Pubblichiamo in anteprima una delle omelie inedite di Robert Francis Prevost raccolte nel libro Liberi sotto la grazia. Alla scuola di sant’Agostino di fronte alle sfide della storia (Libreria Editrice Vaticana, pagine 560, euro 26,00, disponibile da domani) che contiene i discorsi tenuti nel periodo in cui è stato Priore generale dell’Ordine agostiniano. Il volume, mercoledì 6 maggio alle ore 17, sarà presentato a Roma all’Istituto Augustinianum, presenti il cardinale Pietro Parolin, padre Joseph Farrell, autore della prefazione, Paolo Ruffini, Maria Grazia Calandrone e Andrea Tornielli.
Innanzitutto desidero porgere a tutti un augurio sincero per il 50º anniversario dalla nascita di questa parrocchia. Vorrei manifestare a tutti voi, ai religiosi, a quanti operano o partecipano all’intensa vita di questa comunità parrocchiale, la gratitudine mia e dell’Ordine intero per il vostro appassionato servizio. Voi manifestate in modo evidente e credibile il concreto impegno dell’Ordine nel servire la Chiesa e in particolare quest’antica porzione della Chiesa che è la grande diocesi di Milano. A nome di tutto l’Ordine, desidero ringraziare con voi Dio per il cammino percorso e rinnovare l’impegno preso dall’Ordine agostiniano cinquant’anni fa a continuare, attraverso la parrocchia di Santa Rita alla Barona, a servire proprio quella Chiesa ambrosiana che aveva generato alla fede il nostro santo padre Agostino.
La Parola di Dio appena ascoltata ci aiuta a comprendere meglio il percorso e il senso di questa nostra celebrazione. L’annuncio della risurrezione proclamato all’inizio della liturgia della Parola ci ha ricordato che ogni nostro agire si fonda sulla fede nel Cristo Risorto. Il profeta Isaia ci ha indicato la speranza che deve avere nel cuore ogni comunità parrocchiale: «Tutti i tuoi figli saranno discepoli del Signore, grande sarà la prosperità dei tuoi figli; sarai fondata sulla giustizia» (Is 54,13-14). Animati da questa speranza avete fatto risuonare tra queste mura in questi cinquant’anni canti di lode al Dio Altissimo come abbiamo proclamato nel Salmo: «Benedite Dio nelle vostre assemblee, benedite il Signore» (Sal 68,27). «Canta e cammina!» ci ripete infatti il nostro santo padre Agostino.
San Paolo ci ha poi ricordato il ruolo dei frati agostiniani che sono giunti tra voi chiamandoli «collaboratori di Dio», e ha definito il territorio parrocchiale «campo di Dio, edificio di Dio» (1Cor 3,9). Piano piano la parrocchia si è arricchita di «collaboratori di Dio» con le suore e i moltissimi laici che hanno annunciato il Vangelo e promosso innumerevoli iniziative. Anche oggi, la vostra comunità parrocchiale, in un territorio completamente trasformato, si avvale di numerose persone nell’edificare la casa di Dio. Su tutti noi scende provvidenziale il monito di san Paolo: «Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo» (1Cor 3,10-11).
Celebrare un anniversario significa sempre, in un certo modo, recuperare lo slancio originario e ricordare che non sono le strutture o i programmi che fanno ricca una comunità cristiana, ma la presenza di Gesù Cristo in mezzo a essa, con l’evidenza del suo corpo piagato e risorto.
Ecco la testimonianza di cui ci ha parlato il Vangelo e che siamo chiamati a rendere evidente attraverso la nostra vita: «Le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me» (Gv 10,25). E sono certo che molti di voi potrebbero raccontare le opere di Dio che hanno visto in questi anni, com’è cresciuta la fede, con quali segni e con quali persone, pur in mezzo alle immancabili fragilità e defezioni. L’opera di Dio è conoscere Gesù Cristo, incontrarlo, seguirlo e imparare ad ascoltarlo. Egli è quel Maestro interiore di cui ci parla il santo padre Agostino, il quale ben sapeva che è Lui che doveva far incontrare ai suoi fedeli, perché, come abbiamo ascoltato nel Vangelo di Gesù Cristo, «le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano» (Gv 10,27-28).
Tutto ciò esprime bene il senso e il dono che una comunità religiosa costituisce per una comunità ecclesiale. La nostra presenza di religiosi agostiniani attesta, infatti, in mezzo a voi una peculiarità e un carisma tutto particolare che lo Spirito Santo ha suscitato per voi e per la Chiesa tutta. Nell’Esortazione Apostolica sulla vita consacrata di Giovanni Paolo II troviamo questa bella affermazione: «La vita consacrata si pone nel cuore stesso della Chiesa come elemento decisivo per la sua missione, giacché “esprime l’intima natura della vocazione cristiana” e la tensione di tutta la Chiesa-Sposa verso l’unione con l’unico Sposo». Da notare che qui il Papa cita il Concilio, e precisamente il Decreto Ad gentes, dove, appunto, si afferma che una Chiesa locale non può considerarsi effettivamente fondata se non vi fiorisce anche la vita consacrata. Lo Spirito non permetterà che alla Chiesa manchi questa dimensione che, appunto, esprime l’intima natura della vocazione cristiana.
La vita agostiniana unisce infatti in sé il servizio della testimonianza e il servizio del ministero. Ogni consacrato è chiamato prima di tutto al servizio della testimonianza vivendo nella sua vita in comunità il primato e l’amore per Cristo, come anche al servizio nel ministero, agendo concretamente nella vita pastorale, mettendo gratuitamente la propria vita a tempo pieno a servizio dei fratelli.
