mondiale, gli alti costi del lavoro e, soprattutto, l’incalzante sviluppo tecnologico, con il forte impatto dell’intelligenza artificiale, ancora da analizzare e valutare nelle sue molteplici – e in parte inesplorate – sfaccettature” cambiano gli scenari. E per questo “i percorsi lavorativi, che per molto tempo sono stati per lo più lineari, con posti di lavoro occupati spesso per tutta la vita, ora sono connotati da maggiore precarietà e variabilità, con la crescita di modelli di lavoro a termine, part-time, in somministrazione, a chiamata, spesso autonomi, nelle forme più variegate e ibride. Ne derivano nuovi bisogni, con nuove responsabilità per lo Stato e per l’individuo, la cui soddisfazione non può non coinvolgere gli enti previdenziali, e l’INPS in particolare”.




