Questa volta non è l’usuale cornice del cortile di San Damaso del Palazzo Apostolico a fare da scenografia. E’ l’aula Nervi in Vaticano, per motivi climatici. Il giorno, invece, quello di sempre: 6 maggio. Una cerimonia che si tramanda da più di 500 anni: è il giuramento delle nuove guardie svizzere pontificie.
Un evento che reca con sé storia, fede, colori, tradizioni: ricorda il gesto eroico delle guardie che nel 1506 diedero la propria vita per salvare il papa dall’assalto dei Lanzichenecchi. E l’emozione è palpabile nell’aria: i colori delle divise, con quel blu intenso e quel giallo brillante, che si fonde con delle bande color rosso vivo, forniscono alla cerimonia un qualcosa che ha sapore d’antico. Un tempo lontano che però vive nel presente, anche oggi, con una giornata tutta dedicata in Vaticano a questa cerimonia carica di storia. Una cerimonia che aveva visto già la sua “ouverture” nei Primi Vespri di ieri, celebrati nella cappella teutonica in Vaticano, alla presenza dei familiari delle nuove 28 reclute.
Papa Leone XIV è presente al loro giuramento: lo aveva fatto, con grande sorpresa di tutti, già l’anno scorso . Era da 58 anni che il pontefice mancava a tale cerimonia: ultimo, papa Paolo VI. E oggi pomeriggio, papa Leone XIV, è qui con le sue guardie, con il capo della Guardia Christoph Graf e il cappellano della Guardia, Reichlin.
Le guardie entrano al rimbombare dei tamburi, recano il simbolo papale. Entrano dal fondo della sala Nervi in Vaticano per raggiungere lo spazio sottostante il “palco” della sala. I colori giallo e nero delle guardie che recano con sé i tamburi, si confonde con i colori delle altre divise. Rimbombano i tamburi, sfilano le guardie: un grande effetto scenico. Una cerimonia solenne. Salgono, allora, sul palco e si schierano in tutta la loro bellezza. Eccoli, schierati, tutti e 28, con elmo sul capo: brilla, luccicante. Divise che, secondo le fonti storiche del Corpo, indicano come autore dell’attuale disegno il comandante Jules Repond: una divisa definita all’inizio del Novecento e divenuta ufficiale nel 1914. Il comandante si era ispirato all’iconografia rinascimentale. Sono loro che, uno ad uno, prestano giuramento. E prima di questo, sia il comandante Graf che il cappellano Reichlin rivolgono alcune parole ai nuovi “soldati del papa”.
Il comandante Graf ha ricordato l’importanza del ruolo delle famiglie in cui sono nati.E poi ricorda soprattutto il servizio che la Guardia svolge: un servizio umile ma altissimo. La parola che ricorre di più nel suo discorso è una: servizio. Un discorso profondamente umano quello di Reichlin che ricorda le difficoltà di una guardia svizzera. E le parole del giuramento. Sottolinea la frase: “Con tutte le forze sacrificando ove occorra la vita”. Parole asciutte che entrano però, grazie al suo tono accorato, dentro gli animi dei presenti. Poi gli inni: quello pontificio e quello svizzero. Ancora musica nell’aula Nervi: momento davvero emozionante. Così come emozionante è il momento del giuramento vero e proprio: nominati ad uno ad uno dal sergente Adrien Pasquier, si presentano davanti la bandiera della Guardia. La formula del giuramento, e infine, la mano destra al cielo con le tre dita (la Trinità) rivolte al cielo. Giurano, gridando. Le loro voci fanno eco ancor di più nell’aula Paolo VI, l’aula Nervi rimbomba del giuramento per 28 volte. Dopo, un concerto della banda.Suoni che diventano fiumi di note. Il pontefice ascolta con attenzione e anche con un po’ di divertimento.
A seguire, il momento del saluto di papa Leone XIV. E a loro, alle nuove reclute, nel suo breve saluto, papa Leone XIV, pronuncia parole di stima, di affetto: “A voi, cari giovani che avete fatto il Giuramento, esprimo la mia stima e la mia gratitudine. Il gesto che avete compiuto attestato un impegno di fedeltà, animato dall’entusiasmo giovanile e fondatore sulla fede in Dio e sull’amore per la Chiesa. Lo metto sotto la protezione della Vergine Maria, insieme a tutto il prezioso servizio della Guardia Svizzera Pontificia”. Parole cariche di commozione e di significato a cui aggiunge, un saluto, in tre lingue: italiano, tedesco e francese: “Auguro a tutti buona serata e buona festa! Einen schönen Abend und ein schönes Fest! Passez une bonne soirée et une bonne fête !”.
Alla cerimonia, oltre ai familiari delle nuove reclute, è stato presente il Presidente della Federazione Elvetica, Guy Parmelin, ricevuto stamane in udienza dal pontefice. Riguardo all’incontro, la Sala Stampa vaticana, ha fatto sapere che si è trattato di un incontro “cordiale” nel quale era “stato espresso compiacimento per i buoni e fruttuosi rapporti bilaterali, rilevando il fedele e professionale servizio della Guardia Svizzera Pontificia”. Nel colloquio di stamane, inoltre, si è parlato della grave situazione in Ucraina e Medio Oriente, “ribadendo la volontà di collaborare a livello multilaterale per la promozione della pace”.
Quello di stasera è l’ultimo evento della giornata iniziata stamane, con la celebrazione di una Santa Messa nella basilica di San Pietro.A celebrarla il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, che prendendo spunto dal Vangelo di Giovanni letto nella Liturgia, ha evidenziato il “servizio quotidiano, nei posti importanti e più umili”, espressione del fare il bene “gratuitamente senza aspettarsi ricompense, perché si è più beati nel dare che nel ricevere”.
La strada di queste nuove 28 reclute è segnata: la beatitudine del dare che nel ricevere. Dare al pontefice il loro prezioso contributo, “soldati di pace” in un tempo di guerra.