Questa “unità di servizio” nasce nel tempo di sant’Agostino; anzi, fu suo merito unire in modo nuovo queste due realtà. Egli, fatto Vescovo d’Ippona, volle avere con sé, nella casa dell’Episcopio, «un monastero di chierici». Ai sacerdoti della sua Chiesa locale − padri, come noi li chiamiamo oggi: padre Bernardino, padre Gianfranco, padre Michele… − Agostino impose la totale rinuncia di ciò che è proprio, l’integrità dei costumi, l’obbedienza umile, e soprattutto la carità. Quindi, nella chiesa di Agostino troviamo l’esempio dei “primi agostiniani” che lavorano nel servizio pastorale di una diocesi.
L’esperienza di una “parrocchia agostiniana” − certamente integrata alla pastorale diocesana − porta necessariamente anche il segno del nostro carisma, il quale non può rimanere “dentro il convento” ma deve avere un ruolo significativo nello sviluppo dell’attività parrocchiale.
Tre sono i valori centrali per gli Agostiniani nelle nostre attività in parrocchia, nelle scuole, nelle missioni: insomma, dovunque lavoriamo. Essi sono: veritas, unitas, caritas, verità, unità, amore. Questi tre elementi compongono, potremmo dire, “la finestra” attraverso la quale noi vediamo, comprendiamo e insegniamo i valori del Vangelo. Non hanno la pretesa di essere elementi “migliori” di altri, ma sono di fatto la base del servizio che gli Agostiniani offrono alla Chiesa, il particolare stile della nostra testimonianza.
Veritas: nella prima lettura il profeta Isaia ha affermato: «Abbiamo una città forte […] entri una nazione giusta, che si mantiene fedele… Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna» (Is 26,1.2.4). Siamo invitati ad accogliere i valori del Vangelo, a riconoscere che l’unica fonte della verità si trova in Gesù Cristo. Abbiamo l’esempio di sant’Agostino, che racconta nelle Confessioni la sua instancabile ricerca della verità. Questa ricerca non è solo un esercizio intellettuale, filosofico o teorico. È un vero e proprio modo di vivere in relazione a Dio e agli altri. Una relazione che ha uno snodo fondamentale nell’interiorità. Per questo diventa importante capire cosa intende Agostino quando parla di interiorità. Con lui, l’interiorità diventa apertura alla verità. Lontana da ogni chiusura o intimismo, la vita interiore è sempre incontro con una Persona. Una Persona che in concreto strappa Agostino dal peccato e lo restituisce a una nuova vita, una vita luminosa, una vita di razionalità e spiritualità altissima. La testimonianza di sant’Agostino ci invita così a entrare in un processo costante di apertura alla verità, all’incontro con Cristo o, come si è soliti dire, di conversione. Tutto il suo pensiero e tutto il suo cammino spirituale sono un continuo cammino di conversione.
Unitas: promuovere la comunione è possedere «un’anima sola e un cuore solo, protesi verso Dio». A coloro che vogliono partecipare alla sua esperienza di cercatore di Dio, Agostino propone l’esempio della primitiva comunità cristiana di Gerusalemme, descritta negli Atti degli Apostoli: «La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune» (At 4,32). L’unitas viene vissuta come unità di ideali e di progetti; unità nella perfetta vita comune; unità rispettosa delle diverse esigenze e della dignità della persona. Questi i tre accenti che caratterizzano la comunità agostiniana, la quale − nella mente di Agostino − vuol essere sulla terra un segno della città celeste, immagine, anche se pallida e imperfetta, dell’assoluta comunione d’amore esistente tra le persone della Santissima Trinità. Da ciò scaturisce l’impegno tipico agostiniano di far sì che la parrocchia, come la Chiesa locale, operi in unità di intenti e di cuori.
Caritas: cioè vivere in continua conversione, lasciando che la forza dell’amore guidi la nostra vita. Come ha affermato il Santo Padre Benedetto XVI nel 2007, pronunciando il discorso all’Università di Pavia nel suo indimenticabile pellegrinaggio alla tomba di Agostino: «Da una vita impostata sulla ricerca egli è passato ad una vita totalmente donata a Cristo e così ad una vita per gli altri». Sant’Agostino ha scoperto − questa, potremmo dire, è stata la sua seconda conversione − che convertirsi a Cristo vuol dire non vivere per sé, ma essere realmente al servizio di tutti. Ecco l’Amore, meta, stile e senso del nostro vivere. La Caritas generata dallo Spirito, che è «l’amore di Dio che è riversato nei nostri cuori» (Rm 5,5), un amore che è impegno di vita e di servizio, possibile solo nella verità, che si realizza nell’unità, che Agostino chiama «il buon profumo di Cristo» che attira tutti al Padre.
E vorrei concludere queste riflessioni con un pensiero, un augurio, contenuti nelle parole del nostro santo padre Agostino: «Riceviamo dunque anche noi lo Spirito Santo, se amiamo la Chiesa, se siamo compaginati dalla carità, se ci meritiamo il nome di cattolici e di fedeli. Siamo convinti, o fratelli, che uno possiede lo Spirito Santo nella misura in cui ama la Chiesa di Cristo».
Agostino, santa Rita e tutti i santi e beati dell’Ordine agostiniano illuminino il vostro cammino con gli esempi della loro vita e sostengano sempre questa parrocchia, questa comunità agostiniana unita e fervente nel servizio e nella lode per il bene di tutta la Chiesa di Milano.





