“Quest’anno la festività della Pasqua ha rappresentato un’occasione per l’ennesimo atto di aggressione da parte della Chiesa Ortodossa russa contro i fedeli della Chiesa greco-cattolica ucraina che si trovano nei territori della regione di Zaporizhzhia temporaneamente sotto l’occupazione. I sacerdoti del Patriarcato di Mosca hanno occupato abusivamente la chiesa dei santi apostoli Pietro e Paolo nella città di Tokmak, nel distretto di Polohy, vietando ai fedeli locali di svolgere le funzioni religiose”. E’ quanto denuncia in una nota l’Esarcato di Donetsk della Chiesagreco-cattolica ucraina.
“Coloro che tentano di opporre resistenza all’umiliazione e al disprezzo – affermano i greco-cattolici -, indipendentemente dall’età o dallo stato di salute, vengono perseguitati dalle autorità di occupazione e condannati a 15 anni di reclusione. Una di queste persone coraggiose è la signora Svitlana Loy. Nonostante le minacce e le intimidazioni, la signora Svitlana si recava regolarmente in chiesa, pregava, si occupava della pulizia del cortile e della salvaguardia dei beni ecclesiastici. Particolare indignazione suscita il fatto che ai parrocchiani locali viene vietato di frequentare la loro chiesa, e al contrario, persone estranee assumono ostentatamente il ruolo di ‘parrocchiani'”.
“Ciò conferma ancora una volta – conclude la nota – il carattere sistematico e mirato delle persecuzioni religiose nei territori occupati, dove il diritto alla libertà di coscienza e di culto viene gravemente violato. Tali azioni testimoniano non solo il disprezzo per la dignità umana, ma anche una politica sistematica volta a estromettere la Chiesa greco-cattolica ucraina dai territori occupati dalla Russia”.






