Il Papa, nella messa a Kimbala, parla della storia dell’Angola paese dalle grandi contraddizioni, piagato dalle conseguenze di decenni di guerra. Il Papa definisce l’Angola “paese bellissimo e ferito, che ha fame e sete di speranza, di pace e di fraternità”. “Una lunga guerra civile con il suo strascico di inimicizie e divisioni, di risorse sperperate e di povertà. Quando per lungo tempo si è immersi in una storia così marchiata dal dolore, si corre il rischio dei due discepoli di Emmaus – ha detto Papa Leone commentando il Vangelo di oggi – : perdere la speranza e rimanere paralizzati dallo scoraggiamento”.
Il Papa chiede ai cattolici dell’Angola di restare “fedeli” alla Chiesa, evitando forma di magia e superstizione. “Occorre sempre vigilare su quelle forme di religiosità tradizionale, che certamente appartengono alle radici della vostra cultura, ma al contempo rischiano di confondere e di mescolare elementi magici e superstiziosi che non aiutano nel cammino spirituale. Restate fedeli a quanto insegna la Chiesa, fidatevi dei vostri Pastori e tenete fisso lo sguardo su Gesù, che si rivela in particolare nella Parola e nell’Eucaristia”, ha detto Leone XIV nell’omelia.
Il Pontefice, poi, tocca le piaghe dell’Angola, dalle divisioni eredità della guerra civile alla mancata condivisione delle ricchezze. “La storia del vostro Paese, le conseguenze ancora difficili che sopportate, le problematiche sociali ed economiche e le diverse forme di povertà invocano la presenza di una Chiesa che sa affiancarsi nel cammino e sa raccogliere il grido dei suoi figli”. E’ possibile allora “costruire un Paese dove siano superate per sempre le vecchie divisioni, dove scompaiano l’odio e la violenza, dove la piaga della corruzione venga guarita da una nuova cultura della giustizia e della condivisione”.
Leone XIV, nella messa nella spianata di Kilamba, incoraggia gli angolani: ”Fratelli e sorelle, oggi c’è bisogno di guardare al futuro con speranza e di costruire la speranza del futuro. Non abbiate paura di farlo! Gesù Risorto, che percorre la strada con voi e per voi si spezza come pane, vi incoraggia a essere testimoni della sua risurrezione e protagonisti di una nuova umanità e di una nuova società”. ”In questo cammino, carissimi – asicura – potete contare sulla vicinanza e sulla preghiera del Papa! Ma anch’io so di poter contare su di voi, e vi ringrazio!”, dice il Papa.
Il Regina Coeli
E alla conclusione della celebrazione di stamane, l’arcivescovo di Luanda, monsignor Filomeno do Nascimento Vieira Dias, ha ringraziato il pontefice per la sua presenza: lo definisce “un giorno di gioioso incanto, preparato e voluto da Dio, sognato e atteso da molti”. E ancora: “E’ un giorno di festa!”. Ricorda i sorrisi, i volti, gli sguardi di questo incontro tanto atteso dalla popolazione africana. E ancora: “Quando prevale la volontà di un destino condiviso, è possibile costruire un futuro migliore per tutti”, così descrive l’arcipivescovo di Luanda in questo breve ritratto il pontefice. E dopo aver ringraziato sentitamente papa Leone XIV, esclama con grande soddisfazione: “Benedici il tuo popolo, i tuoi figli”. Ed è all’unione che fa riferimento l’arcivescovo: “Un popolo unito nel bene”, al di là delle opinioni politiche. “Aiutaci a comprendere che il desiderio di riconciliazione e di pace è un dono, un orto sempre aperto. E ci vuole tenacia per costruire la pace”. In queste parole, l’eco del discorso del pontefice in Libano. “Viva il papa”, Viva Angola”, grida l’arcivescovo. A queste grida risponde tutto il popolo della spianata: ripete con ancora più voce.
Un dono poi al pontefice: la medaglia commemorativa di questa visita fatta da alcuni materiali “della nostra terra”, così orgoglioso parla al pontefice. Il pontefice, invece, dona al presule un calice.
E poi, infine il Regina Coeli. Prima della preghiera mariana le parole del papa sottolineano la situazione della “recente intensificazione degli attacchi contro l’Ucrania che continuano ad attingere anche la popolazione civile. Manifesto la mia prossimità a quanto soffrono e assicuro le mie preghiere per tutto il popolo ucraniano. Ritero l’appello per che le armi si rilassino e si segua il cammino del dialogo”. E poi parla dell’annuncio della tregua annunciato nel Libano che “è motivo di speranza, rappresentando un segno di sollievo per il popolo libanese”. E poi: “Incoraggio quelli che si stanno impegnando in una soluzione diplomatica a proseguire i dialoghi di pace per la fine delle ostilità in tutto il Medio Oriente”.
E, infine: “Cristo vince la morte, e con questa certezza che tutti noi, uniti a lui e in lui, come un unico corpo, ci sforziamo oggi e ogni giorno per far crescere a nostra volta il frutto della Pasqua”.
Sembra che l’entusiasmo dei fedeli non voglia lasciare il pontefice. E’ come se il popolo dell’Angola di questo messaggio voglia trattenere papa Leone XIV: tenerlo con sé, non lasciarlo. Il tripudio dei colori, anche una bella celebrazione, ancora continua: la gioia è incontenibile. Così come le grida di gioia di tutti i fedeli che si alternano a balli e canti di gioia. Una musica che ha il sapore di samba.





