All’aeroporto militare di Yaoundè-Ville Papa Leone XIV stamane ha celebrato la Messa, ultimo appuntamento pubblico del viaggio apostolico in Camerun, prima della partenza alla volta dell’Angola, dove è atteso nel pomeriggio di oggi.
Davanti ad alcune migliaia di fedeli, commentando il Vangelo, Papa Leone ha esordito: “La pace sia con voi! La pace di Cristo, la cui presenza illumina il nostro cammino e placa le tempeste della vita. La fede non ci risparmia tumulti e tribolazioni, e in alcuni momenti può sembrare che la paura abbia la meglio. Noi però sappiamo che anche in essi Gesù non ci abbandona”.
Riprendendo l’episodio evangelico di Gesù che cammina sulle acque, Leone XIV ha ricordato che “per la tradizione ebraica le acque, con la loro profondità e il loro mistero, richiamano spesso il mondo degli inferi, il caos, il pericolo, la morte. Evocano, assieme alle tenebre, le forze del male, che l’uomo da solo non può dominare. Allo stesso tempo, però, nella memoria dei prodigi dell’esodo, esse sono percepite anche come un luogo di passaggio, un guado attraverso il quale Dio, con potenza, libera il suo popolo dalla schiavitù. La Chiesa ha sperimentato tante volte, nel suo navigare lungo i secoli, tempeste e venti contrari, e anche noi possiamo identificarci con i sentimenti di paura e di dubbio provati dai discepoli durante la traversata del lago di Tiberiade”.
“È ciò che proviamo – ha aggiunto – nei momenti in cui ci sembra di affondare, sopraffatti
da forze avverse, quando tutto appare oscuro e ci sentiamo soli e fragili. Ma non è così. Gesù è con noi, sempre, più forte di qualsiasi potenza del male; in ogni bufera ci raggiunge e ci ripete: “Io sono qui con te: non aver paura”. Per questo ci rialziamo da ogni caduta e non ci lasciamo fermare da nessuna tempesta, ma andiamo avanti, con coraggio e con fiducia, sempre”.
Questa di oggi è la Messa votiva di Maria Vergine, Regina degli Apostoli. Le Preghiera dei fedeli sono previste in francese, inglese, ewondo, nnanga, fulfulde.
“Gesù si fa vicino a noi: non placa immediatamente le tempeste, ma ci raggiunge in mezzo ai pericoli, e invita anche noi – ha detto ancora il Papa – nelle gioie e nei dolori, a stare insieme, solidali, come i discepoli, sulla stessa barca; a non guardare da lontano chi soffre, ma a farci prossimi, a stringerci gli uni agli altri. Nessuno dev’essere lasciato solo ad affrontare le avversità della vita, e ogni comunità ha il compito, a tal fine, di creare e sostenere strutture di solidarietà e di aiuto reciproco in cui, di fronte alle crisi – siano esse sociali, politiche, sanitarie o economiche – tutti possano dare e ricevere aiuto, in base alle proprie capacità e secondo i propri bisogni”.
“Le parole di Gesù, “sono io”, ci ricordano che, in una società fondata sul rispetto della dignità della persona, – ha sottolineato Papa Leone l’apporto di tutti è importante e ha un valore unico, indipendentemente dallo status o dalla posizione di ciascuno agli occhi del mondo. L’esortazione «non abbiate paura» assume una dimensione ampia, anche a livello sociale e politico, come incoraggiamento ad affrontare problematiche e sfide – particolarmente quelle legate alla povertà e alla giustizia – insieme, con senso civico e responsabilità civile. La fede non separa lo spirituale dal sociale, anzi dà al cristiano la forza di interagire con il mondo, per rispondere ai bisogni degli altri, specialmente dei più deboli. Alla salvezza di una comunità non bastano gli sforzi individuali e isolati dei singoli: serve una decisione comune, che integri la dimensione spirituale ed etica del Vangelo nel cuore delle istituzioni e delle strutture, facendone strumenti per il bene comune, e non luoghi di conflitto, o di interesse, o teatro di lotte sterili”.
Ricordando quanto fatto dagli Apostoli agli albori della Chiesa nascente, il Papa ha ricordato che “a volte la vita di una famiglia e di una società richiede anche questo: il coraggio di cambiare abitudini e strutture, perché la dignità della persona resti sempre al centro e si superino disuguaglianze ed emarginazioni. Del resto, facendosi uomo Dio si è identificato con gli ultimi, e questo rende la cura preferenziale dei poveri un’opzione fondamentale per la nostra identità cristiana”.
“Oggi noi ci salutiamo. Ciascuno ritorna alle sue occupazioni abituali e la barca della Chiesa continua la sua rotta verso la meta, per grazia di Dio e con l’impegno di ciascuno. Teniamo vivo nel cuore – ha concluso – il ricordo dei momenti belli che abbiamo vissuto insieme; anche in mezzo alle difficoltà continuiamo a fare spazio a Gesù, lasciandoci illuminare e ricreare ogni giorno dalla sua presenza. La Chiesa camerunese è viva, giovane, ricca di doni e di entusiasmo, vivace nella sua varietà e meravigliosa nella sua armonia. Con l’aiuto della Vergine Maria, nostra Madre, fatene fiorire sempre più la presenza festosa, e anche dei venti contrari, che non mancano mai nella vita, fate occasioni di crescita nel servizio gioioso di Dio e dei fratelli, nella condivisione, nell’ascolto, nella preghiera e nel desiderio di crescere insieme”.





